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Caso Siri, il Consiglio dei ministri ha deciso: ok alla revoca

Immagine di copertina
Armando Siri e il premier Giuseppe Conte. Credit: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Caso Siri Lega 8 maggio | La revoca

Il premier Giuseppe Conte ha revocato l’incarico al sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri (Lega), indagato per corruzione [chi è Armando Siri]. Questo l’esito dell’atteso Consiglio dei ministri [qui la diretta] tenuto nella mattinata di oggi a Palazzo Chigi. Sul tavolo c’era, appunto, la revoca dell’incarico al sottosegretario proposta dal premier [qui il riassunto dell’intero caso Siri].

Al termine del Consiglio dei ministri la Lega ha rilasciato una nota in cui auspica la fine delle polemiche, mentre il vicepremier M5S Luigi Di Maio ha parlato di decisione di cui va “orgoglioso”.

Il premier Conte ha dichiarato: “Andiamo avanti con la fiducia dei cittadini, consapevoli che senza questo fattore non potremmo mai sentirci il governo del cambiamento”.

Come noto, la vicenda ha creato un duro scontro all’interno della maggioranza di governo, con il Movimento Cinque Stelle che da settimane chiede le dimissioni del leghista e il Carroccio che invece continua a difenderlo.

Caso Siri Lega 8 maggio | Siri davanti ai pm

Quasi in contemporanea con il Consiglio dei ministri di cui sopra, Siri si è presentato davanti ai pm di Roma che lo hanno iscritto al Registro degli indagati per corruzione. Siri ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee e ha depositato una memoria difensiva.

Siri davanti ai pm: depositata una memoria difensiva

Caso Siri Lega | L’indagine per corruzione

Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti (Lega), è indagato per corruzione dalla Procura di Roma: Siri è accusato di aver intascato una tangente da 30mila euro per modificare una norma contenuta nel Def 2018. La norma, poi non inserita nel documento, avrebbe favorito l’erogazione di contributi in favore delle imprese che operano nel settore delle energie rinnovabili. Ad avvicinare Siri sarebbe stato l’ex deputato Paolo Arata, che avrebbe fatto da tramite tra il sottosegretario e l’imprenditore Vito Nicastri, considerato il “re” dell’eolico e ritenuto vicino al boss mafioso superlatitante Matteo Messina Denaro.

Nei giorni scorsi la Procura di Milano ha aperto un’altra inchiesta, per ora senza ipotesi di reato né indagati, sull’acquisto da parte di Siri di una palazzina da 600mila euro finanziato dalla Banca Agricola di San Marino attraverso un mutuo ottenuto senza garanzie.

Il caso Siri puzza di mafia, molto più di quello che la Lega vorrebbe far credere (di G. Cavalli)
No, caro Salvini: il mutuo senza garanzie di Siri non è come quello di milioni di italiani (di G. Cavalli)
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