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Il video complottista del debunker che difende Renzi dall’inchiesta di Report

Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Fra le tante categorie antropologiche che si manifestano nella politica italiana ne mancava una: il “dietrologo renziano”. Adesso, grazie a Matteo Flora, c’è anche questa strepitosa opportunità emozionale. Ed è un piccolo spettacolo ascoltare, in questo video diffuso in rete, il dotto saggio di dieci minuti con cui Flora ci spiega perché quei cattivoni di Report non la contano giusta.

Flora è sublime: con la sua vocetta flautata, la sua pelata intellò, con i suoi studiati balbetti da Woody Allen padano, con fare apparentemente noncurante, ci spiega – ovvio – che lui non ha nessuna simpatia per l’ex presidente del Consiglio. Anzi: quelli del suo staff, nientemeno, lo considerano quasi un pericolo. Tuttavia, con fare finto modesto, Flora ci fa anche sapere che lui voleva già affrontate il tema dell’inchiesta di Ranucci e compagni, in uni dei suoi dialoghi settimanali con un mammasantissima dell’Authority (nientemeno, di nuovo).

E, sempre con fare apparentemente causale, ci ricorda di mettere like e commentare il video (ma a lui – spiega – mica interessano questi dettagli). No, ovvio: a lui interessano la verità e il giornalismo di inchiesta, e dunque il nostro eroe deve sopravvivere a questa voce nella sua testa, questa voce che tortura la sua coscienza, questo tormento che l’inchiesta di Report gli ha indotto.

Fantastico: il bello è che il nostro prode Matteo parla per dieci minuti del caso Autogrill, e riesce a non farsi nemmeno una domanda sulla vera notizia. E cioè che un ex presidente del Consiglio si apparta a chiacchierare, in una stazione di servizio, con un dirigente dei servizi segreti. Perché l’operazione dialettica è perfetta: se dovesse commentare questo singolare incontro, qualcosa – magari uno dei suoi dubbi filosofici – il buon Flora dovrebbe esplicitarlo. Così ecco l’idea astuta: nemmeno una parola in materia.

E allora di che parla il debunker in velluto? Quale dubbio amletico attanaglia il nostro cacciatore di bufale in salsa rignanese? Ma caspita, è grande come una casa! La donna (e anche l’opaco Sigfrido Ranucci) hanno cambiato per ben tre volte la loro versione, e Matteo vi mostra anche la grafica per farvelo capire. E su cosa, di grazia ha ritrattato? Non c’è stato l’incontro? Non era forse Mancini un dirigente dei servizi? Renzi era lì per sbaglio? Non si sono parlati?

Noooo, molto peggio: la professoressa intervistata da Report è caduta in una contraddizione ben più grave. Quale? All’inizio ha detto di essersene andata dall’autogrill e di aver visto partire le macchine di Mancini e Renzi. Poi di averle viste passare. Poi di aver visto sfrecciare la scorta di Renzi a 180 all’ora sorpassandola. E poi di aver sentito i saluti tra i due. Ed ecco che la credibilità dell’inchiesta viene fortemente messa a rischio dalle scoperte del nostro cacciatore di bufale spaziali: come fa a dire che erano proprio 180 all’ora, la professoressa? Ha forse un tachimetro o un autovelox incorporati in macchina?

Come può aver sentito i saluti? Come fa ad aver detto che uno andava verso Firenze e l’altro nella direzione opposta? Ma non è che sotto sotto – fa capire Matteo il furbo – la signora era assistita da un pool di suggeritori che pedinavano Renzi, e ha solo recitato una parte, colta in castagna della sagacia del nostro web-segugio?

A proposito: forse ve ne sarete già accorti, ma questa sublime intuizione è esattamente la tesi difensiva di Renzi. Che, per la cronaca, ha chiesto di acquisire i filmati delle telecamere di sorveglianza pur di mettere a nudo il complotto demoniaco. Forse è per questo che il suo staff teme Flora: mettendo insieme e recitando questo cumulo di obiezioni si sfiora il ridicolo.

Tuttavia io mi sono fatto questa idea. Non essendo fesso, l’uomo di Rignano non può veramente credere che una tale inverosimile caterva di sciocchezze sia vera:
1) qualcuno che gli vuole male e lo pedina si affida a Report per colpirlo (chi?);
2) Report – con l’obiettivo di screditare Renzi, a qualsiasi costo – si inventa la professoressa (che per Renzi non c’era;
3) la istruisce a recitare la storia della filmato;

4) addirittura paga – secondo il deputato renziano Michele Anzaldi – una società per costruire prove false a sostegno di questa operazione di discredito;
5) l’operazione crolla per le incongruenze sugli svincoli e sui 180 all’ora (cult);
6) a proposito: lui, Matteo, ferito nella privacy (anche se era in mezzo alla strada, ma questo non conta), dopotutto era lì solo per scambiarsi con Mancini dei “babbi al cioccolato”. Tipica abitudine che condividiamo in tanti: darsi appuntamento con un dirigente dei servizi segreti in un autogrill per scambiarsi le pasterelle.

Questa spiegazione così lineare e logica, deve sicuramente aver rassicurato la mente intuitiva del nostro arguto Matteo (Flora). L’ex premier e lo “zerozerosette” si erano incontrati di certo per i babbi al cioccolato: dunque è la professoressa che non la conta giusta, una Lee Osvald rosa. E questo video rubato non é quello che dice Report, ma la prova di un terribile Watergate Italiano, che punta a screditare un politico cristallino.

Meno male che lo scaltro dietrologo renziano ha capito tutto: “C’è qualcosa di molto, molto strano nel racconto di Report. Qualcosa di… strano che… mi… gira in testa da qualche giorno”. Ma, perbacco: mica penserete che si può fregare Matteo? Gira gira e gira, il debunker ha scoperto tutto. Bravo. Non dimenticate di mettergli il like, al genio.

Leggi anche: La querelite temeraria di Renzi: l’ultima a Report

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