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Luca Bizzarri, da presentatore delle Iene a nuovo paladino del garantismo “pettinato”

Di Franco Bagnasco
Pubblicato il 9 Set. 2020 alle 13:30 Aggiornato il 9 Set. 2020 alle 13:32
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Immagine di copertina
Luca Bizzarri. Credit: Ansa

Ci fu un tempo, ormai lontano, in cui Luca Bizzarri taceva. Sui social, intendo. Più muto del banchiere Cuccia, buonanima, quando qualche incauto intervistatore provava a intercettarlo nei dintorni di Piazza Affari. Non si sa perché il buon Luca tacesse così pervicacemente (dev’essere stato uno sforzo che immagino a dir poco disumano), visti gli sviluppi della sua storia con l’andare degli anni. Forse non proferiva verbo perché, essendo parte della scuderia dell’austero agente Beppe Caschetto insieme con l’amico e collega Paolo Kessisoglu, aveva l’ordine di non esporsi mediaticamente. Delle serie: voi fate solo Luca e Paolo, i comici, che alle polemiche pensano altri. Non mettete a rischio la vostra popolarità. Tutto tranquillo, insomma. Persino logico, se vivi di spettacolo. Fin troppo. Infatti non poteva durare.

Luca e Paolo sono rimasti con Caschetto, eppure all’improvviso, come punzecchiato da un Demone che non dà tregua, un giorno Bizzarri si è svegliato e ha iniziato a esternare. Proprio come l’ultimo Cossiga, buonanima, ma senza la stessa dirompente e spiazzante verve polemica. Più un mugnugno “zenéise” (genovese, Nda) formato Twitter che colpi di cannone. Infastidite lagnanze da maestrino con la penna rossa. Ma in un crescendo da altrettanto pervicace influencer de noantri che ci ha portato sino a ieri, quando il nostro è rimasto travolto dalle critiche degli internettiani per eccesso di garantismo nella drammatica vicenda dell’omicidio di Willy Monteiro.

Ecco il primo tweet di Bizzarri: “Facile pubblicare le foto di due (presunti) assassini e distanziarci dalla loro ferocia. Proviamo a capire dove ha origine, quale cultura manchi e quale sottocultura invece causi tragedie del genere. Perché vedo tutti tanto distanti da ciò che è avvenuto, ma qualcuno lo è meno”. Integrata ieri da quest’altro: “Un assassino è ‘presunto’ fino a che un tribunale dice che è un assassino. Un paese che fatica, o più spesso rinuncia, a comprendere questo concetto, non può migliorare. Un popolo che vuol farsi giustizia da sé è un popolo senza giustizia. È un popolo, appunto, di picchiatori”. Il web s’indigna, non ci sta. Le evidenze appaiono così tante, che il sacrosanto garantismo traballa.

Partono quindi le reazioni, che a volte sono ironiche, spesso pesanti. Qualcuno fa citazioni sfottenti da serie tv: “Better Call Bizzarri”, riferendosi a “Better Call Saul”, lo scombiccherato avvocato dello spin-off di “Breaking Bad”; altri (e ne cito un’altra pacata, di Claudio Pellegrini) puntualizzano: “Tutti sappiamo che esistono i tribunali in uno stato di diritto (che lui non cita perché non è sua materia). Alcune volte però le opinioni possono essere influenzate dall’evidenza. Non mi risulta che sui social si emettano sentenze. #Bizzarri hai offeso tutti”.

Naturalmente c’è anche chi sostiene le esternazione dell’attore. Il quale difende il principio di Diritto e il proprio impegno politico-sociale. È lo stesso Bizzarri che pure ha condotto per una vita “Le iene”. Programma che non sembra brillare per garantismo; anzi, risulta una vistosa bandiera del tele-giustizialismo. Ma tant’è. Immagino già l’obiezione di Luca: non ho mai realizzato servizi, sono un professionista, a “Le iene” li presentavo soltanto, quei servizi, leggevo un copione. A volte i numeri del circo mi piacevano, a volte no, ma non ne ero io il proprietario.

Vero. Di certo però ha impiegato 11 anni per uscirne. Quarantonove anni, simpatizzante dei Radicali italiani e di Emma Bonino, con l’andare del tempo Bizzarri si è scelto (apparentemente un po’ controvoglia, ma qualcuno lo dovrà pur fare) il ruolo di quotidiano dispensatore di perle di saggezza via social. Ogni mattina sembra indossare una candida maglietta con scritto sul petto: Quanto sono Buono, quanto sono Intelligente (proprio Io, non confondetemi con altri), quanto sono Illuminato; e fa cadere dall’alto su noi comuni mortali un po’ della sua ironica (non sempre) verve politically correct e molto chic.

Quasi ogni giorno ci ricorda che i politici (praticamente tutti) “Non hanno un amico” per via degli errori mediatici che inanellano. E di norma commenta il fatto del giorno iniziando le frasi senza soggetto: porta via preziosi caratteri e in fondo non serve, se si è parte di un nobile quanto prestigioso club di iniziati. Mica pochi: su Twitter ha 1.5 milioni di follower. Soltanto 164 mila (hai detto niente) su Facebook, dove precisa di essere: “Attore presso Rai2”, “Lavora presso La7”, “Attore presso Mediaset” (praticamente c’è tutto l’arco costituzionale televisivo, per non sbagliare), nonché “Presidente presso Palazzo Ducale fondazione per cultura”.

Dove sta andando, dunque, Luca Bizzarri? È facile immaginarlo proiettato (anche dopo averlo notato non molto tempo fa opinionista a “Otto e mezzo”, da Lilli Gruber) verso un Piano B che sa tanto di politica. In fondo non si potrà criticare per sempre. Prima o poi bisognerà agire. In fondo tutti questi sforzi social dovranno prima o poi essere messi a frutto, belìn! (sapido intercalare regionale). In fondo c’è già un Grande Ligure, Beppe Grillo, che in materia ha detto la sua in tempi recenti con non pochi riscontri. Sacrosanto. Il problema è che a Luca, come a tutti i veri liguri, non va mai bene niente. Quindi dovrà fondare (controvoglia, ma qualcuno lo dovrà pur fare) un partito tutto suo. “Bizzarri per l’Italia”, l’hanno già preso?

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