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Home » Opinioni

Serve ambizione “alla Sassoli” per l’Intelligenza artificiale europea (di M. Cappato)

Immagine di copertina
Marco Cappato

L’intelligenza artificiale si alimenta di dati. Chi meno rispetta la privacy più accumula dati. Ergo: la Cina seppellirà l’Europa nella corsa all’intelligenza artificiale.

In effetti sta andando così, ed è probabile andrà così. Ma non è detto. C’è un’intera gamma di dati che un regime autoritario non può produrre: quelli generati dalla democrazia.

Un esempio (modestia a parte) lo abbiamo fornito noi dell’Associazione Luca Coscioni pubblicando in formato aperto, disaggregato e liberamente scaricabile i dati sui firmatari dei referendum. Grazie alla possibilità di firma digitale, per la prima volta nella storia della repubblica italiana sono pubblicate le informazioni anonimizzate (sesso, età residenza) sul comportamento di centinaia di migliaia di persone che hanno firmato, a disposizione di scienziati sociali, politologi, giornalisti, semplici curiosi per info, qui).

Ma che c’entra la Cina? direte voi.

La grande quantità di dati che abbiamo pubblicato, è una parte infinitesimale di quelli che si potrebbero produrre se ci fosse un investimento -politico ed economico- a livello europeo sulla partecipazione e sugli strumenti digitali per promuoverla.

Pensate se esistesse un’unica piattaforma pubblica europea della partecipazione, attraverso la quale il cittadino potesse firmare per sostenere iniziative a livello europeo, nazionale, regionale, comunale, di quartiere, dalle delibere di iniziative popolari alle assemblee cittadine estratte a sorte, dai referendum ai bilanci partecipati, dalle petizioni alle interrogazioni. Su quella piattaforma dovrebbe anche essere possibile discutere le proposte e aggregare le persone, ad esempio grazie al software libero “Decidim” attualmente utilizzato per la conferenza per il futuro dell’Europa.

Così facendo, si genererebbe una quantità di informazioni immensa che, invece di essere sfruttate commercialmente (modello USA diffuso in tutto il mondo) o utilizzate per la sorveglianza generalizzata della popolazione (modello cinese, diffuso in tutto il mondo), potrebbero alimentare un sistema pubblico di intelligenza artificiale al servizio del cittadino, per individuare i bisogni e potenziare la capacità di aggregazione con altri cittadini e di interazione con le istituzioni.

Si potrebbe. E invece…

Invece per ora l’Europa insegue il modello cinese facendo solo un po’ peggio, tardi e male. Di pochi giorni fa la notizia di come “Europol”, che dovrebbe servire a condividere informazioni tra le polizie europee, è ora accusata di trattare dati personali di europei anche quando la polizia di uno Stato smette di farlo. Di poche settimane fa lo scandalo “Pegasus” un software abbondantemente usato anche in Europa, in particolare Polonia e Ungheria, per operazioni illecite di spionaggio. La pandemia sta aggravando la situazione, con le regole sulla privacy travolte dall’emergenzialismo imperante, fino ad arrivare all’Agenzia delle Entrate che accede ai fascicoli sanitari.

Ora si dice che “data is the new oil”, stando così a indicare che saranno i dati a far girare il mondo e l’economia, come è (stato) il petrolio. Sarebbe il caso di non ripetere i “regali” che il sistema-petrolio ha accompagnato alla crescita economica in termini di diseguaglianze, sfruttamento e inquinamento, che nel mondo digitale si presenta sotto forma di manipolazione. Invece che cercare il nuovo petrolio, bisognerebbe puntare alla nuova energia rinnovabile della conoscenza, alimentata dalla grande dinamo della partecipazione civica.

A livello UE di passi avanti se ne stanno facendo. La Conferenza sul Futuro dell’Europa appena conclusa a Varsavia in realtà non ha fatto altro che consacrare un nuovo modello di democrazia e di partecipazione civica: le assemblee di cittadini estratti a sorte, Le Citizens Assembly, che già molti paesi hanno istituito sui temi più vari. I cittadini, sorteggiati su base campionaria e rappresentativa della società, poi formati col supporto di esperti, poi dibattono e decidono su questioni di interesse generale.  Se questa prassi si è diffusa con successo nel mondo un motivo c’è. Chiamare i cittadini alle urne, a distanza di anni tra una tornata e l’altra, non basta più a farli sentire parte attiva di una comunità, e la politica elettorale è sempre più inquinata dal clima di campagna elettorale permanente e dalla polarizzazione del conflitto.

Mentre dunque l’Europa e sempre più paesi nel mondo si muovono nella direzione dell’innovazione democratica noi di Eumans (il movimento paneuropeo di cittadini da me fondato) e la coalizione “Politici Per Caso”, stiamo provando a importare questo modello anche in Italia, con la campagna “Cittadini per il clima” la raccolta firme online , ai banchetti e nei comuni, delle 50mila firme necessarie a depositare in Parlamento una legge di iniziativa popolare che prevede l’istituzione in Italia a tutti i livelli amministrativi delle Assemblee dei Cittadini quale strumento di partecipazione deliberativa a disposizione di cittadini e istituzioni, chiedendo che la prima di queste si tenga sulla più grande emergenza del nostro tempo: la crisi climatica. ,

L’ Europa ha dunque un duplice grande obiettivo: diventare, come disse Davide Sassoli nel corso di un evento Eumans, il primo continente neutrale dal punto di vista climatico” ma anche il primo continente dove i “big data” diventano l’energia pulita della democrazia.

*Articolo di Marco Cappato, attivista politico e fondatore di EUMANS, il movimento paneuropeo di cittadini 
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