Mentre Meloni mette il tetto agli stranieri in classe, il Cnel di Brunetta certifica il record di giovani in fuga dall’Italia
Dal 1994 a oggi nel nostro Paese i residenti nella fascia 18-34 anni sono diminuiti del 30%. Forse, anziché varare decreti inapplicabili, il Governo dovrebbe porsi il tema di come attrarre nuove energie
Negli stessi giorni in cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni annuncia un decreto per porre un tetto agli studenti stranieri in ogni classe, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, ai più noto come il Cnel presieduto da Renato Brunetta, certifica nuovi dati impressionanti sull’emigrazione giovanile italiana.
Oggi sono 10,4 milioni i giovani tra i 18 e i 34 anni residenti nel nostro Paese. Nel 1994 erano 15,2: oltre il 30% in meno in 30 anni. E attenzione: i dati certificano che, se non ci fosse stato il contributo dell’immigrazione, quei giovani sarebbero 8,4 milioni. Immaginiamo se venissero adottate anche politiche di “remigrazione”, come qualcuno paventa: è probabile che sarebbero la metà rispetto al dato del ’94, se non peggio.
Ecco, forse il Governo dovrebbe porsi il tema di come attrarre nuove energie, nuovi giovani che possano – anche attraverso i percorsi di istruzione – diventare cittadini italiani che contribuiscano all’economia e al Sistema Paese.
Il provvedimento che vorrebbe porre un tetto agli studenti stranieri ha diverse falle. Una fra tutte: quel tetto esiste già, come da circolare Gelmini nel 2010, ma viene continuamente derogato perché in troppi casi non c’è la possibilità di muoversi diversamente, per esempio in almeno una classe su 5 nella provincia di Milano. E mancano i mediatori culturali, che sarebbero necessari per favorire una vera integrazione e limitare i rischi di marginalizzazione.
Forse quel decreto, che per sua caratteristica costituzionale dovrebbe rispondere ad una necessità o una urgenza, dovrebbe essere orientato ad attrarre giovani e talenti, piuttosto che a porre nuove strette. Ostacoli che proseguono della distruzione di un Paese che – certifica sempre il Cnel – per 14 giovani che migrano verso altre economie avanzate, ne attrare solo 1. Un vero e proprio fallimento, non ci sono altre definizioni.
E poi ci sono il caro affitti, le borse di dottorato che sono troppo basse, le spese in ricerca quasi inesistenti per un Paese che voglia investire nel suo futuro, le aree interne. Per non parlare dei salari reali, che in Italia sono gli unici a diminuire tra le economie Ocse dagli anni Novanta. Torniamo a parlare di stipendi, di casa, di lavoro. Non di nuovi, ulteriori ostacoli.