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Non è vero che la “bambina di Pontida” era stata restituita alla madre: ecco perché non avrebbe dovuto essere sul palco con Salvini

Di Laura Melissari
Pubblicato il 20 Set. 2019 alle 09:38 Aggiornato il 20 Set. 2019 alle 09:53
Immagine di copertina

La bambina di Pontida non era stata restituita alla madre e non doveva essere sul palco con Salvini

Greta, l’ormai nota “bambina di Pontida”, non sarebbe dovuta essere con la madre (e in braccio a Salvini) al raduno leghista. La bambina era fuggita dalla comunità a cui era stata affidata lo scorso 3 settembre, come racconta Repubblica.

Matteo Salvini sul palco del raduno di Pontida l’aveva definita “bambina strappata alla famiglia e finalmente ritornata a casa”, ma le cose non stanno proprio così. La prima grossa fake news sul caso era già emersa: la bambina non aveva nulla a che fare con l’inchiesta di Bibbiano, come raccontato invece dalla Lega.

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E adesso emerge la seconda: la bambina non era stata “restituita” alla madre, ma era ancora affidata temporaneamente al presidente dell’Asci di Lomazzo, Gianpaolo Folcio, come spiega Repubblica.

La bambina era fuggita durante un pic nic con la madre e l’assistente sociale, rifugiandosi a casa sua, e i carabinieri non erano riusciti a farla rientrare nella comunità “Il Marsupio” di Varese, dove era stata collocata.

Il fatto che la bambina si trovi con la madre è una violazione della sentenza emessa dai giudici minorili del tribunale di Milano. La bambina, nelle due settimane di caos e di tira e molla tra la madre e i servizi sociali, è stata usata e strumentalizzata per la propaganda salviniana a Pontida. E non solo. La bambina era arrivata con la madre fino a Roma, in Parlamento e a Palazzo Chigi.

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“L’ho portata alla manifestazione del Movimento spontaneo nazionale “#bambinistrappati”. È tempo che l’Italia apra gli occhi sullo scandalo”, ha detto a Repubblica la madre della bambina. Ed è stato lì che la donna è stata invitata con la bambina a salire sul palco di Pontida al raduno del 15 settembre.

“Mamma e figlia dovevano testimoniare una storia a lieto fine tra oltre mille”, ha detto la leader del Movimento, che l’ha invitata a Pontida.

Ma la loro non era né una storia a lieto fine, vista l’accesa battaglia legale combattuta sulla sua pelle, né la bambina aveva a che fare con i fatti di Bibbiano.

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“Non sono leghista ma ho accettato perché mi hanno promesso che avrei incontrato Salvini e che avrei potuto far saltare fuori tutto”, racconta la madre della bambina.

“All’inizio non volevo far salire Greta sul palco. Però c’erano altri bambini, Salvini mi ha fatto vedere che parlava con la figlioletta Mirta in braccio e mi sono fatta coraggio. E anche Greta, dopo mesi di solitudine e dolore, è stata contenta di essere abbracciata e accarezzata da tante persone”, ha raccontato la donna.

Ma perché la bambina si trovava con la madre, nonostante dovesse essere in comunità, secondo quanto stabilito dai giudici?

“Il 3 settembre ho informato il tribunale della fuga di Greta dalla comunità. L’affidamento è temporaneo e io non ho poteri coercitivi per far rispettare le sentenze. La bambina si è allontanata spontaneamente per tornare a casa con la madre, non posso mandare i carabinieri a prenderla. Tocca ai giudici intervenire in via provvisoria. Due sentenze confermano l’opportunità di un affido famigliare esterno, che a noi costa 40 mila euro pubblici all’anno. Ci preme solo che la bambina cresca in un ambiente umano, non abbiamo alcun interesse a privarla della famiglia naturale, se non è necessario”, ha raccontato Gianpaolo Folcio, della comunità a cui la bambina era stata affidata.

Perché sono passati tutti questi giorni senza che nessuno intervenisse? Durissimo l’avvocato del padre della bambina, Giulio Tredici.

“È strano lasciar trascorrere tanto tempo senza intervenire. Il papà ad esempio, dopo la fuga, non può più vederla. Una bambina per i giudici dovrebbe restare protetta in comunità e invece è a casa con la madre da cui è stata allontanata per gravi problemi: e può essere tranquillamente offerta ai politici per i loro comizi, in cui si cerca di demolire un sistema giudiziario e di assistenza che salva migliaia di minori da sofferenze che fanno vergognare”.

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