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    Vaccino antinfluenzale, caos in Lombardia. Sala: “Ridicole le parole di Gallera”. La risposta: “Mi giudicherà la storia”

    Giuseppe Sala (sindaco di Milano) e Giulio Gallera (assessore al Welfare della Regione Lombardia). Credit: ANSA

    Scontro istituzionale, si passa a parole molto forti. Il sindaco di Milano afferma di non sentirsi "tutelato come lombardo" dall'assessore regionale, il quale accusa: "Ha paura di ricandidarsi e perdere". Intanto continuano a mancare i vaccini, ma anche una decisione sulle mascherine all'aperto

    Di Lorenzo Zacchetti
    Pubblicato il 5 Ott. 2020 alle 11:30 Aggiornato il 5 Ott. 2020 alle 11:33

    La querelle sul vaccino antinfluenzale tra Comune di Milano e Regione Lombardia non accenna a placarsi. Anzi, tra le due istituzioni c’è una vera e propria escalation della tensione. Dopo lo scontro verbale tra la vicesindaco Anna Scavuzzo e l’assessore al Welfare Giulio Gallera, è entrato nella contesa anche il sindaco Beppe Sala, solitamente molto attento a mantenere buoni rapporti a livello istituzionale. Il primo cittadino di Milano questa volta ha scelto di colpire molto duramente l’assessore regionale, definendo “ridicole” le sue affermazioni (Leggi ancheGoverno e Regioni promuovano una vaccinazione antinfluenzale di massa: la campagna di TPI).

    Sala si riferisce al passaggio in cui Gallera ha bollato le critiche di Scavuzzo come “polemiche politiche ingiustificate”, alludendo all’ormai imminente campagna elettorale per Palazzo Marino. Considerazioni che, sostiene Sala, vengono fatte da “uno che ha fatto politica senza che nessuno se ne accorgesse per un sacco di anni” e che “nel momento in cui ha avuto visibilità mediatica ha pensato di candidarsi per fare il sindaco nel mezzo di una pandemia”. “Da Gallera non mi sento tutelato come cittadino lombardo nel suo ruolo”, ha aggiunto il sindaco.

    La nuova risposta di Gallera non si discosta granché dalla precedente: “Ritengo una vergogna assoluta fare campagna elettorale sulla salute dei più fragili”. Gallera definisce “agghiacciante” quella che lui considera una “mossa elettorale”, ovvero “dare i vaccini ai dipendenti comunali sani sottraendoli agli anziani, ai malati di tumore e alle donne incinte e tutto questo per ottenere il loro consenso alle elezioni comunali dell’anno prossimo”.

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    “Capisco che vedere crollare la propria immagine di uomo del fare e di successo sia molto doloroso, al punto di decidere di non ricandidarsi per paura di perdere le elezioni”, dice Gallera. “Ma in momento ancora critico e delicato per la salute dei nostri concittadini sarebbe necessario una costruttiva collaborazione istituzionale. Tuttavia non la si può pretendere da chi nella vita non ha mai agito con ‘spirito di servizio’ ma solo per vanità e ambizione personale”.

    “Il sindaco Sala, in evidente carenza di ossigeno e di argomenti, oggi non ha trovato di meglio, per cercare di coprire la gaffe clamorosa, che insultare rozzamente e volgarmente il sottoscritto oltre a fare affermazioni totalmente prive di fondamento segno di una confusione mentale preoccupante”, aggiunge l’assessore di Forza Italia. “Tutti i medici di medicina generale sono stati coinvolti dalle Ats nella campagna vaccinale antinfluenzale e anzi, colgo l’occasione per ringraziarli per la disponibilità sia a vaccinare presso i propri studi, laddove ci siano le condizioni logistiche per farlo, oppure presso i locali individuati e messi a disposizioni dei sindaci lombardi”.

    E ancora: “Per quanto riguarda gli insulti al sottoscritto, con grande umiltà rivendico orgogliosamente i tanti anni al servizio della mia città e della mia regione, peraltro sempre grazie alla fiducia e al consenso di migliaia di milanesi e lombardi (ricordo a Sala che nel 2018 sono risultato il più votato di tutti i partiti a Milano). L’operato mio e di Regione Lombardia nella più grande pandemia dal dopoguerra che ha travolto la nostra regione quale prima area del mondo occidentale verrà giudicato dalla storia e dagli elettori quello che è certo è che questo momento drammatico ha fatto emergere l’assoluta evanescenza e inconsistenza del sindaco Sala che verrà ricordato per le magliette ‘Milano non si ferma’, per gli aperitivi sui Navigli mentre si riempivano le terapie intensive e per aver mandato in ferie i vigili urbani durante il lockdown”.

    Vedremo se e come sarà la storia a giudicare i protagonisti della gestione della pandemia, intanto a parlare è la cronaca, che non può fare a meno di sottolineare alcuni elementi decisamente preoccupanti. Il ritardo nell’approvvigionamento e distribuzione dei vaccini dipende anche dai numerosi flop nelle gare organizzate da Aria, l’azienda di Regione Lombardia che si occupa degli acquisti. Dopo i tentativi andati a vuoto, dei quali TPI vi ha già dato conto, è saltata anche la maxifornitura d’urgenza da 1,5 milioni di dosi a 10 euro l’una.

    Altrettanto sorprendente è il silenzio della Regione Lombardia sull’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, una scelta già intrapresa da parte della Regione Lazio e allo studio in diverse altre regioni. Che cosa ne pensa la Giunta Fontana? Al momento non è dato saperlo, anche se ci sarebbero almeno due buoni motivi per introdurlo con la massima urgenza. Il primo consiste nella difficoltà di regolare alcune situazioni di assembramento (come all’esterno dei locali, ma non solo), che un obbligo diffuso risolverebbe alla radice. Il secondo riguarda la scoperta scientifica della quale TPI ha scritto la scorsa settimana: essendo ormai provato che il PM10 contribuisce ai contagi da Covid-19, trasportando il virus sulle particelle, sono gli stessi scienziati a indicare l’uso della mascherina anche all’aperto come un passo inevitabile, soprattutto d’inverno.

    Visto che la Pianura Padana è la zona più inquinata del Paese, nonché quella più duramente colpita dalla pandemia di Coronavirus, o le Regioni competenti prendono una decisione in fretta, o quantomeno dovrebbero spiegare perché non ritengono di dover seguire le indicazioni mediche. Nell’attesa, è possibile che sia il Ministero della Salute a decidere per tutti, imponendo da Roma l’obbligo di mascherina all’aperto su territorio italiano e così scrivendo un nuovo capitolo di questo lungo pasticcio tra livello centrale e Regioni nella gestione della pandemia. E i cittadini, di qualunque orientamento politico siano, come sempre ne pagano il conto.

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