Mistero su un gommone con 41 migranti a bordo partito da Sabrata: nessun segnale da 2 giorni

Di Valerio Nicolosi
Pubblicato il 25 Mar. 2019 alle 15:52 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:03
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Credit: FEDERICO SCOPPA / AFP. Foto di repertorio

“Un gommone con probabilmente 41 persone a bordo, partito il 23 marzo da Sabrata, è stato avvistato. Le imbarcazioni in zona facciano attenzione e in caso di avvistamento contattino il Jrcc libico”. Recita più o meno così il messaggio inviato dal Centro di coordinamento marittimo di Malta.

Sono le 19.23 del 23 marzo quando viene lanciato un messaggio di aiuto per un gommone con 41 persone a bordo partito da Sabrata, in Libia. Da quel momento, di quel gommone non si sa più nulla. Sparito.

“È gravissimo che nessuno si interessi di sapere come stanno queste persone. Stando al regolamento SAR dovrebbe essere Malta a seguire la situazione e rende conto di cosa sia accaduto in quelle acque”, commenta a TPI Giorgia Linardi, portavoce della Ong Sea Watch.

Il destino di 41 persone che si erano affidate al mare sembra essere piombato nel mistero. E questo silenzio da parte di chi dovrebbe compiere i soccorsi in mare non lascia ben sperare.

“Tutte le opzioni possibili sono terribili: sappiamo che spesso preferiscono lasciarsi morire in mare invece che essere riportati indietro dai libici. Se sono stati trovati e intercettati dai libici ad aspettarli ci sono sofferenze atroci, se non la morte”, prosegue Linardi.

“Un’alternativa è quella che questo gommone sia affondato oppure sia ancora nel Mediterraneo, ormai da tre giorni, e questa è un’opzione con un livello di agonia e atrocità che non augurerei a nessuno”. Aggiunge la portavoce della Ong tedesca che in questo momento è ferma con la propria Nave, la Sea Watch 3, nel porto di Marsiglia in attesa dei permessi da parte dell’Olanda per poter tornare ad operare in zona SAR.

Dai canali della Guardia Costiera di Tripoli non arrivano notizie, il loro account Facebook è fermo al 15 Marzo e non è stato diramato nessun comunicato.

“Hanno scelto di far diventare quel tratto di mare un deserto. Potevano esserci delle navi civili europee che avrebbero potuto salvare queste persone. Oltre a loro sarebbero potuti intervenire degli assetti navali militari, che avrebbero potuto arrivare sul posto in poche ore”. Continua la Linardi.

Proprio la “missione Sophia”, quella che prevede la presenza di navi militari nel Mediterraneo per la lotta ai trafficanti, è stata messa in discussione nei mesi scorsi e in questi giorni il dibattito europeo è incentrato rinnovo o meno della stessa.

“Io credo sia importante che ci siano assetti militari nel Mediterraneo perché sono molte le attività che svolgono ai fini della prevenzione delle attività illecite. Però credo ci sia bisogno di una missione parallela a “Sophia” con chiare regole d’ingaggio di ricerca e soccorso” chiosa Giorgia Linardi.

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