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Le Regioni dopo due mesi brancolano nel buio: vogliono riaprire ma ancora parlano di tamponi

Immagine di copertina
Lockdown Credits: ANSA

Dopo 60 giorni di emergenza siamo al punto per cui si riapre solo perché non si può chiudere per sempre

Fase 2, le regioni brancolano nel buio: ancora parlano di tamponi

Tutti in attesa della Fase 2. Il presidente del consiglio Conte dice che entro la fine di questa settimana illustrerà i dettagli della graduale “riapertura” delle attività produttive sul territorio nazionale mentre alcune regioni spingono, come sempre, per andare per conto loro. E insieme alla discussione sulla Fase 2 si infila lentamente anche la notizia di una ricaduta del contagio: c’è chi dice nel prossimo autunno, c’è chi dice che l’allentamento delle misure porterà a una ricaduta quasi istantanea e chi parla addirittura del 2021.

Uno studio dell’Università di Trento appena pubblicato su Nature Medicine analizza i dati italiani dal 20 febbraio 2020 al 5 aprile per mostrare come il lockdown abbia influenzato la diffusione della pandemia in Italia e ipotizza una stima di 70mila morti solo nel primo anno se verranno allentate le misure esistenti.

“Il nostro modello ci dice – spiega la ricercatrice Giulia Giordano intervistata dall’Agi- che le misure adottate erano indispensabili e che allentarle potrebbe portare a una situazione disastrosa”. Ma secondo i ricercatori non c’è solo il lockdown come possibile contromisura: “Un’altra – spiega sempre Giulia Giordano – potrebbe essere quella di effettuare test sierologici e tamponi a tappeto sull’intera popolazione e un tracciamento accurato dei contatti, in modo da poter isolare qualunque focolaio emergente dal principio. Isolare infetti, fornire cure e arrestare la diffusione. Questa è l’unica possibilità se si vuole allentare il lockdown ed evitare la ripartenza dei focolai. Ma nel caso in cui non si faccia una campagna massiccia di test e le contromisure vengano allentate nel giro di un anno saremmo ancora nel pieno dell’epidemia”.

E siamo ancora qui, al punto di partenza. Sono passati due mesi e ancora non si riesce ad avere un quadro chiaro sulle modalità di tamponi (“a tappeto” e “su tutta la popolazione”, come dicono gli esperti) e di test nelle diverse regioni. Dopo due mesi di emergenza ancora accade che persone sintomatiche siano in isolamento senza mai avere saputo se hanno contratto o meno il virus. Dopo due mesi di emergenza le Regioni ancora brancolano nel buio. E allora sorge un dubbio spontaneo: non è che dopo 60 giorni siamo al punto per cui si riapre solo perché non si può chiudere per sempre? Si aspettano le risposte dei presidenti di regione che si sbracciano per l’aprite tutto. Oppure rimarrà la sensazione che solo il lavoro mobilita l’uomo e solo il profitto detti i tempi del fine quarantena.

Leggi anche: 1. “Censurano le morti e non rispondono da giorni”: così la RSA di Legnano si è trasformata in un lazzaretto / 2. Visite ai parenti, spostamenti e tempo libero: cosa potremo fare dal 4 maggio

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