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Proteste Rom, Orfini (Pd) a TPI: “Altro che povertà, stanno facendo la guerra ai poveri. Raggi inadeguata”

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 8 Apr. 2019 alle 22:17 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:00
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Immagine di copertina
Credits: Afp

“È chiaro che chi deve uscire da un campo o da un cosiddetto “centro di raccolta” ha bisogno di assistenze sociali e di percorsi di integrazione ma anche di una casa in cui stare. E questo vale per la comunità rom come per tanta altra gente in questa città. Qui non si sta facendo la guerra alla povertà, ma la guerra ai poveri, il che è ben diverso”. Lo ha detto Matteo Orfini, deputato ed ex presidente del Pd, a TPI a margine della conferenza stampa alla Camera dei Deputati durante la quale – in occasione della Giornata internazionale per i diritti dei rom – l’Associazione 21 luglio e Amnesty International hanno presentato i dati relativi alle comunità rom in insediamenti formali e informali in Italia e nella città di Roma.

Alla conferenza stampa – dove sono intervenuti alcuni portavoce della 21 luglio come Marco Zanne e Aurora Sordini, oltre che il presidente dell’associazione Carlo Stasolla, la ricercatrice dell’Ufficio Regionale per l’Europa di Amnesty International Elisa De Pieri e il deputato di +Europa Riccardo Magi – si è parlato di dati e numeri relativi alle comunità rom e sinti presenti in Italia e a Roma, di insediamenti formali e informali, sgomberi forzati, secolarizzazione dei minori rom e del ricorso al Comitato europeo dei diritti sociali presentato da Amnesty International relativamente alla situazione abitativa di queste minoranze nel nostro paese.

Questioni la cui delicatezza e importanza è emersa con ancora più forza a seguito dei recenti episodi di intolleranza che si sono verificati in alcuni quartieri alla periferia est della Capitale.

Prima le proteste di Torre Maura (qui una ricostruzione di quanto accaduto) e poi quelle, quasi come in un effetto domino, di Casal Bruciato, dove i residenti si sono ribellati all’assegnazione di una casa popolare a una famiglia rom.

“Questa situazione, soprattutto per quanto riguarda Roma che è la mia città, è gestita male da ormai tanto tempo. Non mi riferisco solo all’operato dell’ultima amministrazione. È stata sbagliata la politica dei campi che fece anche la giunta Veltroni, è stata sbagliata quella dei centri di raccolta della giunta Alemanno e infine è sbagliata la politica che sta facendo la Raggi“, ha proseguito Orfini parlando di quella che Stasolla della 21 luglio ha insistito più di una volta a non definire “emergenza rom”.

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Perché, dati dell’associazione e di Amnesty alla mano, a Roma nel 2018 i rom e sinti che risultavano in emergenza abitativa sono 6.030, pari cioè allo 0.20% della popolazione della Capitale.

Gridare quindi all’emergenza per quanto riguarda i rom, così come per quanto riguarda i migranti, secondo Stasolla è stato e sarà l’ennesimo escamotage da parte del governo per giustificare scelte e soluzioni di tipo “emergenziale” e, dunque, poco attente al rispetto dei diritti umani.

“Le condizioni abitative di migliaia di rom in Italia sono una scandalosa violazione dei diritti umani cui nessuna amministrazione locale o nazionale si è presa la responsabilità di porre termine. Da molti anni mancano proposte legislative e politiche inclusive, accompagnate da risorse adeguate, che pongano rimedio alle condizioni di grave deprivazione socio-abitativa di queste comunità. Per questo abbiamo presentato un reclamo al Comitato europeo dei diritti sociali, che ci auguriamo chiami a rispondere le autorità italiane delle continue violazioni che i rom subiscono sul territorio”, ha spiegato Elisa De Pieri di Amnesty.

Le due associazioni hanno posto anche l’accento sul fatto che l’Italia rappresenta un unicum in quanto a presenza di insediamenti rom formali: 15 mila dei 25 mila rom presenti in Italia – pari allo 0.04% della popolazione italiana – vive infatti in questi “centri di raccolta” istituzionali, dove molto spesso vengono attuate quelle che Stasolla ha definito delle “modalità preoccupanti”, come la videosorveglianza continua o la presenza di militari negli insediamenti. Per non parlare poi delle richieste di censimento, come l’ultima di recente lanciata dal ministro degli Interni Matteo Salvini.

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“Nel 2018 si registra il permanere di elementi di criticità dettati dalla natura non vincolante della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, dalla scarsa esistenza di incidenza di strumenti effettivi utili per l’implementazione dei suoi principi e da una debole volontà politica nella sua reale attuazione unita allo scarso livello di priorità riconosciuto nella promozione delle azioni previste dalla stessa”, evidenzia sempre la 21 luglio, delineando un quadro di evidente trascuratezza di una situazione che diviene poi facile preda delle strumentalizzazioni politico-elettorali.

“È chiaro – ha aggiunto Matteo Orfini sempre a margine della conferenza stampa – che c’è un lavoro da fare nella società perché quello che sta accadendo in queste ore a Casal Bruciato è allucinante, nel senso che lì c’è un caso di come le cose dovrebbero andare: una famiglia rom che si vede assegnata una casa popolare avendone diritto scatena la reazione da parte di forze di destra che negano questo diritto al nucleo. Questo è intollerabile, perché questa è invece la strada da seguire. Questa è, per altro, solo una facciata del più grande problema relativo all’emergenza abitativa. C’è bisogno di politiche per la casa e di politiche di integrazione”.

Orfini ha infine commentato i fatti di Torre Maura e le spiegazioni che sono arrivate dal sindaco di Roma Virginia Raggi, la quale ha detto di non essere stata informata di quel trasferimento di 70 rom, come confermato e ribadito anche dal presidente del VI Municipio Roberto Romanella in un’intervista a TPI: “Se fosse vero che la Raggi e Romanella non erano informati sarebbe ancora più grave, perché un sindaco e un presidente di municipio che non controllano nemmeno i loro uffici sono palesemente inadeguati. Paradossalmente, sarebbe quasi meglio una valutazione politica sbagliata che questo. Quindi la pezza mi pare peggiore del buco”.

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