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Home » Politica

Giuseppe Conte attacca Giorgia Meloni in Commissione Covid: “Regista di questo plotone d’esecuzione”. La premier: “Cercare la verità è un diritto”

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L’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stato ascoltato il 6 agosto 2026 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19 a Roma. Credit: Francesco Fotia / AGF

La difesa del suo operato, la denuncia sulle mascherine, le critiche a Draghi, il retroscena su Berlusconi e il botta e risposta con Palazzo Chigi. Ecco cosa ha detto il leader del M5S. E come ha risposto la Presidente del Consiglio

Un botta e risposta durissimo, esploso a margine dell’audizione in Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid e proseguito a colpi di post sui social fino a tarda sera: ieri, giovedì 6 agosto, nell’aula di Palazzo San Macuto a Roma, l’ex presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, si è presentato davanti all’organismo parlamentare per un’audizione fiume iniziata intorno alle 15:30 e conclusasi solo in serata, con un aggiornamento fissato al 14 settembre prossimo. A distanza di sei anni dall’inizio dell’emergenza sanitaria per la pandemia di Covid-19, l’ex premier ha difeso con forza le scelte del suo governo, dichiarando di non aver mai commesso illeciti. Fuori dall’aula, Conte ha poi puntato il dito contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusandola di essere la regista di un attacco orchestrato nei suoi confronti. La replica della premier però non si è fatta attendere: la Commissione, ha detto, non è un processo, ma una doverosa ricerca della verità.

Il “modello” Conte
Fin dai primi minuti dell’audizione, Conte ha tenuto a precisare il valore solenne del proprio intervento, chiarendo di non avere nulla da nascondere: “Vorrei chiarire il punto del giuramento, che mi sembra preliminare. Vorrei chiarire che io mi assumo, con queste mie dichiarazioni, la piena responsabilità giuridica di quello che dirò. Quindi non ho difficoltà a giurare”. L’ex premier ha poi scandito: “È una formula che mi consente di dire che mi espongo a tutte le conseguenze, anche quelle pleno iure come direbbero i giuristi, per quanto riguarda gli elementi di cui sono a conoscenza e quindi oggi vengo qui consapevole di dover riferire in scienza e coscienza di tutti i fatti da me conosciuti. E aggiungo anche che mi assumerò tutta, e mi sono sempre assunto, la responsabilità, anche politica, delle mie condotte, oltre che delle mie dichiarazioni”. Pronunciata la formula: “Giuro di dire la verità sul mio onore”, Conte ha sottolineato ai presenti: “Non troverete miei comportamenti illeciti. Siamo stati un modello, nei fatti, in Italia e a livello internazionale”. L’ex premier ha quindi difeso la bontà delle azioni intraprese dal suo governo, spiegando di aver agito sempre con disciplina, onore, massimo scrupolo e buona fede per salvaguardare la comunità e i soggetti più fragili: “Non mi considero un eroe, ho semplicemente fatto il mio dovere. Mi sono trovato dove dovevo, in prima linea, e ho fatto tutto ciò che dovevo anche se non posso essere certo di aver preso sempre la decisione giusta, anche se ho agito con massimo scrupolo e in buona fede”. L’aspetto essenziale, ha rimarcato, è che le restrizioni e gli interventi messi in campo hanno “salvato centinaia di migliaia di vite umane”.
Conte si è soffermato sulla portata internazionale della risposta italiana: “Ogni Dpcm le ambasciate lo traducevano e diffondevano e si diffondevano in tutte le cancellerie. Quando io incontravo i miei colleghi, me lo dicevano espressamente alcuni. Quindi siamo stati realmente un modello nei fatti in Italia e a livello internazionale”. Ha inoltre ricordato come le misure economiche e i protocolli sottoscritti con le imprese siano stati recepiti dall’Unione europea, dall’Oms e replicati in Paesi come Spagna, Francia e Grecia. Respinta con fermezza anche la tesi secondo cui la campagna vaccinale avrebbe avuto un avvio modesto sotto il suo esecutivo: “Non è vero che quando siamo andati via la campagna vaccinale si era avviata con risultati modesti. Falso, detto, ripetuto, perché bisognava preparare il Governo dei migliori”.
Nel corso dell’audizione si è discusso a lungo della dichiarazione dello stato di emergenza. Conte ha sottolineato come la misura trovasse solido fondamento nel Codice della protezione civile, quale fonte normativa primaria vagliata dalla Corte Costituzionale (“Massima garanzia”): “Quella dichiarazione dello stato di emergenza era assolutamente necessaria. Era il presupposto per attivare tutti i poteri e le facoltà in capo alla protezione civile per continuare nella rete di protezione della situazione emergenziale. Se non fosse stato prorogato crollava tutto. Altro che dittatura”. E ha aggiunto: “L’Italia è stata il primo Paese al mondo, insieme a noi solo gli Usa, a dichiarare lo stato d’emergenza nazionale. Contestare un ritardo è privo di qualsiasi fondamento giuridico, logico”.
Un’azione capillare, sostenuta da una comunicazione costante, fondamentale per rinnovare il patto di fiducia con i cittadini e scongiurare violazioni delle norme. Rispetto al fronte giudiziario, l’ex presidente del Consiglio ha ricordato gli oltre mille esposti presentati nei suoi confronti e collazionati dalla Procura di Roma, oltre alle indagini della Procura di Bergamo, evidenziando di aver risposto per ore ad un pool di quattro pm senza mai lamentarsi né delegittimare i magistrati insinuando presunte politicizzazioni. Infine, Conte ha rivendicato la svolta impressa in Europa con l’ottenimento del Pnrr, definita un punto di svolta (“wendepunkt dicono i tedeschi”) equiparabile al Trattato di Maastricht per la nascita di un piano basato sulla solidarietà e sul debito pubblico comune.

Il dossier mascherine
Tra i temi caldi toccati durante la giornata figurano le dichiarazioni relative a una fornitura di dispositivi di protezione. Conte ha rivelato di aver depositato il 3 agosto alla Procura di Roma un documento anonimo di dieci pagine, giuntogli per lettera: “Lunedì sono stato in Procura, ho depositato un verbale che mi è arrivato in forma anonima”, precisando che si tratta di un atto riguardante la società JC Electronics Italia, protagonista di un contenzioso da 100 milioni di euro con l’attuale esecutivo. Secondo l’ex premier, “il modello di colli depositati non corrisponderebbe alla mascherina con efficacia filtrante” e “avrebbe una rappresentazione contraffatta del foglio di accompagnamento”. Conte ha così chiamato in causa la Presidenza del Consiglio e il ministero della Salute del Governo Meloni, chiedendo di bloccare le transazioni: “La Presidenza del Consiglio deve chiarire, e così anche il Ministro della Sanità, com’è stato possibile dare 100 milioni a un imprenditore privato che fatturava somme modestissime, senza attendere il giudizio di appello e procedimento cautelare. Cento milioni dei nostri soldi. È una vicenda che considero assolutamente singolare. Questo documento tra le mie mani l’ho portato in Procura. La Procura deve accertare, e invito e diffido la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute a sospendere subito il pagamento di 100 milioni perché quella vicenda va assolutamente chiarita, è assolutamente opaca e non ha una spiegazione”.
Pronta è arrivata la replica ufficiale dell’azienda JC Electronics, che ha fatto notare come il dossier non costituisca alcun elemento di novità: “Il documento di cui parla Conte, pervenutogli in forma anonima, non è una novità: un documento di dieci pagine sulle mascherine Aoxing è già stato portato in giudizio dallo Stato, insieme al dossier dei militari della Struttura Commissariale, ed è uscito indenne dal vaglio della magistratura”. La società ha ricordato che il Tribunale di Roma, con sentenza n. 10918/2025 del 21 luglio 2025, ha rigettato la querela di falso avanzata dall’Avvocatura dello Stato per conto della Presidenza del Consiglio e del Ministero della Salute contro la certificazione delle mascherine Aoxing AX-KF95. L’esito favorevole dei test è stato “pacificamente attestato sia dall’Inail sia dalla perizia tecnica svolta dall’Agenzia delle Dogane su richiesta della stessa struttura commissariale”, confermando che la prova di tenuta è “risultata conforme” ai requisiti della norma UNI EN 149:2009.

Le critiche al governo Draghi
Rispondendo in Commissione, Conte si è espresso chiaramente sulle scelte adottate dalle esecutivi successivi al suo, rimarcando una profonda differenza di visione concettuale tra il Green Pass e l’obbligo vaccinale introdotto per le persone con più di cinquant’anni. Sul certificato verde ha spiegato: “Non facciamo confusione, perché il green pass è la logica dell’onere: caro cittadino, cara cittadina, tu sei contrario al vaccino e allora puoi avere il privilegio di non fartelo oppure la libertà di non sottoporti al vaccino, però non puoi pretendere poi di andare al cinema, al ristorante, non puoi pretendere di andare nei luoghi di aggregazione e conservare le tue convinzioni nel momento in cui possono costituire anche un rischio per altri”. L’ex premier ha poi ribadito di non aver mai sostenuto le “castronerie” sulla presunta pericolosità dei non vaccinati, difendendo comunque la razionalità scientifica degli strumenti di protezione adottati dal suo Governo.
Tuttavia, Conte ha marcato le distanze dall’obbligo vaccinale imposto agli over-50 all’inizio del 2022 dal Governo Draghi, quando il tasso di vaccinati sfiorava ormai il 90%. “Chiamai il ministro Speranza e dissi: ‘Siamo ben oltre le previsioni delle soglie dell’immunità di gregge inizialmente preventivate e programmate, ma che motivo c’è di andare a introdurre, oggi, addirittura l’obbligo vaccinale per gli over-50?’”, ha ricordato. L’ex premier ha poi rivelato il contenuto dei colloqui intercorsi con il suo successore: “C’è stato un colloquio con Draghi e lì per lì mi è sembrato che fosse convinto che andare, tra virgolette, a rincorrere 400-500mila lavoratori non avesse senso rispetto agli obiettivi di sicurezza che ormai avevamo raggiunto. Poi, invece, ho visto che hanno introdotto col decreto legge l’obbligo vaccinale per gli over-50″.
Nelle parole dell’ex premier emerge una critica esplicita alla gestione del Governo Draghi: “Ci ho visto la volontà di persecuzione che c’è stata in altri Paesi. A un certo punto c’è quella frase in più, quella parola in più, quasi quell’atteggiamento persecutorio per cui vi dovete per forza sottoporre al vaccino. Ecco, lì, francamente, per la mia formazione, per la mia sensibilità, ci ho visto qualcosa che andava oltre”. Conte ha infine spiegato le ragioni per cui il Movimento 5 Stelle diede comunque il proprio voto favorevole al provvedimento: “È chiaro che poi l’abbiamo votato”, ha ammesso con riferimento al sostegno del M5S alla misura. “Ma come abbiamo votato anche quando c’è stata la legge Cartabia, abbiamo fatto un braccio di ferro per modificarla e poi l’abbiamo votata, perché sennò cadeva il governo. Ogni volta cadeva il governo e poi ci siamo ritrovati anche con il riarmo”. Conte però ha tenuto a sottolineare la bontà dei suoi tentativi di mediazione: “Se io ho preso un telefono, mi sono fatto una lunga conversazione con Speranza e dopo ho fatto una lunga conversazione con Draghi per convincerlo a non insistere sull’obbligo vaccinale per gli over 50, lo rivendico non perché devo prendere un voto in più ma perché è la verità, perché l’ho fatto, perché risponde alle mie convinzioni e ai miei valori”.

Il retroscena su Berlusconi
Ma durante l’audizione non sono mancati momenti di scontro politico con i parlamentari del centrodestra. Conte ha interrogato direttamente i propri accusatori sull’atteggiamento tenuto nelle fasi più acute del contagio: “Dove eravate durante la pandemia? Cosa avete fatto? Quali erano le vostre posizioni? La vostra presidente, Giorgia Meloni, andò nelle trasmissioni televisive a darmi del criminale. Ma qual è stato il contributo dell’opposizione? Io rispondo del mio contributo. Ma voi pensate che una forza di opposizione non abbia nessuna responsabilità di fronte al Paese?”, ha accusato Conte. “Un esponente politico ha comunque una responsabilità politica”, ha aggiunto, denunciando di essere stato oggetto di accuse continue, volte unicamente a colpirlo sul piano personale attraverso un “circuito parossistico fuorviante e distorsivo che ha creato un cono d’ombra su tutto il resto”.
In questo quadro però, l’ex premier ha voluto fare una precisa distinzione all’interno dello schieramento avversario, rivolgendo parole di apprezzamento alla memoria di Silvio Berlusconi. Sebbene tra i due vi fossero distanze ideologiche incolmabili e una storia di aspri confronti con il M5S, Conte ha ricordato: “Ero in difficoltà ad ammettere che, nel momento in cui ci siamo confrontati al telefono durante la pandemia, ho trovato un uomo responsabile, una forza politica, un esponente politico che si lasciava aggiornare e dimostrava un senso di responsabilità e chiara consapevolezza che l’obiettivo prioritario doveva essere la salvaguardia del Paese”. Di contro, altri esponenti della minoranza dell’epoca, secondo il leader del M5S, avrebbero concepito la lotta politica “in senso smithiano”, trattando le istituzioni come un terreno di scontro radicale per far cadere il governo a prescindere dalle ricadute nazionali, intensificando le polemiche proprio nel momento in cui sarebbe occorsa una tregua.

La sfida a Meloni
Uscito da Palazzo San Macuto, Conte ha rotto gli indugi e ha attaccato direttamente la premier Giorgia Meloni, accusandola di essere la mente politica dell’intera operazione. L’ex capo del governo non ha usato mezzi termini: “Questa Commissione è stata concepita come un plotone d’esecuzione nei miei confronti e, al contempo, anche come una gabbia di protezione per gli amministratori locali dei propri partiti”. Rivolgendosi ai cronisti ha poi incalzato: “Non dovete comunque chiedere a me se è andata bene questa audizione, dovete chiederlo a Giorgia Meloni se è soddisfatta, perché lei è la regista di tutto questo”. E ha rincarato la dose: “Lei è la regista anche di questi attacchi, di questo plotone di esecuzione che viene portato e realizzato in commissione qui Covid, e ovviamente tutto quel circuito mediatico grazie a stampa e tv amiche che gettano fango da tempo per colpirmi politicamente”. Conte ha quindi lanciato una sfida aperta a Palazzo Chigi: “Le mando un messaggio. Visto che questi mezzucci hanno un corto respiro, allora dico, Giorgia Meloni, non è meglio che mi affronti politicamente? Io sono qui, confrontiamoci politicamente da esponenti politici seri, responsabili, e cerchiamo di evitare questi trucchetti, questi mezzucci, perché non portano da nessuna parte”.

Nel tardo pomeriggio è arrivata, sui social, la replica di Giorgia Meloni, che attraverso un post su Facebook ha respinto fermamente l’impostazione dell’ex premier: “Giuseppe Conte sostiene che la Commissione Covid sarebbe un ‘plotone di esecuzione’ orchestrato contro di lui. Solo che, a differenza sua, non mi interessa gettare fango su nessuno, né trasformare una tragedia che ha segnato milioni di italiani in un terreno di scontro personale. Questo, semmai, è stato troppo spesso il metodo del Movimento 5 Stelle: sostituire la ricerca della verità con il sospetto e l’insinuazione. Colpisce che, pur di sostenere questa tesi, si arrivi perfino a delegittimare il lavoro della Commissione e di quei giornalisti che, in questi anni, hanno cercato di ricostruire fatti, decisioni e responsabilità, liquidandoli come parte di un presunto disegno contro di lui”. La premier ha quindi rimarcato la natura dell’iniziativa parlamentare: “Quello che dovrebbe interessare tutti, e che interessa soprattutto agli italiani, è una cosa molto più semplice: conoscere tutta la verità su ciò che è accaduto durante la pandemia, fare piena luce sulle decisioni assunte, sulla gestione dell’emergenza, sull’utilizzo delle ingenti risorse pubbliche impiegate e accertare eventuali responsabilità, ovunque esse siano”. E ha concluso: “Non è un processo a una persona, tutt’altro. E francamente non capisco perché l’ex Premier Giuseppe Conte non si sia unito fin dall’inizio al coro di chi chiedeva risposte alle troppe domande rimaste senza risposta e abbia invece scelto di mettersi sulla difensiva o, come nelle sue ultime dichiarazioni, di ‘buttarla in politica’. Non è un processo verso una persona, ma un dovere verso una Nazione che ha pagato un prezzo altissimo. La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani”.


A stretto giro è giunta la controreplica immediata del leader M5S, affidata anch’essa ai canali social, a chiusura di una giornata ad altissima tensione: “Cara Giorgia, io ci sono sempre stato e sempre ci sarò in ogni sede e occasione in cui si possano dare delle risposte al Paese”, ha scritto Conte, commentando il post su Facebook di Giorgia Meloni. “Dicci invece in quale cassaforte sono finite le chat del tuo amico Delmastro con un prestanome di un clan mafioso. Dicci dove sono finite le Regioni di centrodestra che avete scudato dalle domande sulla gestione Covid. Dicci quando Santanchè andrà in Tribunale senza protezioni e scudi sull’inchiesta per truffa Covid. Potrei continuare. Io oggi sono stato per ore a rendere conto e a rispondere. Tu li hai 5 minuti per rispondere all’Italia? A noi piace la verità, a voi evidentemente fa male”.

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