Bonus Inps, consigliera comunale Pd di Milano a TPI: “Gli amministratori locali guadagnano troppo poco”

La consigliera comunale Elena Buscemi sposta l'asse del dibattito che si è scatenato sui politici che hanno incassato il bonus Inps: "C'è molta antipolitica, ma la verità è che gli amministratori locali guadagnano troppo poco, soprattutto nei comuni più piccoli"

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 11 Ago. 2020 alle 13:49
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Immagine di copertina
Elena Buscemi (PD) con la fascia della Città Metropolitana di Milano, ente che rappresenta a titolo gratuito

Un’altra consigliera comunale di Milano entra nel dibattito, sempre più acceso, sul trattamento economico dei politici. Dopo le autodenunce di Anita Pirovano (Milano Progressista), che ha dichiarato di aver preso il bonus Inps per le partite IVA, e del suo ex collega David Gentili (da poco rientrato nel PD), che invece ha spiegato di aver fatto ricorso alla cassa integrazione, a spostare l’asse della discussione è Elena Buscemi.

La consigliera dem, al contrario dei colleghi, dichiara di vivere di politica e di non vergognarsene affatto: “Ho un mandato per cui sono stata eletta Consigliera Comunale nella seconda città d’Italia. Vivo con i gettoni di presenza di questa attività che mi garantiscono circa 23mila euro lordi all’anno”, scrive su Facebook. “Accanto a questo ho un incarico come Consigliera delegata per Città Metropolitana (un tempo si chiamavano Assessori della Provincia di Milano) GRATIS, ma firmo delibere e prendo decisioni ugualmente. In aula a Palazzo Marino contribuisco a tenere il numero legale delle sedute insieme a tanti colleghi mentre alcuni altri si sentono liberi di «andare a guadagnare». Non mi vergogno per nulla di vivere di politica. Anzi, spero di interpretare questo incarico con «disciplina e onore», come recita l’Art. 54 della Costituzione. Non mi sento una eroina, piuttosto mi sento una privilegiata, perché faccio quel che mi piace e mi dedico pienamente a quello per cui sono stata eletta. Credo che i cittadini vogliano essere rappresentati da qualcuno che dedichi tempo e passione alla cosa pubblica, e non da chi offre alle istituzioni una volta eletti solo i ritagli di tempo”.

A TPI, Buscemi precisa di non aver voluto rispondere direttamente alla presa di posizione di Pirovano: “Mi interessa soprattutto mettere in luce un tema: chi vive di politica viene colpito da uno stigma sociale negativo, viene visto quasi come un criminale. Posso dire che, invece, il vero problema è che gli amministratori locali guadagnano troppo poco?”.

In effetti, il raffronto tra i diversi livelli della politica riserva delle diseguaglianze che forse non sono ben note ai contribuenti. Spesso si punta il dito sui parlamentari, che guadagnano molto, ignorando il fatto che i consiglieri regionali guadagnano poco meno (fino a 11.100 euro al mese). Eppure, anche tra loro stanno spuntando percettori del bonus. E’ curioso ad esempio che un consigliere regionale guadagni più dei Sindaci delle principali città italiane. Virgina Raggi, che ha appena annunciato la sua ricandidatura a Roma, riceve una indennità lorda di 9.762 euro, mentre a Milano Beppe Sala (che ancora non ha sciolto la riserva), si ferma a 7.800 euro. Una cifra decisamente importante, ma non stratosferica per un manager con il suo curriculum.

Va molto meglio ai presidenti di Regione, che arrivano a un massimo di 13.800 euro, mentre i consiglieri comunali non hanno nemmeno un’indennità fissa: vengono pagati a “gettone”, in base alle presenze nelle sedute di consiglio e di commissione. “Io sono fortunata – spiega Buscemi a TPI  – perché essendo consigliera in una grande città come Milano posso arrivare a un compenso mensile decoroso (tra i 1.200 e i 1.500 euro lordi al mese, ndr), ma poi ci sono tutti gli amministratori dei comuni più piccoli, che incassano poche centinaia di euro. In queste condizioni, ci sono molte persone che vorrebbero impegnarsi in politica, ma che fanno fatica a conciliare l’impegno richiesto con un’attività professionale che dia loro garanzie”.

Un ente del quale si parla sempre meno è la Città Metropolitana, frutto di quella riforma-Delrio che è rimasta sostanzialmente sulla carta. La cancellazione delle Province ha portato anche a un drastico taglio delle risorse economiche e oggi Buscemi gestisce una delega pesante come quella sui temi del lavoro a titolo completamente gratuito: “In questo periodo mi sono dovuta occupare di questioni delicate come il reddito di cittadinanza e i navigator, senza ricevere alcun compenso. Questo ruolo comporta anche delle responsabilità e dei rischi patrimoniali, dai quali cerco di stare lontana ponderando bene ogni scelta e ogni delibera che firmo. C’è anche chi stipula assicurazione contro questi rischi, a proprie spese. Forse sbagliando, io non l’ho fatto”.

Elena Buscemi, 38 anni, sta portando a termine il secondo mandato a Palazzo Marino, ed evidenzia come lo scarso senso civico di pochi non possa gettare discredito su un’intera categoria: “In fondo, stiamo parlando di tre parlamentari e di qualche consigliere regionale, perché i consiglieri comunali a mio avviso vanno lasciati fuori da questa vicenda. Un numero di persone trascurabile, tra tutti quelli che si occupano di politica. Siccome tutti lo facciamo con il massimo impegno, nonostante compensi molto diversi, è davvero un peccato che il comportamento di pochissimi causi questo danno d’immagine a tutti quanti”.

Le chiediamo se questo fatto di cronaca possa influenzare l’esito del referendum di settembre. “Non lo so, ma sicuramente non aiuta a dare una buona immagine della politica. È frustrante, come lo è essere sottopagati rispetto ai ruoli di responsabilità che si ricoprono. Io non la penso così, altrimenti non avrei fatto le scelte che ho fatto, ma viviamo in una società che giudica le persone anche per quanto guadagnano: il fatto che gli amministratori locali abbiano trattamenti economici di questo genere di certo non aumenta il loro prestigio”.

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