Il Pio Albergo Trivulzio non apre ai parenti: “Pregliasco non ci dà risposte, da fonti interne notizie allarmanti”

Il Comitato dei parenti: "Siamo molto preoccupati perché sempre più frequentemente anziani in gravissime condizioni vengono trasferiti dal PAT negli ospedali milanesi, dove, spesso, in pochi giorni muoiono. Ci appelliamo all'aiuto di Sala"

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 17 Mag. 2020 alle 17:56
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Immagine di copertina

A Milano si riapre quasi tutto, ma non il Pio Albergo Trivulzio. Le visite da parte dei familiari agli ospiti della “Baggina” rimangono vietate, “anche alla luce dei possibili scenari descritti dalla task force dedicata all’Emergenza di Regione Lombardia”.

L’indicazione emerge da un bollettino interno indirizzato ai dipendenti e pubblicato da Ansa. Al suo interno si legge anche: “Quanto emergerà durante le prossime settimane nel contesto cittadino  sarà attentamente valutato per programmare aperture con modalità che assicurino la tutela degli ospiti”.

Nel bollettino si ricorda che “la comunicazione con i familiari, sia attraverso il servizio delle videochiamate che attraverso la chiamata di aggiornamento delle condizioni cliniche, è da ritenere parte integrante del percorso di cura e assistenziale” e pertanto “costituisce pertanto onere quotidiano a cui assolvere”.

Dal punto di vista dei parenti, però, la situazione continua ad essere allarmante: “Dalle notizie provenienti da fonti interne, non ci risulta che la situazione nelle RSA sia risolta”, afferma Alessandro Azzoni, portavoce del Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio.

“A distanza di una settimana dall’incontro dei parenti del Comitato con il professor Fabrizio Pregliasco, consulente di parte della difesa del Pio Albergo Trivulzio, non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta alle nostre 31 domande. In compenso, la campagna mediatica del governatore Fontana volta a rassicurare che va tutto bene, e che ‘nella sanità lombarda tutto è sempre stato fatto al meglio’, non ci sembra corrispondere alla realtà”.

Il Comitato ha pubblicato anche un’infografica con le informazioni che ha raccolto “da fonti interne” sulla situazione dei vari reparti: “Ci segnalano che il reparto Grossoni è appena stato chiuso, pare, per mancanza di personale. Al professor Pregliasco, che ci aveva assicurato di persona che non ci fosse più alcuna carenza di personale, chiediamo il reale motivo della chiusura”.

“Siamo molto preoccupati perché sempre più frequentemente anziani in gravissime condizioni vengono trasferiti dal PAT negli ospedali milanesi, dove, spesso, in pochi giorni muoiono. Vista la forte presenza del Comune di Milano nel Consiglio di Amministrazione e nel Consiglio di Indirizzo del Pio Albergo Trivulzio, chiediamo al sindaco Giuseppe Sala, garante della salute dei suoi cittadini, se – a maggior ragione in questo momento in cui si stanno rinnovando gli organi amministrativi interni della Baggina – può rassicurarci sul fatto che ora la situazione è sotto controllo”, conclude Alessandro Azzoni.

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