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Immigrazione, riapre il CPR di via Corelli: proteste di fronte alla Prefettura

Il tema agita le acque nel centrosinistra milanese. La Rete No CPR accusa: "Nessuna discontinuità da Salvini a Lamorgese". Apertamente critici verso la scelta anche Majorino, Mazzali e Giungi

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 28 Set. 2020 alle 11:17
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Immagine di copertina
Alcune decine di persone del comitato "No Cpr" hanno partecipato alla protesta contro la notizia della prossima apertura per i?primi di marzo del Centro di permanenza per i rimpatri in via Corelli, in piazza Scala davanti alla sede del Comune a Milano, 13 febbraio 2020. ANSA / PAOLO SALMOIRAGO

Riapre oggi, lunedì 28 settembre, il CPR di via Corelli. CPR sta per “Centro di Permanenza per il Rimpatrio”, ma la Rete No CPR lo definisce “il lager di Milano”. Molto critico anche l’avvocato Mirko Mazzali, presidente del Consiglio di Municipio 1 e delegato del Sindaco Sala per le periferie, il quale lo definisce “un luogo dove sono detenute persone che non hanno commesso un reato”.

Il suo collega Alessandro Giungi, consigliere comunale del PD, stigmatizza “il fragoroso silenzio anche di tanti del PD che qualcosa avrebbero potuto fare per impedire questo sfregio a Milano”. Nonostante il parere negativo del Muncipio 3, competente per territorio e anch’esso governato dal centrosinistra, si prosegue con quella che l’eurodeputato Pierfrancesco Majorino definisce “una pessima idea e l’ennesima occasione mancata dal governo sull’immigrazione”. Ristrutturato nei mesi precedenti alla pandemia, il centro di via Corelli era stato proposto dallo stesso Majorino come luogo di cura alternativo, visto che rispetto all’ospedale costruito in Fiera presentava il vantaggio di essere già “una struttura vuota, in perfette condizioni, pronta all’uso, con centinaia di posti letto”. Il lockdown ha rinviato l’apertura del CPR, che viene duramente contestato dagli attivisti, i quali annunciano un presidio davanti alla Prefettura per venerdì 2 ottobre, dopo quello svolto lo scorso febbraio davanti a Palazzo Marino.

“Denunciamo – spiega la Rete No CPR – la scelta politica compiuta da questo Governo e dalla ministra Luciana Lamorgese: nessuna discontinuità con le politiche razziste e repressive del suo predecessore Matteo Salvini (…), denunciamo il silenzio di tutte quelle figure politiche e sociali che non stanno spendendo una parola per fermare questo scempio giuridico e umano. Chiediamo a tutte le realtà e alle persone che si si sono indignate e anche mobilitate per la terribile situazione nel campo profughi di Moria di essere insieme a noi nell’impedire l’apertura di un CPR a Milano. Per noi non esistono confini, Moria e il CPR di Milano sono originate dalle stesse scelte politiche razziste italiane ed europee. Tacere di fronte a quanto sta accadendo ci renderebbe complici. Essere indifferenti, criminali”.

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