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La superpoliziotta che ha fatto arrestare Cesare Battisti: “Ecco come lo abbiamo rintracciato”

Di Laura Melissari
Pubblicato il 16 Gen. 2019 alle 17:19 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:24
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Immagine di copertina

Si chiama Cristina Villa ed è la poliziotta della Digos che ha localizzato e arrestato Cesare Battisti. A capo dell’ufficio dell’Antiterrorismo di Milano, Villa, 45 anni, è riuscita a spostare le indagini dal Brasile alla Bolivia.

Incrociando una serie enorme di dati su telefonate e chat, è riuscita, insieme ai colleghi Giuseppe Codispoti ed Emilio Russo, a stringere il cerchio su due quartieri della città di Santa Cruz.

“È notte, è l’una e un quarto. Mi chiama il dirigente, il capo divisione: era appena stato avvisato dai colleghi sul posto. Appena vedo il suo numero, capisco. Cristina, mi dice, lo abbiamo preso”, racconta la poliziotta in un’intervista al quotidiano La Repubblica.

La poliziotta, mente dell’operazione, era a Milano, mentre il latitante veniva arrestato dai colleghi che si trovavano in Bolivia.

“Da settimane faticavo a dormirci, mi creda. E quella notte non ci ho dormito più. Ho buttato tutti giù dal letto, il mio dirigente, persino il procuratore Antonio Lamanna. Poi ho chiamato i ragazzi del mio ufficio. Due ore prima, alle 23, mi era arrivata sul telefonino l’ultima stringa di dati elaborata dal cervellone. Eravamo sulle sue tracce, sapevamo di essere vicini ma sono abituata alle delusioni, a non esultare mai finché non vedo il gatto nel sacco”, racconta ancora Cristina Villa.

“Non è la prima volta che quando sembra fatta si blocca tutto. Avevo dato un’ occhiata a quei dati: ottimo, domani abbiamo un’ altra pista da seguire. Non è più servito”. La poliziotta ha incontrato Battisti direttamente all’aeroporto di Ciampino, dove gli ha notificato gli atti e sequestrato alcuni beni.

“Gli ho chiesto se gli servisse qualcosa, se avesse fame o sete. Mi ha chiesto solo di poter tenere la foto del suo bimbo, una fototessera in bianco e nero che aveva nel portafogli. Avrà cinque anni, il bimbo. Certo, gli ho risposto, naturalmente abbiamo controllato che non contenesse scritte sul retro, poi gliel’ho ridata”, ha specificato ancora la poliziotta.

Cristina Villa ha raccontato che il Cesare Battisti che aveva davanti non aveva il solito ghigno strafottente, ma era uomo “sconfitto”.

L’indagine coordinata da Cristina Villa si è concentrata sulle intercettazioni alle persone vicine a Battisti, tra cui moglie, ex compagna e altri amici.

“Avevamo i suoi vecchi numeri di telefono, monitoravamo il traffico con l’Italia. Quello locale, da qui è più difficile da intercettare. A un certo punto lui sparisce, e il traffico si interrompe. Ops, che succede? Volo in Brasile con gli altri investigatori italiani, e inizio a lavorare in modo molto più aggressivo: stavolta mi concentro sui social, e alla fine qualche traccia la trovo”, spiega ancora la poliziotta.

Il computer che monitorava i dati che lo riguardavano a un certo punto localizza un segnale al confine con la Bolivia. Le indagini si sono spostate dunque, permettendo dopo poco tempo di rintracciare il terrorista.

E alla domanda di Repubblica “Avete festeggiato?”, la poliziotta risponde: “Non ancora. Lo faremo, ma sia chiaro che festeggiamo il successo professionale, non la sua perdita della libertà. Catturarlo era il mio lavoro, e l’ ho fatto. Ma io non brinderò mai alla tristezza altrui”.

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