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Un giorno verranno a chiederci dove eravamo mentre in Siria le bombe distruggevano anche gli ospedali

Di Stephanie Brancaforte
Pubblicato il 14 Feb. 2020 alle 19:19 Aggiornato il 15 Feb. 2020 alle 15:13
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Immagine di copertina
Credit: Anas Alkharboutli/dpa

La “soluzione finale” era il nome del piano nazista e genocida di sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Il massacro degli oppositori, reali e percepiti, che sta avendo luogo nella provincia di Idlib in Siria non ha ancora un nome, ma molti siriani sentono la stessa brutale intenzionalità da parte del regime di Assad, anche se su scala ridotta.

Dopo quasi un decennio di conflitto, tutto ciò che rimane fuori dal controllo del presidente Assad è un piccolo angolo nella Siria nord-occidentale. Negli ultimi nove anni di guerra, le persone sono state ripetutamente costrette a fuggire dalle loro case a causa degli attacchi del regime di Assad. Le Nazioni Unite le hanno aiutate a evacuare tutte verso Idlib. Ora il regime di Assad le sta attaccando lì. Le Nazioni Unite tacciono, come tutti i governi che hanno seguito gli spostamenti dei civili e dell’opposizione fino a lì.

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Come siamo arrivati fin qui? Nove anni fa, i cittadini insorsero contro la dinastia Assad, che aveva governato la Siria dai primi anni ’70, e furono schiacciati da una violenza incessante. La spirale di manifestazioni e morte ha infine dato origine a un’insurrezione armata, con le potenze straniere in competizione per aumentare la propria influenza in loco. I gruppi estremisti sono fioriti in questo caos. La Russia si è unita alla guerra nel 2015 dopo gli appelli personali del generale iraniano recentemente scomparso, Qassem Soleimani, e ha cominciato a bombardare la Siria implacabilmente fino a riconquistare una città dopo l’altra a favore delle forze di Assad.

Ai ribelli nelle città sconfitte fu data una scelta: rimanere nelle proprie case e affrontare una probabile incarcerazione, torture o l’arruolamento coatto nelle forze armate di Assad; in alternativa, potevano cercare l’esilio ad Idlib, una provincia a cavallo con la vicina Turchia e ultimo rifugio dei ribelli nel momento in cui Assad cominciò a riconquistare il paese centimetro per centimetro.

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Idlib è sotto il controllo di un gruppo chiamato Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), che una volta era affiliato alla rete terroristica di al-Qaeda e che ha sconfitto tutti i suoi rivali ribelli nell’arco di diversi anni, imponendo la propria dittatura sui civili che avevano sfidato i proiettili di Assad per la propria libertà. HTS ha assassinato attivisti e giornalisti che si sono opposti al suo governo.

Ma Idlib ospita tre milioni di civili, metà dei quali sono ormai sfollati in altre parti della Siria, e 1,2 milioni dei quali sono bambini. Alcuni sono stati costretti a fuggire 10 volte a causa della guerra. A gennaio, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa 50 strutture sanitarie hanno dovuto chiudere a causa dei bombardamenti o perché i civili hanno semplicemente svuotato, con la loro fuga, intere città. Durante l’ultima settimana di gennaio, 6.500 bambini al giorno si sono messi in fuga dai bombardamenti. E ora, a quanto pare, il regime intende completare la promessa di annientare l’opposizione, un progetto perseguito dal padre di Assad Hafez già durante il massacro di Tel al-Zaatar nel 1976 e il massacro di Hama nel 1982, e ora finalmente portato a compimento nel 2020 – il tutto a fronte di una piena consapevolezza da parte dei giornalisti, della comunità internazionale, delle Nazioni Unite e di chiunque si interessi a seguire questa tragedia su internet.

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Sembra che, in Siria, nessun luogo sia davvero sicuro: nelle ultime settimane, due ospedali sono stati ripetutamente colpiti da attacchi aerei e uno dei pochi ospedali funzionanti ha dovuto chiudere per paura di un imminente attacco. I soccorritori hanno evacuato donne in stato di gravidanza e neonati. In effetti, un ospedale con reparto maternità a Idlib è stato bombardato dalla Russia e tutti sono stati evacuati, inclusa una madre che aveva appena partorito due gemelli. Uno dei gemelli, in condizioni critiche perché nato con una problematica cardiaca, è stato accidentalmente lasciato indietro nell’incubatrice e i Caschi Bianchi sono tornati indietro per salvarlo.

Chi sta urlando vergogna, vergogna, vergogna nei confronti di Assad e Putin? Perché io sento principalmente silenzio. E nel silenzio, mi chiedo come mai un neonato in condizioni critiche o in terapia intensiva in un ospedale debba essere evacuato a causa dei bombardamenti da parte dei russi. Gli aerei da guerra russi e siriani hanno bombardato oltre 50 ospedali nell’ultimo anno – erano evidentemente a conoscenza delle coordinate degli ospedali. In poco più di un mese, 800mila  persone sono state sfollate dalle loro case. Una popolazione quasi pari a quella di Torino è appena diventata di soli senzatetto. E sembra che a nessuno importi. Ho lavorato a lungo per documentare morti, sparizioni, bombardamenti negli ospedali e il targeting di personale medico, o persino il massacro di persone che stavano semplicemente trasportando rifornimenti medici in Siria.

Ho partecipato a tante riunioni con Ministri degli Affari Esteri e relativi staff di diversi Governi occidentali e Medio Orientali sulla situazione in Siria. Allora, più o meno attorno all’anno 2012, gli staff ministeriali dicevano che – una volta raggiunto un bilancio di 10.000 morti – i loro Paesi avrebbero reagito. Poi i morti sono diventati 20.000, 50.000 e infine 100.000 – e a quel punto tutti hanno smesso di fingere. Dicevano “sappiamo tutti che siamo su un treno che sta per precipitare da una scogliera”, ma nessuno ha cercato di fermare quel treno dallo schianto. Fiumi di persone si recano verso il confine turco, componendo una scena apocalittica.

La Turchia ha già quattro milioni di rifugiati, le tendopoli sono sovraffollate e allagate da pioggia fredda. Nessuno ha cercato di far rispettare il diritto di guerra e questo macello senza argini sembra esserne la diretta conseguenza. La stampa quasi non ne parla, e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è bloccato. Ma la preoccupazione internazionale c’è sempre stata – tocca ai governi ora tradurla in azione ed esercitare la dovuta pressione sulla Russia e la Siria. 42mila Italiani hanno firmato la petizione lanciata da TPI per chiedere un corridoio umanitario per le popolazioni vittime della guerra in Siria, e – in tutto – in 100mila hanno dimostrato la propria preoccupazione per il popolo siriano, tra cui i curdi, su Change.org.

Saranno scritti interi libri su come i crimini di guerra venivano commessi in tempo reale, sotto gli occhi di tutti, in assenza di alcuna reazione etica da parte dei Governi – specie quelli europei. In aula, durante le lezioni sui genocidi si ricorderà che milioni di rifugiati siriani sono fuggiti verso l’Europa a causa dei crimini di guerra commessi dalla Russia e che l’Occidente non si è preoccupato di fermare. Cos’altro deve accadere affinché il mondo si svegli e fermi il massacro del popolo siriano? Per lo meno, fermiamo le mani di Assad e Putin mentre cercano di massacrare le ultime persone rannicchiate ad Idlib. Salviamo alcuni brandelli di dignità internazionale.

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