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Le industrie farmaceutiche sono controllate dai colossi della finanza, ma se lo dici diventi No-Vax

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Nel Paese alla rovescia si conosce l’effimero e si ignora il sostanziale. Fior di giornalisti ci informano quotidianamente sulla dieta di Salvini, sui gusti sessuali del suo spin doctor, sulle imprescindibili posizioni politiche della Meloni riguardo al presepio natalizio. Per “Spelacchio”, nelle redazioni dei giornali che contano, sono stati consumati ettolitri di inchiostro mentre a Montecitorio giacciono, senza risposta, innumerevoli interrogazioni parlamentari sui più eclatanti errori arbitrali commessi in serie A.

Tuttavia se si domandasse agli editorialisti più autorevoli, ai parlamentari della Repubblica, agli esimi opinionisti che occupano notte e giorno le TV nostrane, quanto l’Europa abbia speso, ad oggi, in vaccini, in pochi saprebbero rispondere. Non credo siano notizie secretate, eppure di fatto, è come se lo fossero. Viviamo tempi complessi. Le informazioni non mancano dal punto di vista numerico ma la qualità latita. Così come il coraggio di chi è chiamato ad informare.

Undici anni fa Assange era un eroe. Oggi marcisce in carcere nel disinteresse più o meno generale in attesa di essere estradato in USA per aver osato sfidare l’establishment mostrandone le menzogne. Se sfidi il potere, qualunque esso sia, vieni delegittimato. La gogna moderna si chiama pregiudizio, si chiama strumentalizzazione. Se critichi il governo israeliano ti danno dell’antisemita, se sei contrario alle sanzioni all’Iran sei un fondamentalista islamico, se sei contro le sanzioni alla Russia sei fascista, se sostieni il riconoscimento dello Stato di Palestina sei comunista, se sei contrario ad indulti ed amnistie sei giustizialista, se pensi che debba esistere, come a Cuba, una casa farmaceutica pubblica, sei uno stalinista.

Se ti fai domande su Big Pharma, sui conflitti di interessi nel mondo della farmaceutica e sulla spasmodica corsa al profitto che caratterizza le multinazionali del farmaco diventi no-vax. È legittimo voler sapere quanto denaro proveniente dalle nostre tasse – o messo a debito – stia finendo nelle tasche di Pfizer, Moderna o J&J o nell’era del conformismo dilagante oltre ai dubbi sono proibite anche le domande? Ho sempre ritenuto che fosse un diritto dei lettori conoscere per filo e per segno i proprietari dei giornali. Allo stesso modo reputo doveroso informare i miliardi di persone che si stanno vaccinando contro il Covid su chi siano gli azionisti delle principali transnazionali dell’industria farmaceutica. E non per mettere in discussione i vaccini. Semmai per far sorgere seri dubbi sull’equità del sistema capitalista.

Mentre nel primo mondo prenotiamo la terza dose, nel terzo mondo attendono la prima. Nella Repubblica Democratica del Congo solo lo 0,16 per cento della popolazione ha ricevuto due dosi di vaccino. In Sudan il 2,8 per cento, in Tanzania l’1,8 per cento, in Ciad lo 0,5. Molto probabilmente sarà Cuba a fornire a diversi Paesi indigenti le dosi di vaccino necessarie ad immunizzare la popolazione. Perché Pfizer and co. non vendono dosi massicce in Africa? Semplice, i Paesi africani non possono pagarle come quelli occidentali. Si chiama business e nulla ha a che fare con i diritti umani.

Tre giorni fa Il Fatto Quotidiano titolava: “Variante d’oro: Omicron, 10 miliardi ai soci di Big Pharma”. A quanto pare, nel 2021, Moderna, Pfizer e Biontech faranno 34 miliardi di euro lordi di profitti. Più o meno la stessa quantità di denaro stanziata dall’Italia nell’ultima legge di bilancio. Tutto per via di vaccini venduti a peso d’oro dopo esser stati sviluppati anche grazie a denaro pubblico. I vaccini stanno arricchendo a dismisura chi investe in Big Pharma proprio perché vengono venduti al miglior offerente.

E chi sono i principali investitori istituzionali dei colossi farmaceutici? I colossi della finanza! I primi tre azionisti di Pfizer, la più grande casa farmaceutica al mondo, sono fondi di investimento americani: Vanguard possiede l’8,19 per cento delle azioni, BlackRock il 7,32 per cento e State Street Corporation il 4,99 per cento. Tra l’altro le sedi principali di Pfizer e BlackRock, entrambe a Manhattan, distano 12 isolati, meno di un miglio. “I padroni del mondo giocano in un fazzoletto” direbbe Bruno Pizzul.

Anche tra i principali azionisti di Moderna, l’industria farmaceutica che produce uno dei vaccini somministrati in Italia, vi sono i big della finanza: ancora Vanguard con il 6,7 per cento, ancora BlackRock con il 6,63 per cento, ancora State Street Corporation con il 3,44 per cento. Stesso discorso per J&J. Vanguard Group ha l’8,87 per cento delle azioni, BlackRock il 7,41 per cento e State Street Corporation il 5,4 per cento.

I colossi della finanza investono centinaia di miliardi anche nelle principali imprese di social media e di e-commerce. Vanguard e BlackRock sono i primi due azionisti di Amazon e FaceBook. Per non parlare delle principali industrie belliche del pianeta. Lockheed Martin è il primo produttore di armi al mondo. Ebbene il 14,44 per cento delle sue azioni appartengono a State Street Corporation, il 7,72 per cento a Vanguard ed il 6,27 per cento a BlackRock. Chi, giustamente, chiede la sospensione dei brevetti sui vaccini per contrastare, davvero, la pandemia, si scontra con questi colossi finanziari e con la loro natura.

Colossi finanziari che, ovviamente, non investono solo in Pfizer, in Zoom Video Communications o in Boeing, azienda celebre per la produzione del 747 ma che, in realtà, fa profitti soprattutto grazie ai sistemi d’arma (la Boeing realizza gli elicotteri d’attacco Apache). No, i fondi finanziari investono ovunque, dove rende finanziariamente e dove può rendere politicamente. Sì, politicamente. L’enorme potere politico che hanno maturato in questi ultimi 30 anni i fondi di investimento è antitetico alla democrazia stessa.

I top-manager di BlackRock o Vanguard group, di fatto, sono capaci di influenzare le scelte di molti Stati nazionali i quali hanno PIL inferiori al patrimonio che gestiscono i colossi della finanza. Sarà un caso, ma gli unici vaccini autorizzati in USA ed Europa sono prodotti da case farmaceutiche i cui principali azionisti sono fondi finanziari privati, oltre che svariati istituti bancari. Non ho la controprova ma sono convinto che se “Soberana”, uno dei vaccini sviluppati da BioCubaFarma fosse stato realizzato da Pfizer, oggi verrebbe somministrato a Londra, Parigi, Roma e New York. Ma è stato prodotto da una casa farmaceutica pubblica e per questo va ostacolata la sua diffusione.

Non sia mai che ci si rendesse conto che è possibile la coesistenza di colossi farmaceutici privati e imprese nazionali capaci di sviluppare farmaci e vaccini. Non sia mai che qualcuno dovesse ricordarsi che la salute è un diritto umano, così come avere farmaci a disposizione, in primis per quelle “minoranze” affette da malattie rare e, dunque, poche redditizie per chi ritiene che la farmaceutica sia solo un business. A Cuba, nonostante l’embargo, nonostante la povertà, nonostante un vile ostracismo internazionale, la stragrande maggioranza della popolazione è vaccinata. Bambini compresi.

A Cuba i numeri relativi ai contagi e alle morti da covid delle ultime settimane sono straordinariamente confortanti. A Cuba non esistono i no-vax. E non certo perché i cubani siano “ontologicamente” dissimili dagli italiani, dai francesi o dagli americani. Semplicemente tutti si fidano della sanità pubblica cubana. Soprattutto perché lavora per curare, non certo per arricchirsi. E, ovviamente, non c’è la finanza di mezzo.

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