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Francia, cosa prevede la contestata riforma delle pensioni di Macron e perché è meglio di Quota 100

L'intervento del presidente francese guarda al futuro, la misura di prepensionamento italiana è stata solo uno spot elettorale

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 5 Dic. 2019 alle 18:26
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Immagine di copertina

Francia, la riforma delle pensioni di Macron scatena le proteste: ecco cosa prevede

In Francia sono in corso violente manifestazioni di protesta contro la nuova riforma delle pensioni varata da Emmanuel Macron. Ma cosa comporta questa riforma di preciso? Il presidente ha scelto di sostenere un unico sistema “a punti” nel quale ogni giorno di attività lavorativa viene ricompensato da un punteggio che permette di accumulare contributi pensionistici. Questa riforma segnerebbe la fine di un sistema suddiviso in oltre 42 diversi sistemi normativi, che regolano altrettante industrie e settori, con diversi livelli di contribuzione e beneficio.

Cosa prevede la riforma di Macron

Attualmente il sistema pensionistico francese può essere comparato al vecchio sistema retributivo italiano, anche se con alcune differenze. Chi lavora nel sistema pubblico, ad esempio, vede calcolata la propria pensione secondo lo stipendio percepito nei sei mesi precedenti il pensionamento. Nel settore privato vale lo stesso principio, applicato ai 25 anni precedenti.

Le intenzioni di Macron sono quindi quelle di semplificare il sistema, creando maggiore equità tra i settori, e di diminuire il rischio di deficit sulla spesa. La proposta del presidente nasce infatti da una previsione di costi che, se non controllati, porterebbero il Paese a produrre un deficit di oltre 17 miliardi di euro prima del 2025, e sarebbe proprio il 2025 la data di inizio della riforma. Un approccio di programmazione di medio-lungo periodo, calcolato su basi statistiche e di previsione, del tutto diverso da quanto accaduto, ad esempio, in Italia con Quota 100.

Francia-Italia: le differenze nelle riforme delle pensioni

Pensiamo alle differenze: in Francia la proposta nasce con 6 anni di anticipo (e la possibilità di posticipare). Un tempo sufficiente per poter gestire la transizione e la programmazione di persone e famiglie. Quota 100, al contrario, nasce in poco tempo, con una programmazione praticamente contemporanea, e con – probabilmente – obiettivi più legati al consenso politico delle elezioni europee piuttosto che al benessere dei lavoratori e dei cittadini.

Allo stesso modo, mentre l’adozione di Quota 100 ha fatto aumentare la spesa pubblica, con costi che ricadranno necessariamente sulle nuove generazioni, la riforma di Macron punta, almeno nelle intenzioni, a facilitare una maggiore sostenibilità dei conti pubblici.

Un altro Paese dove sono in corso riforme di questo tipo è il Brasile, dove una recentissima riforma costituzionale ha permesso di alzare l’età di pensionamento e modificare alcune norme considerate critiche. La riforma delle pensioni del Brasile, secondo gli intenti del Governo, porterà ad un risparmio di oltre 195 miliardi di dollari e sarà attuata in circa 14 anni.

Brasile, Francia e molti altri paesi insegnano una lezione importante: per costruire il futuro serve programmazione. E per ridurre il peso del debito sulle future generazioni servono riforme coraggiosi, impopolari, ma che siano efficaci.

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