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Putin bombarda i bambini: è l’ora più buia per il mondo intero (di G. Gambino)

Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Mentre in Ucraina è in corso una tragedia umanitaria, anche in Russia (dove fortunatamente per ora non cadono le bombe) si profila una catastrofe sociale ed economica. L’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin sta annientando due nazioni in un colpo solo, e tiene il mondo intero con il fiato sospeso. È l’inizio della Terza guerra mondiale? Siamo di fronte a una improvvisa accelerazione della storia che porterà questo conflitto dinanzi alla minaccia nucleare? È la domanda che tutti si pongono. Ma in assenza di risposte certe, è opportuno rigirare il quesito per tentare di comprendere chi (e come) può fermare questa brutale aggressione.

putin
La copertina del nuovo numero del settimanale di The Post Internazionale, in edicola da venerdì 11 marzo

Ed è proprio dalla Russia che lo zar può subire un primo, grande contraccolpo alla sua guerra. Se gli ucraini bombardati fuggono (2 milioni di cui la metà bambini), lo stesso iniziano a fare i russi. Stime non ufficiali parlano di almeno 250mila persone in fuga, alcune forse per sempre. Beninteso: non sono tutti contro Putin, ma diversi sono contrari alla guerra in Ucraina (i favorevoli sarebbero “solo” il 58%, per la Crimea erano il 91%).

Da quando è iniziata l’invasione, i russi sono alle prese con le più dure sanzioni di sempre (gli Usa hanno persino bloccato l’import di petrolio e gas). Pur restando fedele a un’ipocrisia tutta occidentale nell’applicare due pesi e due misure per talune guerre, e nonostante l’eccessiva subalternità europea agli americani, questo è il risultato di una risposta unitaria da parte dell’intero Occidente (cui si è unita persino la Svizzera), che ha imposto una serie di misure restrittive che mai avevano limitato a tal punto la vita dei russi. In passato, simili sanzioni erano risultate un buco nell’acqua. Questa volta, quale che sia la contro-narrativa del Cremlino di un popolo disposto a vivere per conto proprio isolato dal mondo, non ci saranno a lungo russi capaci di fare a meno degli agi della globalizzazione, ormai pressoché irreversibile.

È vero, le proteste spontanee che sono sfociate da Mosca a San Pietroburgo, represse dalle forze dell’ordine con botte e manganelli, sono ancora una lieve spina nel fianco per lo zar. I fermi sono “appena” 10mila. La Russia è il Paese con l’estensione territoriale più grande al mondo: ciò che vogliono gli abitanti delle grandi città raramente corrisponde a ciò che vogliono (e di cui hanno bisogno) i russi che vivono nelle “province dell’impero”. Senza considerare le numerose etnie russe che rendono la Federazione tutto fuorché omogenea.

Ma pochi, oggi, sono disposti a pagare fino in fondo il prezzo delle azioni di Putin, ad accettare lo stato di terrore imposto con una guerra che, molti, al di là delle considerazioni sulla lucidità strategica del Cremlino, vedono semplicemente come inutile.

Anche l’esercito, reso mitico dalla propaganda di decenni di riforme putiniane, mostra le sue debolezze. Sarà pur vero che Putin vuole evitare un’altra Grozny a Kiev, ma se invadi una nazione e disponi di uno degli eserciti più forti al mondo ci si aspetterebbero risultati più significativi. Si combatte da quasi quindici giorni e la resistenza ucraina è riuscita a opporsi all’avanzata. Il che è già una notizia. Ed è quello che sta facendo storcere il naso ai militari e anche ad alcuni fra gli uomini vicini allo zar.

Poi ci sono gli oligarchi. Anche loro sono contro l’invasione e chiedono la pace. Non sono contrari a Putin di per sé ma reclamano lo stop alla guerra. Che – nel loro caso – costringe a terra i propri yacht, aerei e affari. A questi si unisce una parte della cosiddetta intellighenzia russa tra scienziati, filosofi e pensatori.

Facebook, Instagram, Twitter lasciano il Paese. Lo stesso fanno i grandi marchi del lusso (da Louis Vuitton a Pomellato passando per Dior, Gucci, Balenciaga) ma anche Zara, Bershka. Netflix e Disney non sono raggiungibili. Soprattutto, anche i media chiudono bottega. Radio, giornali, tv non ci sono più. Erano gli unici nostri occhi sul conflitto. Così la Russia è oscurata. Cala il silenzio. È l’ora più buia della Russia.

Cosa passa nella testa di Putin in questo momento? C’è chi sostiene che non gli interessi il consenso dell’opinione pubblica oppure che venga compresa la sua ragione. Già abbiamo raccontato le implicazioni di Russky Mir (n. 9, Dentro la mente di Putin) e l’ambizione dello zar di dividere il mondo in due, separando definitivamente la Russia dall’Occidente. Ma se le sanzioni non dovessero servire a piegare la crudeltà di Putin, l’ostacolo più forte con cui dovrà fare i conti lo ha in casa propria, forse ben più della resistenza ucraina. Siamo appesi alla testa di un uomo e alla canna del (suo) gas. Un passo falso rischia di trascendere in una terza guerra su scala globale. Servono 12 bombe all’uranio per distruggere l’intero pianeta. La Russia da sola ne ha 4.400 circa. E la corsa al riarmo da parte dell’Occidente non è un bel segnale. In arrivo c’è una carestia senza precedenti. È l’ora più buia per il mondo intero.
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