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Stadi, palasport e teatri sono luoghi che permettono quella parte di salute che nessun farmaco può garantire

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L'opinione di Ruggero Pegna, promoter e socio fondatore di Assomusica

Il Covid, oltre a produrre contagi, malati e, purtroppo, morti e danni in tutto il mondo, sta mettendo in luce le enormi contraddizioni di un apparato politico-scientifico che in pochi mesi ha generato dubbi e incertezze, dicendo e contraddicendo, affermando e smentendo, litigando persino tra loro, fino a creare confusione anche in chi non ha mai messo in discussione la pericolosità del virus e la necessità di vaccini e cure. Da una a due dosi, poi la terza, non si sa fino a quante altre, ma sempre con il messaggio chiaro e forte che poi saremmo tornati alla normalità: “Vaccinatevi, solo così torneremo liberi!”. 

In molti ci siamo convinti che fosse vero e vogliamo crederci ancora, non abbiamo altra speranza, ma la realtà si sta tingendo di farsesco. Tamponi, green pass, super green pass, mascherine normali, Ffp2, ma almeno “potrete muovervi liberamente!”. Da quanto sentiamo e leggiamo in questi giorni, invece, le domande nascono spontanee: siamo stati illusi, presi in giro, stanno girando a nostra insaputa un nuovo incredibile Truman Show? La malattia è vera, ma il resto è realtà o finzione?  Se dopo tre dosi di vaccino, siamo al punto di partenza e si pensa di chiudere stadi, palasport e teatri, qualcosa evidentemente non quadra! Cioè, dopo ben tre dosi e assicurazioni di ogni tipo, qualcuno chiede di chiudere i luoghi che, secondo la logica pro vaccino, dovrebbero essere i più sicuri, in quanto tra quelli con accesso controllato e consentito esclusivamente ai possessori del green pass! Luoghi in cui, secondo quello che fino ad oggi ci hanno detto politici e virologi, può prendere posto solo chi ha meno probabilità di essere contagiato e di contagiare chi è seduto al suo fianco. Invece, guarda caso, in barba ad ogni garanzia ricevuta per spronarci a vaccinarci, sarebbero proprio i luoghi più appestati! Ma siamo su scherzi a parte?

In un mondo in continuo movimento, con supermercati, centri commerciali, luoghi di movida, corsi e piazze, uffici, strapieni di gente, senza che all’ingresso ci sia alcun controllo di  tamponi o green pass, il Covid guarda caso si nasconde in stadi e teatri, pronto a contagiare anche chi ha il super green pass e la super mascherina! Eppure, costoro non considerano che moltissima gente si è vaccinata proprio per entrare in un teatro, per andare allo stadio, per vivere la propria vita e le proprie emozioni, come prima e come sempre. Con tutte queste assicurazioni, le centinaia di migliaia di persone che lavorano nello spettacolo dal vivo hanno ripreso la loro attività, programmando eventi, resistendo ad uno tsunami che in pochi mesi ha spazzato anni di lavoro e sacrifici, cercando di ridare ottimismo e ricreare il clima di positività che solo loro riescono a dare. Ora, invece, dopo tre dosi di vaccino, si vedono nuovamente messi in ginocchio da un clima di autentico terrore e da decisioni improvvisate e imprevedibili, come quella che il 23 dicembre ha vietato eventi già organizzati da mesi per il periodo natalizio. Da operatore del settore, credo che ci siano mancanza di lucidità e coerenza o, quanto meno, un incredibile cocktail di superficialità e approssimazione. Le Asp si precipitano a bloccare partite di calcio, ben sapendo che in campo ci sono una cinquantina di persone, ma non intervengono a chiudere asili e scuole a tutela della salute di milioni di ragazzi. 

A questo punto, qualcuno lo dica chiaramente che si brancola nel buio, si gioca all’apparire e a far finta di essere sul pezzo, cercando capri espiatori senza né capo né coda, che invece di rassicurare producono danni, perplessità e sfiducia. Stadi, palasport e teatri, sono i luoghi che garantiscono quella parte di salute che, spesso, nessun medico e nessun farmaco possono garantire. Ci si difenda dal Covid, ma chi ha i bottoni delle decisioni ci difenda dall’irrazionalità, dal vanvarese e dallo scarico di responsabilità che rischiano di produrre più danni del Covid, distruggendo definitivamente l’intero comparto culturale dello spettacolo dal vivo.

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