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Il Cnr assumerà tutti i 400 ricercatori precari che rischiavano il posto: “Risultato di una battaglia comune”

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Il presidio dei ricercatori del Cnr davanti alla sede centrale di Roma il 20 novembre 2021 Credits: Marta Vigneri

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) assumerà i circa 400 ricercatori precari risultati idonei al concorso bandito nel 2018 per stabilizzarli, che solo due settimane fa aveva dichiarato di non poter regolarizzare per mancanza di fondi. La decisione è stata presa durante il Consiglio di amministrazione che si è tenuto oggi, martedì 30 novembre, dopo giorni di proteste da parte del collettivo dei precari uniti, che il 19 novembre ha occupato la sede centrale e dato vita a una mobilitazione permanente, con manifestazioni organizzate anche nel resto del Paese.

La protesta ha avuto il merito di tenere alta l’attenzione su una situazione paradossale: nelle casse dell’Ente risultavano esserci 33 milioni, sufficienti ad assumere tutti gli aventi diritto, ma il Cnr aveva dichiarato di averne a disposizione solo 3,3, che sarebbero bastati a regolarizzare poche decine di loro. La decisione di oggi pone fine a tre anni di rinvii e promesse, in cui gli scienziati che da anni contribuiscono alla ricerca in Italia sono rimasti col fiato sospeso e con il timore di perdere il posto. Prenderanno servizio il primo febbraio 2022, fanno sapere le sigle sindacali.

“Con delibera del 30 novembre 2021 il Consiglio di amministrazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha deciso di stabilizzare l’ultimo contingente di ricercatori e tecnologi che, in servizio presso l’Ente, hanno maturato i requisiti di stabilizzazione previsti dal Dlgs 75/2017. Completando il processo avviato nel 2018 e con un investimento complessivo che a regime sarà pari ad oltre 144 milioni di euro”, ha dichiadato il Cnr nella nota diffusa dopo il Cda, in cui parla di un percorso di stabilizzazione “difficoltoso” per la scarsità complessiva dei trasferimenti statali che “solo recentemente sembrano essere in controtendenza” e di una visione strategica “che riconosce il valore di un capitale umano altamente specializzato su cui l’Ente ha potuto contare negli anni, in ogni campo del sapere”.

“Il Cda del Cnr ha fatto ciò che doveva fare: riconoscere il merito dei lavoratori rimasti precari, eccellenze del Paese che lavorano al servizio di tutta la collettività”, ha affermato Alessandro Melicchio, deputato del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura che si è battuto per la stabilizzazione dei ricercatori precari e che il 19 novembre ha presentato un’interrogazione parlamentare alla Ministra per la Ricerca, Maria Cristina Messa, per chiedere chiarimenti sull’utilizzo dei 22,8 milioni messi a disposizione del Cnr dal decreto rilancio del 2020.

È stata una battaglia, come tutte le battaglie c’è stato impegno da parte di tutti, anche dai tre sindacati in maniera unitaria”, dichiara a TPI Alessandro Anzini, sindacalista della Fir Cisl, che insieme alle altre due sigle, Cgil e Uil, ha difeso la causa dei precari. “È prevalso finalmente il buonsenso, è un risultato veramente eccezionale, queste persone non meritavano di andare a casa o di cercare altri lavori, non se lo meritava il Paese. La pressione è stata tanta anche a livello politico e mediatico, è stata una battaglia veramente comune“, sottolinea. “Oggi festeggiamo ma già dal prossimo anno ricominceremo a fare pressione per tutti, perché si proceda con gli altri migliaia di assegnisti che hanno diritto all’assunzione”, conclude. Per i precari del Cnr, la maggior parte ricercatori tra i 30 e 40 anni, sono stati mesi lunghissimi, così lunghi che oggi non hanno avuto la forza di commentare la notizia, arrivata a pochi giorni dalla scadenza delle graduatorie in cui risultavano idonei. Ora attendono il contratto di assunzione.

Il presidio dei giovani precari alla sede centrale del Cnr di Roma | VIDEO

 

 

 

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