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Cari Verdi, così non va

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La lettera di Tiziana Mossa, Componente della Direzione Nazionale Europa Verde-Verdi e Consigliera Comunale del Municipio1 di Torino

Con una lettera sofferta e diretta dal titolo emblematico – Cari Verdi, così non va – Tiziana Mossa Componente della Direzione Nazionale di Europa Verde-Verdi, invita i portavoce a riconsiderare le alleanze e i programmi, facendosi interprete del disagio che serpeggia fra le tantissime donne e uomini ecologisti in Italia che si battono tutti i giorni per un mondo migliore, “a fronte di queste giravolte continue nelle alleanze perché – dice Tiziana Mossa – squalificano i Verdi e giusto in una fase in cui il vento favorevole soffia forte e potrebbe gonfiare le nostre vele se solo riuscissimo a garantire coerenza, lungimiranza e competenza politica.” Tiziana Mossa ripercorre le performance dei Verdi nelle competizioni elettorali, secondo lei dettate da un atteggiamento eccessivamente ondivago. Questo in contraddizione esplicita con la necessità che i Verdi pensino al futuro preoccupandosi del paese e del pianeta con la lungimiranza di chi coltiva un progetto globale.

“Quando cominciammo a provare a dare forma a questo bisogno costruendo i Verdi sostenevamo il bisogno di una politica che parte dall’azione locale per pensare globale, che interviene oggi per costruire il domani, che sa proporre rinunce al particolare in nome di obiettivi generali utili a far respirare il pianeta e a costruire il benessere delle specie che lo abitano. Qualunque sia la scelta, è fare buona politica pensare anche un po’ al futuro dei tanti verdi che si impegnano i giro per l’Italia e ai tanti che se ne stanno lontani “perché sono tutti uguali”, ma simpatizzano quando facciamo cose utili e sagge. Lo stiamo facendo?”. Di seguito il testo integrale della lettera:

Salvo sorprese, Europa Verde – Verdi presenterà una lista insieme con Sinistra Italiana nella coalizione di Centrosinistra con Azione (Gelmini, Carfagna ecc..) e le altre liste di centro, ben imbottite dai transfughi di Forza Italia ( Brunetta). Una coalizione che non è né il centrosinistra né il “campo largo” a cui si è lavorato nei mesi scorsi. Sembra piuttosto un’arca di Noè della politica politicante, un’accozzaglia dove convivono nuclearisti e antinuclearisti (forse), amici della Terra e nemici dell’ecologia, sostenitori della giustizia sociale e feroci oppositori a qualunque disegno di redistribuzione del reddito. Un’accozzaglia destinata, ben si comprende già adesso, a portare in parlamento non già il bisogno di una svolta e gli eletti giusti per dare gambe all’Italia di domani, ma
una collezione di personaggi che hanno sovente già offerto il meglio di se stessi al nostro paese, producendo guasti difficili da dimenticare perfino per un elettorato “smemorato” come il nostro.

Cosa c’entrano i Verdi con tutto questo? Secondo me nulla, assolutamente nulla. Come ho avuto modo di spiegare in tutte le occasioni all’interno della Direzione Nazionale del mio partito (di cui ne faccio parte), non penso che i Verdi debbano arroccarsi sulle loro posizioni negandosi alleanze utili a eleggere qualche rappresentante che le porti avanti nelle istituzioni. E’ logico che, con un sistema elettorale come quello vigente, i Verdi debbano impegnarsi a contaminare i programmi con le loro idee e le liste con i loro candidati, ma bisognerebbe avere cura a che non pregiudichino la credibilità e il ruolo del nostro partito. A questo proposito, per non parlare per slogan, vorrei ricordare l’esperienza più recente: politiche 2018, i Verdi danno vita alla Lista Insieme con il PSI e l’area civica prodiana. La lista ottiene un misero 0,6%, elegge un deputato di area civica, un senatore PSI nei collegi “sicuri” assegnati loro dalla coalizione di centrosinistra, i Verdi restano fuori. Oltre al mancato risultato minimo atteso, un bel colpo alla credibilità dei Verdi, apparsi come “cacciatori di seggi coi voti degli altri”, e pure incapaci di eleggere il loro portavoce nazionale in un collegio dato per sicuro.

Ho già espresso il mio disagio a fronte di queste giravolte continue nelle alleanze perché – ripeto – squalificano i Verdi e giusto in una fase in cui il vento favorevole soffia forte se potrebbe gonfiare le nostre vele se solo riuscissimo a garantire coerenza, lungimiranza e competenza politica. In assenza di elementi di novità che oggi non appaiono all’orizzonte, le scelte di questi giorni non avranno conseguenze solamente sugli eventi dei prossimi due mesi, svilupperanno i loro effetti ben oltre le elezioni per decidere se i Verdi sono una specie di Mastella dell’ambientalismo, il comitato elettorale di qualcuno dei dirigenti del partito, o una comunità che vuole crescere e far lievitare i consensi dando corpo e forma al bisogno di ecologia che si respira forte anche da noi.

Quando cominciammo a provare a dare forma a questo bisogno costruendo i Verdi sostenevamo il bisogno di una politica che parte dall’azione locale per pensare globale, che interviene oggi per costruire il domani, che sa proporre rinunce al particolare in nome di obiettivi generali utili a far respirare il pianeta e a costruire il benessere delle specie che lo abitano. Qualunque sia la scelta, è fare buona politica pensare anche un po’ al futuro dei tanti verdi che si impegnano i giro per l’Italia e ai tanti che se ne stanno lontani “perché sono tutti uguali”, ma simpatizzano quando facciamo cose utili e sagge. Lo stiamo facendo?

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