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RiMaflow: il libro di Massimo Lettieri racconta i primi dieci anni di autogestione

La fabbrica di componenti per le auto di Trezzano sul Naviglio, nel milanese, è stata rigenerata dai lavoratori, che ne hanno assunto la gestione e ora si occupa di riciclo. Ma non solo

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 21 Ago. 2020 alle 14:04
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Immagine di copertina
Il libro di Massimo Lettieri può essere acquistato presso la sede di Rimaflow o sul sito di Aut Aut Edizioni

I primi dieci anni della vita di “RiMaflow”, significativa storia di rigenerazione di una fabbrica in crisi, sono raccontati nel libro scritto dal suo fondatore, Massimo Lettieri.

Pubblicato per Aut Aut Edizioni, RiMaflow – Storia di una fabbrica recuperata, ripercorre una strada iniziata nel 2010 con la crisi di Maflow, fabbrica di Trezzano sul Naviglio (MI) che costruisce componenti per il sistema di condizionamento delle automobili. Come un film già visto in molte altre occasioni, i problemi aziendali si scaricano principalmente sui lavoratori, che vengono licenziati e si trovano faccia a faccia con lo spettro della disoccupazione.

A fare la differenza è la scelta di rilevare l’attività mettendosi in proprio, secondo un modello di reazione attiva alle storture del capitalismo che ha già avuto esempi positivi in vari Paesi del mondo, dall’ex Jugoslavia alla Francia, ma anche al di là dell’oceano, ad esempio nell’Argentina della pesante crisi economica di inizio Millennio.

Alla testa dei lavoratori in autogestione c’è appunto Massimo Lettieri, sindacalista già dipendente della Murray, che poi è diventata Manuli Automotive e infine Maflow. Il nome “Ri-Maflow” indica sia la rinascita delle attività, sia la trasformazione del modello produttivo, che porta la neonata cooperativa di lavoratori ad occuparsi di riuso e riciclo di vari materiali, ma anche di attività collaterali come l’organizzazione di spettacoli e attività culturali, nonché il lancio di prodotti alimentari molto particolari: dalla passata di pomodoro “Ripassata” al liquore aromatizzato “Rimoncello”, passando per l’amaro “Partigiano” e la vodka antisessista “Kollontai”.

Una strada non priva di ostacoli, visto che Lettieri ha passato anche momenti molto difficili: accusato di smaltimento irregolare dei rifiuti, ha vissuto due mesi di reclusione. Una storia che, nonostante tutto, continua anche in una nuova sede – sempre a Trezzano – perché, come dice Lettieri, “ci siamo messi in cammino su un sentiero di utopia possibile”.

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