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Lega: “Mai detto che quella bambina era di Bibbiano”. Eppure questa foto incastra la Bestia di Salvini

Il Carroccio cerca di difendersi sul caso della bimba portata sul palco di Pontida. Ma un post (poi cancellato) lascia pochi dubbi

Di Lorenzo Tosa
Pubblicato il 17 Set. 2019 alle 12:39 Aggiornato il 17 Set. 2019 alle 12:41
Salvini sul palco di Pontida con Greta. Credit: ANSA/FILIPPO VENEZIA

Greta, la foto che incastra Salvini sul caso della bambina di Bibbiano

Prima la vergogna, poi l’indignazione, infine il colpo di scena. E il goffo tentativo di retromarcia. È accaduto tutto nel giro di poche ore, ieri, lunedì 16 settembre, nel day after di Pontida. Chi credeva che il peggio si fosse consumato tra sabato e domenica si sbagliava di grosso. In mezzo a quel circo mediatico, politico e a tratti bestiale che è stata l’edizione 2019 del raduno della Lega, c’è una vicenda che, in poche ore, ha superato i confini della vergogna e dell’indignazione per trasformarsi in una farsa ai limiti (e oltre) della truffa.

Il riferimento, chiarissimo, è al caso di Greta, la bambina di sette anni portata sul palco da Matteo Salvini come simbolo degli abusi subiti dai bambini a Bibbiano. Solo con un piccolissimo particolare: Greta a Bibbiano non ha mai messo piede in vita sua. A rivelarlo è stato un post su Facebook della giornalista del Fatto Quotidiano e influencer Selvaggia Lucarelli, deflagrato ieri come una bomba alle 15 di un lunedì pomeriggio all’apparenza come tanti altri. “Mi comunica un magistrato che la bambina GRETA portata sul palco di Pontida NON E’ MENZIONATA NELL’ORDINANZA del GIP di Reggio Emilia riguardante il caso Bibbiano.  Inoltre il suo caso non sarebbe neppure tra quelli seguiti dai Servizi Sociali della Val d’Enza”.

Boom! Basterebbe questo per mettere in imbarazzo il leader della Lega e costringerlo a una secca smentita. Invece non solo la smentita non arriva, ma comincia, nella macchina della comunicazione leghista, una repentina e disperata operazione di “pulizia digitale” allo scopo di dimostrare che Greta non è mai stata associata direttamente alla vicenda di Bibbiano.

E, mentre col passare delle ore, la rivelazione della Lucarelli trova sempre più riscontri, un post di ieri sera pubblicato dalla pagina ufficiale Facebook di Matteo Salvini si riferisce a Greta come a “una delle tante bambine portate via alla mamma e al papà, a Bibbiano e in altri comuni italiani”. In altri comuni italiani, avete capito bene. Quattro parole con le quali la “Bestia” di Morisi tenta una sorta di triplo salto carpiato per nascondere ogni possibile collegamento tra la bimba e la vicenda di Bibbiano.

È un tentativo all’apparenza disperato. Ma siamo pur sempre in Italia e il tempo medio di attenzione degli utenti sui social non supera i sette secondi. Sembra incredibile, ma l’operazione riesce. All’improvviso sembra che milioni di italiani siano impazziti contemporaneamente, immaginando un riferimento a Bibbiano in realtà mai evocato e mai esistito. La stessa Repubblica, giornale che certo non si può accusare di essere vicino a Salvini, ammette che quella parola, “Bibbiano”, accanto alla piccola Greta non è mai stata pronunciata.

Per fortuna la rete ha molta più memoria di chi la frequenta e dall’account Twitter di Lega Salvini premier spunta fuori un tweet delle ore 10.55 di ieri (poi cancellato, ma di cui abbiamo conservato lo screenshot, rilanciato anche da Open) in stampatello maiuscolo e dal contenuto inequivocabile. “SALVINI A PONTIDA CHIUDE COMIZIO CON GRETA, BIMBA DI BIBBIANO”.

Per aggiungere il danno alla beffa, questa mattina sono emersi ulteriori particolari sconvolgenti sulla reale identità della piccola Greta, portata via al padre e alla madre in un comune del comasco amministrato nientedimeno che dalla Lega. Se non ci trovassimo alle prese con una raccapricciante fiera dell’ipocrisia e della propaganda, e se non ci fosse di mezzo una creatura innocente che nella vita ha vissuto già abbastanza drammi, verrebbe quasi da ridere per l’imbarazzante leggerezza con cui è stata gestita l’intera vicenda.

Quella di Greta è forse il momento più basso, e il simbolo più nitido, di quello che è stata l’edizione 2019 di Pontida e, più in generale, di quello che è diventata oggi la politica italiana: un enorme frullatore dell’orrore in cui verità, fake news e propaganda si mescolano, in cui vale tutto, anche usare bambini di sette anni e il dolore di un’intera famiglia, e in cui la verità è un dettaglio tutto sommato trascurabile.

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