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No cara ex ministra Trenta, la politica non è mantenere privilegi a vita a spese dei cittadini

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Elisabetta Trenta

È tutto vero. La ex Ministra della Difesa Trenta, coinvolta nel recente caso dell’appartamento assegnato al marito, ha davvero dichiarato, nell’intervista di oggi al Corriere della Sera che lei ha “bisogno di una grande casa” perché “ora fa una vita di relazioni”.

Ricapitoliamo, perché la vicenda ha davvero dell’incredibile: all’epoca dello svolgimento della sua funzione pubblica, la Ministra Trenta aveva ottenuto un immobile pubblico, un grande appartamento in una bella zona di Roma, uno di quegli appartamenti che sul mercato potrebbero costare anche quattro o cinquemila euro al mese.

Cade il Governo e la Ministra riesce, con un escamotage, a rimanere nella stessa casa, poiché la stessa viene assegnata (un caso straordinario) a suo marito, dipendente dell’Esercito.

La signora Trenta, che oggi non siede né in Parlamento né al governo, ma è tornata a lavorare come dipendente della Link Campus University, ha però bisogno di una casa grande, dove “poter ricevere ospiti”.

Insomma, un diritto ad una vita pubblica illimitata nel tempo, sancito dal privilegio di aver servito lo Stato italiano per un anno. Questa vicenda esemplifica al massimo ciò che non dovrebbe fare o essere un funzionario pubblico, un politico, un servitore dello Stato: servirsi dello Stato.

Quando un cittadino ha l’onore di poter servire il Paese, la propria città o il proprio territorio, ha il dovere di mettere al primo posto l’interesse generale, e, solo dopo, l’interesse personale.

Utilizzare un escamotage per poter mantenere inalterato un privilegio, perché di questo si tratta, è un comportamento che pone al centro una seria questione di opportunità, prima ancora che di legittimità dell’atto stesso (sul quale sono in corso verifiche procedurali).

Chiunque abbia avuto la fortuna di poter ricoprire un ruolo pubblico, sia nel Consiglio Comunale del piccolo paese o della Circoscrizione, che in una grande città o Regione, conosce perfettamente i meccanismi di privilegio che possono essere creati sui rappresentanti pubblici: accesso facilitato a informazioni, opportunità, benefici economici.

Condizioni difficilmente raggiungibili da cittadini ordinari, sia per la mancanza di possibilità, sia, soprattutto per la mancanza di trasparenza e informazione. Basterebbe questo per circoscrivere i confini di attività di un ex politico o di un ex funzionario pubblico: non fare ciò che non sarebbe di fatto consentito a un cittadino “ordinario”. Non approfittare del potere che hai avuto per un periodo di tempo per ottenere o mantenere i privilegi passati.

Quindi no, la Ministra Trenta non avrebbe dovuto chiedere di mantenere la sua casa ministeriale (attraverso il marito) e no, non avrebbe dovuto rilasciare queste incomprensibili dichiarazioni pubbliche.

Diamo atto alla ministra di averci però insegnato una grande lezione: cosa non dovrebbe essere la politica. Un esercizio di mantenimento del potere, di privilegi, di opportunità esclusive, a costo rigorosamente pubblico.

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