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Nuovo San Siro: accordo tra i club e il Comune sulla riduzione delle volumetrie

Il progetto definitivo è atteso per agosto: dopo l'ultima valutazione di fattibilità, verrà dato il via libera per la realizzazione di uno "Sports and Entertainment District" aperto alla città

Di Redazione TPI
Pubblicato il 24 Giu. 2020 alle 10:06 Aggiornato il 24 Giu. 2020 alle 10:35
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Immagine di copertina

Il Comune di Milano li definisce “significativi passi avanti”. Potrebbero essere i passaggi decisivi per un gol da segnare nel prossimo mese di agosto, quando verranno presentati i progetti definitivi.

Nella trattativa con Milan e Inter rispetto alla costruzione del nuovo stadio di San Siro, lo scatto in avanti è stato compiuto ieri pomeriggio, nell’incontro tra i vertici dei due club e gli assessori Roberta Guaineri (sport) e Pierfrancesco Maran (urbanistica) della Giunta-Sala.

Il Comune ha infatti ottenuto da Milan e Inter la riduzione dell’indice volumetrico connesso al progetto a 145.ooo metri quadri, sulla base delle indicazioni fornite dal Consiglio comunale in seguito a un lungo dibattito. Il riconoscimento del pubblico interesse per la proposta presentata dai club è stato deliberato lo scorso novembre, subordinato però a una serie di condizioni, che di fatto hanno spinto rossoneri e nerazzurri a rivedere il progetto.

Nell’area di San Siro verrà quindi creato uno “Sports and Entertainment District”, che secondo quando comunicato dal Comune “genererà un incremento occupazionale stimato tra 3.000 e 3.500 posti di lavoro e migliorerà un’importante area urbana, diventando una straordinaria opportunità per la Città di Milano e per il calcio italiano”.

“Per quanto riguarda la richiesta di rifunzionalizzazione dello stadio Meazza” – prosegue la nota di Palazzo Marino – “I club hanno delineato sviluppi progettuali che prevedono il mantenimento di elementi dell’attuale impianto nel nuovo distretto, che avrà vocazione prevalentemente sportiva e di intrattenimento e sarà dunque a beneficio della cittadinanza. Un intervento di rigenerazione urbanistica a connotazione sportiva, fruibile 365 giorni all’anno, dedicato anche agli sport di base, un ‘hub’ culturale e innovativo per le nuove generazioni, all’avanguardia per impatto ambientale, inclusività e sostenibilità; un centro di aggregazione sicuro, aperto alle attività sociali e ricreative del quartiere. Molte delle attività previste nel progetto (tra cui anche un percorso per il jogging, una pista ciclabile, una palestra all’aperto, uno ‘skateboard park’, una parete da arrampicata, una zip line, il museo dello sport) saranno gratuite o convenzionate con il Comune di Milano, a favore di cittadini, residenti, associazioni e organizzazioni culturali locali, oltre che delle scuole e delle strutture sanitarie della zona. Tali attività sportive, ricreative e culturali saranno localizzate sia all’aperto sia all’interno di spazi riqualificati e l’area pedonale aperta alla comunità sarà pari a circa 220.000 metri quadri, di cui almeno 106.000 metri quadi di aree verdi (il doppio rispetto agli attuali 56.000)”.

Quest’ultima annotazione riguardante il verde non è secondaria, in quanto molte delle proteste dei cittadini residenti in loco riguardavano la possibile perdita dell’attuale area verde, fatta costruire dall’allora Consiglio di Zona 7 nel 2016, dopo trent’anni di abbandono susseguenti al crollo del Palasport.

“Il costo della rifunzionalizzazione del Meazza, pari a circa 74 milioni di euro secondo la stima delle squadre, porterebbe a un indice edificatorio massimo di 0,51 metri quadri/metri quadri, equivalente a 145 mila metri quadri di SL. Resta ovviamente inteso che la concessione di eventuali volumetrie in eccesso rispetto all’indice attualmente previsto dal Piano del Governo del Territorio (PGT) e pari a 0,35 metri quadri/metri quadri e l’approvazione degli ulteriori contenuti urbanistici ed edilizi resta soggetta alle decisioni degli organi istituzionali competenti, come previsto dal procedimento in corso. In ogni caso la proposta di rifunzionalizzazione dovrà essere ricompresa nel piano economico finanziario anche rispetto all’obiettivo del raggiungimento dell’equilibrio dell’intervento”, spiegano dal Comune di Milano.

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