Al Pio Albergo Trivulzio arrivano le prime cause per danni. Azzoni: “C’è ancora poca chiarezza”

Due operatori contagiati dal Covid chiedono il risarcimento alla "Baggina". Il Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio si dice insoddisfatto dalla versione fornita dai vertici dl PAT

Di Redazione TPI
Pubblicato il 8 Mag. 2020 alle 10:16 Aggiornato il 8 Mag. 2020 alle 11:17
0
Immagine di copertina
Un’ambulanza esce dal Pio Albergo Trivulzio durante le perquisizioni della Guardia di Finanza al Pio Albergo Trivulzio a causa dei decessi avvenuti in seguito all’epidemia coronavirus all’interno della struttura, Milano 14 aprile 2020. Ansa/Matteo Corner

Resta molto caldo il clima intorno al Pio Albergo Trivulzio, dopo la conferenza stampa nella quale i vertici dell’istituto hanno fornito la loro versione dei fatti.

Le parole del virologo Fabrizio Pregliasco, diventato coordinatore scientifico nel pieno dell’emergenza, e del noto avvocato Vinicio Nardo, che difende sia l’Istituto che il suo d.g. Giuseppe Calicchio, non hanno convinto il Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio.

“Constatiamo ancora poca chiarezza da parte del Pio Albergo Trivulzio”, ha detto il portavoce Alessandro Azzoni. A suo parere dalla conferenza stampa non sarebbero emersi “dati concreti e rassicuranti su quanto avvenuto finora all’interno della struttura”.

“Nei 300 decessi dichiarati è evidente che non sono compresi tutti gli anziani che in marzo sono stati trasferiti in ospedale oppure rimandati a casa, poi risultati positivi al Covid-19, che in molti casi hanno contagiato i familiari e sono morti. Purtroppo la gestione non oculata avrebbe provocato anche il contagio di molti pazienti, molto spesso anziani, che usufruivano di servizi di fisioterapia, in decorso post operatorio o con patologie multiple aggravate”.

“La struttura si è dimostrata molto fragile nel bloccare l’accesso di pazienti esterni e nell’uso dei dispositivi di sicurezza grazie ai quali si sarebbe potuta arrestare la diffusione del virus, come avvenuto in molte altre RSA in Italia”.

In merito alla diffusione del virus, si registra il ricovero per polmonite di Luigi Bergamaschini, il geriatra che ha sollevato il caso della “Baggina”. Due dipendenti del PAT , un operatore socio-sanitario e un ausiliario socio-assistenziale, hanno invece richiesto i danni all’azienda dopo essere stati contagiati. Nella lettera inviata all’istituto contestano la responsabilità datoriale per “comportamenti imperiti e negligenti (…) in violazione dell’obbligazione di sicurezza del lavoratore sul luogo di lavoro”. Il PAT ha risposto ai dipendenti, interpellando un’assicurazione.

L’Istituto Palazzolo Fondazione Don Gnocchi, un altro ente sul quale indaga la magistratura, ha invece licenziato uno degli operatori assunti dalla cooperativa Ampast che fecero scattare la denuncia. Altri avrebbero invece ricevuto lettere di sanzione disciplinare con cui si preannuncia il trasferimento in altre sedi.

Al Consiglio di Municipio 7 di Milano, sul cui territorio si trovano sia il PAT che diverse altre case di riposo e ospedali coinvolti nell’emergenza, l’opposizione di centrosinistra ha formalizzato la richiesta di una seduta straordinaria per fare luce sulla vicenda, con l’audizione dell’assessore regionale Gallera, del Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio e della dirigenza degli istituti interessati.

0
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.