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Frenata sul nuovo stadio San Siro, Pantaleo (PD): “Perchè tanta fretta?”

Dopo i commenti negativi del Sindaco Beppe Sala e dell'assessore all'urbanistica Pierfrancesco Maran, anche l'esponente Dem appare critico: "Se per le squadre rifunzionalizzare significa pretendere, dalla finestra, volumetrie non concesse dalla porta, ancora non ci siamo"

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 18 Giu. 2020 alle 17:15
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Immagine di copertina

Dopo i commenti negativi del Sindaco Beppe Sala e dell’assessore all’urbanistica Pierfrancesco Maran, anche il consigliere comunale del PD Rosario Pantaleo esprime perplessità sul progetto riguardante il nuovo stadio di San Siro.

“Ma perché tutta questa fretta?”, si chiede il Presidente della Commissione Sicurezza Coesione Sociale. “Per la questione del nuovo stadio che le squadre cittadine vorrebbero costruire abbiamo molte ombre ma, sicuramente, alcune certezze:

-che per il Mondiali di calcio Italia ’90 vennero spesi oltre 180 miliardi delle vecchie lire per costruire un inutile terzo anello dello stadio e che nel corso degli anni altri miliardi prima e milioni poi sono stati spesi per la sua manutenzione dello Stadio Meazza;
-che ad oggi le squadre non hanno deciso quale stadio verrebbe eventualmente costruito;
-che un progetto reale di riqualificazione dello stadio Meazza non è mai stato prodotto dalle squadre;
-che il valore dell’investimento è dichiarato dalle squadre e che il costo per seduta è più del doppio degli stadi recentemente costruiti in Europa”, argomenta Pantaleo.

“Le squadre richiedono di alzare l’indice di edificabilità del vigente PGT al fine di pareggiare l’investimento con costruzioni di servizi vari (hotel, centro commerciale, torre uffici). Nel documento presentato dalle stesse nel mese di aprile a pagina 13 si certifica l’accettazione degli indici di edificabilità ma, nel contempo, si chiede di ottenere ulteriori 88 mila metri quadrati di superficie per pareggiare i costi della rifunzionalizzazione dello stadio. Rifunzionalizzazione che consisterebbe nel mantenimento di spicchi dello stadio e la costruzione di manufatti per intrattenimento e tempo libero (si presume cinema ed altre attività al coperto a pagamento) e costruzione, all’aperto, di percorso per sport minori”.

“Se per le squadre rifunzionalizzare significa pretendere, dalla finestra, volumetrie non concesse dalla porta, ancora non ci siamo. Ci si chiede, inoltre, come immaginare rientri economici a breve scadenza investendo nella costruzione di immobili per servizi oggi in crisi (hotel e centri commerciali) e in eccedenza (uffici) e, considerando, inoltre, la crisi del mondo del calcio (manifestata proprio dal mondo professionistico). La fretta è una cattiva consigliera ed una maggiore attenzione alla struttura dello stadio Meazza ed alle sue opportunità va data”.

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