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A Londra un antirazzista ha salvato un razzista dal linciaggio. Ecco com’è vivere senza nemici

Immagine di copertina
Credit: Ansa

La sua foto in cui tiene in spalla quello che la retorica dipinge come suo nemico mentre lo porta fuori dalla calca e lo salva dal pestaggio ha fatto il giro del mondo, eppure sono le sue parole a definire un mondo che è molto diverso da come si vuole raccontare. Patrick Hutchinson è un personal trainer che vive a Londra e che stava partecipando alle proteste Black Lives Matter. Patrick è nero. E un nero che salva un manifestante di estrema destra dal linciaggio fa notizia perché a molti viene comodo raccontare che si tratti di una guerra, gli uni contro gli altri, e mica una difesa di diritti e di valori.

Intervistato da Channel 4, Hutchinson ha raccontato lo svolgimento dei fatti: “È stato un attimo, non ti rendi conto di quanto sia pericoloso. Ho visto quella persona in grossa difficoltà, allora mi sono buttato a terra anch’io e, sotto calci e pugni, ho provato a tirarlo fuori da lì, proteggendolo con il mio corpo. Per fortuna altre persone mi hanno fatto scudo. Non sono un eroe. È stato un lavoro di squadra. E io voglio solo uguaglianza. Per me, i miei figli, i miei nipoti”. Ed ecco qui tutta la differenza che in troppi fingono di non vedere: Patrick non ha visto un “nemico”, non ha visto “un razzista”, non ha visto “un bianco” e non ha visto “qualcuno da abbattere e superare”: Patrick ha visto una persona, esattamente come lui, una persona in mezzo a altre persone, con opinioni diverse ma che andava rispettata e salvata indipendentemente da quello che era e da quello che professava.

Non l’ha giudicato per il colore della sua pelle e non l’ha nemmeno giudicato per l’essere in una fazione contrapposta. Il movimento che sta attraversando il mondo e che molti (troppi) media stanno raccontando come una guerriglia è una difesa a oltranza di diritti che da troppo tempo vengono declamati e non sono rispettati, è il desiderio di uguaglianza, come dice Hutchinson, “per me, i miei figli, i miei nipoti” e quel gesto di salvare il razzista è una lezione che pesa più di mille altre parole. Il 13 giugno 2020 un antirazzista ha raccontato al mondo che non si lotta per prevalere mai su nessuno, ma semplicemente si lotta perché ci siano uguali diritti, soccorrendo tutti, tendendo la mano a tutti e difendendo le proprie idee senza calpestare le persone. Chissà se dall’altra parte avrebbero fatto lo stesso, chissà se dall’altra parte ora hanno capito esattamente quale sia il nocciolo della questione.

Leggi anche: 1. La Storia non è una statua inamovibile uguale a se stessa: ecco perché si può mettere in discussione / 2. Cecilia Strada a TPI: “Vendere armi all’Egitto vuol dire sostenere torture e uccisioni come quella di Regeni”

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