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Il crollo del Morandi si poteva evitare. Da Salvini alla sinistra: ecco chi deve risponderne oltre ai Benetton (di A. Di Battista)

Di Alessandro Di Battista
Pubblicato il 11 Nov. 2020 alle 12:14 Aggiornato il 12 Nov. 2020 alle 09:48
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Immagine di copertina

Il tassello che mancava per far comprendere a tutta Italia quanto la gestione delle nostre autostrade sia stata squallida da parte della famiglia Benetton è appena comparso: poco fa sono stati arrestati gli ex-manager di Autostrade per l’Italia (Aspi). L’accusa fa accapponare la pelle: attentato alla sicurezza dei trasporti e frode. Tra gli altri è finito ai domiciliari Giovanni Castellucci, ex-Amministratore delegato di ASPI e vero e proprio deus ex machina della crescita di Atlantia, gallina dalla uova d’oro della famiglia di Ponzano Veneto. Il numero uno (scelto dai Benetton) di una delle principali aziende al mondo nel settore delle infrastrutture autostradali, aeroportuali e della mobilità in genere, arrestato perché, secondo i PM, era a conoscenza “della difettosità delle barriere e del potenziale pericolo per la sicurezza stradale”.

L’inchiesta è parallela a quella che riguarda il crollo del Ponte Morandi. Già mi immagino la difesa da parte dei Benetton: “Abbiamo fiducia nella magistratura e ricordiamo di aver chiesto le dimissioni di Castellucci a seguito della tragedia del Ponte Morandi”. Più o meno diranno questo. Castellucci divenne Direttore Generale del Gruppo autostrade nel 2001, 19 anni fa. Inoltre ha ricoperto la carica di AD di ASPI (e poi di Atlantia) dal 2005 al 2019. Ora è ai domiciliari ma il suo patrimonio è al sicuro. Appena si è dimesso a seguito della strage di Genova ha ricevuto una buonuscita di 13 milioni di euro oltre che una protezione pressoché totale da parte di Atlantia.

Si legge infatti nella nota diffusa al termine del CDA che ha preso atto delle sue dimissioni: “Per qualsiasi giudizio civile, penale o amministrativo che dovesse coinvolgere Castellucci, anche dopo la cessazione dei rapporti, anche per indennizzi e risarcimenti, ed anche per spese legali e peritali, sarà a carico della società, salvo dovessero emergere condotte dolose comprovate ed accertate”. Certi personaggi cascano sempre in piedi. I denari spesi dai cittadini italiani per percorrere tratti autostradali, tra l’altro costruiti negli anni proprio grazie alle loro tasse, sono serviti anche a pagare 13 milioni di euro di liquidazione ad un manager arrestato poche ore fa.

La magistratura farà il suo corso, ci sarà un processo, chi ha denaro in cassa per liquidare Castellucci con 13 milioni di euro ne avrà a sufficienza per pagare fior di avvocati. Ma restano i morti, resta la totale assenza di vergogna da parte di una famiglia responsabile di decisioni scellerate che hanno pregiudicato la sicurezza di milioni di cittadini e resta la sudditanza di un’intera classe politica nei confronti di questi personaggi ai quali sono stati, di fatto, regalati gioielli pubblici costruiti con il sudore degli italiani.

Avvenne tutto nel 1999, a cavallo tra i governi Prodi e D’Alema. Con la scusa di mettere a posto i conti pubblici ed entrare nei parametri del Patto di Stabilità (che oggi, tra l’altro, a parole mettono tutti in discussione), progressisti, ex-compagni, ipocriti nostalgici di Berlinguer hanno tradito un Popolo e le battaglie di una vita iniziando un progressivo smantellamento dell’industria pubblica le cui conseguenze sono anche le macerie di Genova. Di quei governi fecero parte Bersani, la Finocchiaro, la Bindi, Ciampi, Amato, Fassino, Veltroni, Napolitano e molti altri. Dovrebbero, quantomeno, scusarsi. Direttore generale del Tesoro in quegli anni era Mario Draghi – definito da Cossiga “un affarista e liquidatore, dopo la famosa crociata sul Britannia, dell’industria pubblica italiana”- anch’egli partecipe di tale smantellamento.

Disprezzo la famiglia Benetton ma disprezzo altresì un’intera classe politica che al posto di fare gli interessi della collettività ha svenduto opere pubbliche ad imprenditori privati che, di fatto, le hanno pagate aumentando i pedaggi. “Dalle nostre relazioni il Ponte Morandi era in buono stato”. Così dichiarava Castellucci il 18 agosto 2018, 4 giorni dopo il crollo che ha provocato 43 morti e quasi 600 sfollati. Gli faceva eco Luciano Benetton che definì la strage di Genova “una disgrazia imprevedibile e inevitabile”.

Gli arresti di oggi, dimostrano, se ve ne fosse ancora bisogno, che certe stragi non sono affatto imprevedibili. Quando vi è “incuria, omesso controllo, consapevole superficialità e brama di profitto” (sono parole di Mattarella) la tragedie sono prevedibilissime. Come è prevedibile il fatto che nulla cambierà se la pubblica opinione si lascerà distrarre (distrarre viene dal latino distràhere che significa separare, spingerci in parti diverse) da continue guerre tra poveri. Il capolavoro dell’establishment e del sistema mediatico a suo supporto è convincerci che le nostre precarietà esistenziali dipendano dal vicino di casa, da un dipendente pubblico, da un disoccupato che prende il reddito di cittadinanza o da un disperato che spera che al di là del Mediterraneo vi sia un briciolo di speranza. Il capolavoro dell’establishment e del sistema mediatico a suo supporto è spingerci a cercare colpe sotto di noi o al nostro fianco senza alzare la testa e guardare negli occhi coloro che, occupando apicali posizioni di comando, hanno, con le loro scelte, sbriciolato i nostri diritti.

Qualcuno mi accusa di attaccare più il PD di Salvini lasciando intendere una mia predilezione verso uno dei politici che in realtà reputo più pavidi ed inconsistenti di tutto il panorama partitico italiano. Sciocchezze. Io ho attaccato Salvini quando era potente, quando era difficile attaccarlo, prima che si suicidasse e senza mai dargli del fascista ma cercando di dimostrare quanto fosse parte integrante dell’establishment. Mi viene da ridere quando lo definiscono sovranista. E’ come definire il PD un partito di sinistra.

La Lega, così come la gran parte dei partiti politici italiani, è stata vile davanti ai Benetton. Se, tra il 2018 ed il 2019, si fosse davvero schierata a favore della revoca delle concessioni autostradali, la revoca l’avremmo già ottenuta. Non l’ha fatto e la Storia, mi auguro, le presenterà il conto. La Lega, nel 2006, ricevette parte di quel milione e rotti di euro messo sul piatto dai Benetton per finanziare la politica. Tutta la politica. 150.000 euro alla Lega, 150.000 euro ad AN, 150.000 euro a Forza Italia, 150.000 euro all’UDC.

Lo sanno le sardine che uno dei loro punti di riferimento ha finanziato un partito che reputano pseudo-squadrista? Salvini non era conosciuto come oggi ma era pur sempre vice-segretario nazionale della Lega. Ma i Benetton non si sono limitati al centro-destra. Non sapendo chi avrebbe vinto le elezioni del 2006 hanno elargito finanziamento ai DS, a La Margherita, al Comitato per Prodi e all’UDEUR di Mastella. Io non dimentico e, oggi più che mai, invoco la revoca delle concessioni. Perché i morti non si possono piangere e basta. Vanno onorati con scelte drastiche e rivoluzionarie affinché chi ha sbagliato paghi sul serio e chi, un domani, dovesse gestire un bene pubblico lo faccia con la massima attenzione possibile. Perché uno Stato che si rispetti non deve essere vendicativo ma neppure si può concedere il lusso di perdonare.

Leggi anche: 1. Draghi e i suoi derivati (di Alessandro Di Battista) / 2. Da Prodi a Padoan: l’eterno conflitto d’interessi tra politica e finanza (di A. Di Battista)

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