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Cacciari: “Si rischia un’Italia fascista. Governo Pd-M5S? Che casino”

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Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia. Credit: ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Il filosofo è contrario all'ipotesi di un esecutivo tecnico e vede un Salvini in ascesa

Il filosofo Massimo Cacciari è contrario all’ipotesi di un governo istituzionale sostenuto da Pd e M5S. E vede per l’Italia il rischio imminente di una deriva fascista.

“Pd e Cinque Stelle sono un casino inenarrabile: come può uscire qualcosa da quelle parti lì?”, sottolinea il filosofo in una intervista al Fatto Quotidiano. “I grillini ricadranno nella loro solitudine e pretesa di purezza. Il Pd non si sa che fine farà, visto che la leadership di Zingaretti è quotidianamente contestata dai renziani. Pd e Cinque Stelle non hanno mai lavorato in questi anni perché ci fosse la prospettiva futura di una minima intesa. Ora non possono certo andare dagli italiani a dirgli che faranno il governo insieme per fermare Salvini. Non hanno reso credibile questa prospettiva”.

Cacciari parla nel giorno in cui l’ex segretario del Pd, Matteo Renzi, ha lanciato un appello a tutte le forze politiche per la formazione di un governo del presidente “che permetta agli italiani di votare il referendum sulla riduzione dei parlamentari, che eviti l’aumento dell’Iva, che gestisca le elezioni senza strumentalizzazioni”.

“Renzi oggi sarebbe il primo a fare un’alleanza con i Cinque Stelle”, osserva il filosofo. “Io ne parlai subito dopo le elezioni politiche, quando invece Renzi impedì ogni intesa con i Cinque Stelle solo perché era evidente che non poteva essere lui a gestirla. Ora che i grillini sono deboli, Renzi ci ripensa. Ma non si fa politica così: una leadership non può fondarsi solo sulla spregiudicatezza tattica”, attacca Cacciari.

“Si porta un paese allo sfascio. E ora siamo a un passo dallo sfascio: un governo Salvini-Meloni rende anche inesorabile la prospettiva dell’uscita dall’euro e dall’Europa”. Secondo il filosofo, in Italia “c’è davvero il rischio di trovarsi una solida maggioranza fascista”. “Lega, Meloni e Casapound. Fascisti nel vero senso della parola”, chiosa.

Quanto a Salvini, Cacciari allarga le braccia: “Il suo consenso ha radici solide, soprattutto a nord: lì non c’è partita”, dice. “E mentre le ragioni di Salvini, opere pubbliche, investimenti, autonomia, sono radicate, gli altri non hanno una linea e non hanno niente in comune”. Quella di Salvini, prosegue il filosofo, “è una linea. Sciagurata, di destra, ma è una linea. Gli altri non ce l’hanno: non hanno un discorso, una strategia, una narrazione. L’unica incognita per Salvini sarebbe quella di presentarsi con la Meloni e Casapound. Gli elettori potrebbero spaventarsi”.

La crisi di governo divide il Pd: Renzi guida la fronda contro la linea Zingaretti
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