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Il corso formativo era una truffa. E così quel giovane calabrese si è suicidato

Quando la disoccupazione diventa disperazione: il commento di Luca Telese

Di Luca Telese
Pubblicato il 23 Ott. 2019 alle 19:08
Immagine di copertina
Credit: Pixabay

Non conosciamo il suo nome, ma adesso conosciamo la sua storia: un giovane calabrese si è tolto la vita quando ha capito che non aveva fatto un corso di formazione, come credeva, ma che invece era stato vittima di un raggiro. Sperava di diventare infermiere, era orgoglioso del suo diploma, era convinto di avere la possibilità di trovare finalmente un lavoro. Invece, dopo essersi accorto di aver subìto la truffa, è precipitato nello sconforto: si è suicidato così, per disperazione.

Credo che dovrebbe farci riflettere molto questa storia così asciutta e tragica che ci arriva dalla Calabria, e che viene portata alla luce grazie ad una inchiesta dei carabinieri. È la risposta migliore a tutti gli imbecilli che ancora oggi straparlano a vanvera dei giovani meridionali che – a loro avviso – “non hanno voglia di lavorare”, disegnano uno stereotipo falso, e finiscono per convincersi che è vero. E forse – questa morte – risponde anche ai molti convinti che il reddito di cittadinanza sia un provvedimento assistenziale e privo di utilità, regalato solo ai “divanisti” desiderosi di essere retribuiti per non far nulla. Un sussidio per ragazzi svogliati.

I dati – diffusi proprio ieri – ci raccontano un altro quadro: i beneficiari del reddito sono (fino ad oggi) 943mila. Le famiglie che da sei mesi ricevono il sussidio percepiscono in media 482 euro al mese. E sono 2,3 milioni le persone interessate, se si considerano i nuclei familiari. Secondo l’Istat in Italia ci sono 1,8 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta per un totale di 5 milioni di individui.

Il reddito di cittadinanza ha rappresentato un passo in avanti rispetto al reddito di inclusione (che aveva raggiunto 508mila famiglie, con 1,4 milioni di persone assistite e un assegno medio mensile di 293 euro). Il dato che deve più far riflettere sono le oltre 400mila domande respinte (per mancanza di requisiti), segno che non è stato regalato nulla a nessuno.

Oggi questo ragazzo suicida è un campanello di allarme e insieme un simbolo, per noi: ci dice che il mondo del non lavoro è un girone dantesco dove chiunque si può perdere, ci dice che la disoccupazione produce disperazione. Nel caso del ragazzo cosentino la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la beffa.

Questo giovane, che aveva partecipato ai finti corsi per operatore sanitario, per giunta pagando, è solo una delle vittime – la più tragica – della truffa per cui i carabinieri del Nas hanno arrestato stamattina sei persone. Ed è a lui, giustamente, che il colonnello Vincenzo Maresca, comandante dei Nas di Napoli, ha idealmente dedicato l’operazione.

“Il giovane, era disoccupato da anni – ha spiegato Maresca – ed é stato sopraffatto dalla disperazione”. Solo cogliere l’importanza di questo sacrifico significa non renderlo vano.

Calabria: giovane si suicida dopo aver scoperto la truffa dei finti corsi sanitari