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“Parenti degli amici”: il trucchetto dei politici calabresi per assumere i portaborse

Dal 2005 non possono assumere come portaborse i propri parenti: ecco allora che i consiglieri regionali, di ogni colore politico, assumono i parenti... degli altri. Per conservare potere e pacchetti di voti

Di Alessia Bausone
Pubblicato il 3 Giu. 2020 alle 08:05 Aggiornato il 3 Giu. 2020 alle 11:17
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Immagine di copertina

La Calabria ha riportato al centro del dibattito il tema dei “costi della politica”. Con una leggina approvata all’unanimità dal consiglio regionale si è introdotto il ‘vitalizio’ anche per i consiglieri eletti ma poi decaduti (basta un solo giorno in carica). Il tutto in appena 120 secondi e senza dibattito in aula, tant’è che il capogruppo dell’Udc in consiglio regionale Giuseppe Graziano, prima del voto, ha dichiarato che la legge “s’illustra da sè”. Divenuta caso nazionale, la legge, rea di reintrodurre i vitalizi, ha causato lo sdegno di Luigi Di Maio e dei vertici pentastellati, la presa di distanza di Matteo Salvini (nonostante la firma apposta sul provvedimento anche della “sua” capogruppo in consiglio regionale, Tilde Minasi) e il silenzio assordante di Nicola Zingaretti (che dalla Calabria, è noto, sta lontano anni luce per via delle gatte da pelare che gli dà il PD regionale).

Oggi si terrà una seduta “straordinaria” del consiglio regionale che ha come unico punto all’ordine del giorno l’abrogazione della legge approvata solo pochi giorni fa. Una magra figura, ma, in Calabria, c’è un’altra voce a livello di costi della politica, ancora più intoccabile dei vitalizi. Si tratta dei portaborse che ogni consigliere regionale può assumere presso la propria struttura. Secondo quanto indicato nel bilancio regionale di previsione, i costi che la Calabria sosterrà per il personale delle strutture speciali dei consiglieri regionali e, quindi, per autisti e portaborse, saranno pari a 7.593.000 nel 2020 e 8.580.000 l’anno per il 2021 e il 2022. Fino a 15 anni fa in Calabria andava di moda che il consigliere regionale assumesse come portaborse qualche suo parente. Poi venne la legge regionale 25 del 2002, nota, non a caso, come “legge dei parenti”, un concorso che portò ad essere assunti in pianta stabile i parenti-portaborse (ben 86!) in Regione.

Una legge proposta dalla maggioranza di destra, ma accettata di buon grado anche dall’opposizione di sinistra (proprio come la leggina-scandalo sui vitalizi di qualche giorno fa). Solo dopo tale “stabilizzazione” di stampo familistico è stata introdotta la legge regionale 16 del 2005 che introduce il principio che “tra il collaboratore ed i consiglieri regionali della Calabria, nonché i titolari di strutture speciali non esiste legame di parentela in linea retta o collaterale, né di affinità entro il terzo grado, né legame di coniugio”. Né l’inchiesta ‘Erga Omnes’ sulla rimborsopoli calabrese, né la legge regionale 1/2013 sulla riduzione dei costi della politica hanno toccato questo settore.

Le intercettazioni dell’inchiesta “Passepartout” coordinata dalla procura di Catanzaro hanno fatto emergere la preoccupazione di maggiorenti del centrosinistra calabrese rispetto alla nota del segretario generale del consiglio regionale Carlo Calabrò (datata 18 febbraio 2015) recante “invito informale per procedere ad assumere nelle proprie strutture personale con competenze specifiche sulle materie che andranno a trattare” indirizzata ai consiglieri regionali in cui si disponeva: “Ai collaboratori degli organismi politico-istituzionali, che svolgono funzioni analoghe a quelle dei collaboratori esperti, è richiesto il possesso di competenze, professionalità e titoli di studio adeguati allo svolgimento delle attività loro affidate nell’ambito istituzionale (pareri, attività di studio e consulenza, redazione progetti di legge)”.

Chiedere, seppur informalmente, competenza e titoli di studio e non la mera fedeltà o il pacchetto di voto, secondo le intercettazioni della Procura catanzarese, fu uno terremoto che fece fibrillare il centro-sinistra che ipotizzò, pare, attraverso suoi maggiorenti, addirittura, di chiedere le dimissioni dell’allora presidente del consiglio regionale Antonio Scalzo. Nulla da fare, da sempre, con l’assunzione dei portaborse, ogni consigliere regionale sistema i suoi, in una logica di scambio politico-elettorale di stampo, pressoché, clientelare. Un sistema consolidato che subito dopo le elezioni regionali dello scorso gennaio ha avuto una prima crepa: l’indagine condotta dalla Procura di Paola per “corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio” a carico del consigliere uscente e rieletto Giuseppe Aieta (Democratici e Progressisti).

Secondo i PM, il consigliere avrebbe accettato la promessa di voti e sostegno elettorale, da ripagare a elezione avvenuta con un “posto in struttura” come portaborse. I posti concordati sarebbero stati a favore del Sindaco di Acri, l’unico effettivamente nominato con determinazione 188 del 24 marzo 2020, del marito di una consigliera comunale di Roggiano Gravina e del figlio del sindaco di Longobucco. Questi ultimi due casi mostrano la tentazione a cui la politica calabrese cede spesso fin dal 2005, quando si vietò di assumere i propri parenti come portaborse, ossia quella di assumere i parenti degli altri, in un intreccio tra il criterio dell’aiutino elettorale e il mai sopito familismo (questa volta indiretto).

Ecco che nelle attuali “strutture speciali” dei consiglieri regionali calabresi troviamo tanti parenti di sponsor elettorali. Qualche esempio: nella struttura del Presidente del consiglio regionale Domenico Tallini (FI) troviamo Denise Razionale, moglie di Salvatore Gaetano, ex consigliere comunale di Crotone (eletto con il centro-sinistra nel 2016), mentre come portaborse del capogruppo di FDI Filippo Maria Pietropaolo troviamo Cesare Traversa, parente dell’ex deputato ed ex Sindaco di Catanzaro Michele Traversa. Con il consigliere della lista “Casa delle libertà” Sinibaldo Esposito troviamo come portaborse Alessio Mirarchi, figlio di Antonio Mirarchi, consigliere comunale di Catanzaro coinvolto nell’inchiesta ‘Gettonopoli’, mentre con il consigliere regionale Francesco Pitaro (eletto con “Io resto in Calabria”, ma divenuto capogruppo del misto a seguito della mancata nomina nell’ufficio di presidenza del consiglio regionale) come portaborse troviamo Cristina Mungo, figlia di Giampaolo Mungo, ex assessore all’ambiente della giunta di centro-destra di Catanzaro.

E se il candidato presidente di Nicola Zingaretti, Pippo Callipo, ha assunto come portaborse, a carico della Regione Calabria, Vincenzo Pugliano, ex tirocinante della sua impresa (Callipo Group), il vicepresidente del consiglio regionale di FDI, Luca Morrone, ha assunto Annalisa Torbilio, già Miss Cotonella e protagonista di Temptation Island. Chissà se i leader nazionali mostreranno pari indignazione di fronte a questa minestra perfetta che non si raffredda mai e che coinvolge da sempre centrodestra e centrosinistra. C’è chi direbbe: “E’ la Calabria, bellezza!”

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