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Il vero untore non è chi passeggia col cane, ma chi ha distrutto la sanità pubblica e specula sulla paura

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 24 Mar. 2020 alle 11:25
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Che sfortuna. Dicono i dati (e cominciano a dirlo anche tutti i politici) che la gente che passeggia con il proprio cane, il corridore che non riesce a a non correre e i vecchietti che caracollano chiacchierando intorno alle panchine sono molti meno di quello che si credeva (qui ci sono tutti i dati del Viminale, leggere per credere) e quindi non possiamo più gridare all’untore direttamente dal nostro balcone. Strana pratica quella italiana: c’è bisogno di un nemico che sia visibile, riconoscibile e assolutamente in prossimità perché nemmeno nell’inoculazione dell’odio e del terrore abbiamo abbastanza fantasia per immaginare un nemico che sia anche solo di un altro quartiere.

In compenso ci sono eventi, situazioni e dati reali che dovrebbero indignare ogni piè sospinto e invece non indignano, rimangono sotto la brace come le cose poco importanti, sono tutte troppo complesse per essere discusse e se qualcuno si permette di farle notare viene additato come disfattista. Per non essere disfattista, oggi, in Italia, marzo 2020, devi restare a casa, fare yoga, regalare una diretta quotidiana ai tuoi fans e disegnare arcobaleni. Solo così sei un buon cittadino. Eppure di errori ne sono stati commessi (Selvaggia Lucarelli ha provato a metterli in fila qui) e ad ascoltare gli esperti del settore (che, per favore, smettiamo di chiamare comunità scientifica visto che sono spesso in disaccordo tra loro e si trattano a suon di diffide) e gli untori hanno fattezze molto diverse da quelle che credevamo.

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Sono untori, ad esempio, tutti i Paesi cosiddetti sovranisti che stanno bloccando i presidi medici in arrivo in Italia in nome di una sovranità sanitaria che dimostra come l’egoismo usato come bandiera alla fine ti ritorni indietro sempre sputato in faccia. Che sbarchino i medici di Cuba e i medici cinesi sembra un contrappasso che farebbe sbellicare dal ridere se non fossimo in una situazione così tragica. Dove sono gli Orban? I Le Pen? Dove sono tutti quelli che promettevano di stare al fianco dell’Italia. Spariti. Anzi, peggio: rinchiusi, com’è chiaramente scritto sul loro programma elettorale.

Sono untori i politici che hanno bisogno di travestirsi da medici per sembrare solidali con i medici, quelli che hanno preso la politica come una lunga, lunghissima e ben pagata festa in maschera e che ogni giorno si ingegnano per trovare la scenografia alla propria diretta Facebook. Sono untori quelli che per profitto ogni giorno allargano un po’ della pandemia, con la sicumera di chi sa che i suoi prodotti alla fine della catena di montaggio tanto non possono starnutire e per loro va bene così. Sono untori tutti quelli che santificano la sanità pubblica e invece dovrebbero sotterrarsi per come l’hanno sempre trattata: sono quelli che ripetevano che pubblico è sinonimo di fannullone e che i ritardi negli esami e la mancanza di posti letto negli ospedali fossero dovuti all’indolenza dei medici. E invece erano loro con i capibastoni di partito a smantellare ogni anno sempre di più un sistema sanitario che oggi funziona nonostante la politica.

Sono untori quelli che mandano al fronte i soldati con le scarpe di cartone, salvo poi ringraziarli quando muoiono con qualche lacrimevole post sui social. Medici e infermieri dovrebbero essere i salvatori della patria e invece la patria non riesce nemmeno a salvarli e basta leggere gli allarmi delle loro associazioni di categoria per rendersi conto in che condizioni si ritrovino a lavorare. Sono untori i burocrati di questa Europa che anche di fronte a una pandemia, come al solito, si sono messi a fare i conti, con calcolatrice e calamaio, con una solidarietà che al massimo riesce a essere empirica con lo sforamento di bilancio. Sono untori quelli che davvero vorrebbero convincerci che tutti possano stare a casa provando ancora una volta a fingere che non esistano gli ultimi, quelli che a casa non ci possono stare. Ecco, non sarebbe il caso di alzare lo sguardo? Anche in casa, ma con lo sguardo alto e con un po’ più di passione per la complessità.

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