Coronavirus: un murales a Quarto Oggiaro per celebrare gli infermieri, colpiti da contagi e decessi

I dati Inail rivelano che l'83% dei casi nel mondo sanitario ha riguardato la categoria, rappresentata dal Sindacato Nursing Up. Il Presidente De Palma: "Siamo stati mandati allo sbaraglio contro il mostro Coronavirus"

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 21 Lug. 2020 alle 09:46
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Immagine di copertina
Credit Photo: Fabio Galesi Facebook

Con un coloratissimo murales all’ingresso del quartiere milanese di Quarto Oggiaro, l’associazione culturale Spazio Baluardo ha voluto rendere omaggio agli operatori sanitari dell’Ospedale Sacco, in prima linea fin dai primi giorni dell’epidemia di Covid-19 per via della sua specializzazione sulle patologie infettive.

L’opera artistica, patrocinata dal Municipio 8, solidarizza con una categoria pesantemente colpita dalla malattia, come certificano i dati Inail su contagi e decessi nel mondo sanitario italiano: l’83% dei casi segnalati riguardavano infermieri, categoria che ha avuto al suo interno il 63% delle vittime per Covid-19 nel mondo.

Credit photo: Fabio Galesi Facebook

“I dati non lasciano spazio a dubbi. A due mesi dal Covid, qualcuno che osa ancora parlare di noi con indifferenza, o che si permette di voltarci le spalle, si sciacqui la bocca! Perché noi, più di ogni altro, abbiamo sorretto il macigno sulle nostre spalle”, commenta polemicamente Antonio De Palma, presidente del Nursing Up, Sindacato Infermieri Italiani.

“Lo abbiamo urlato a gran voce dalle piazze di tutta Italia durante i nostri recenti flash mob. Gli infermieri italiani hanno sorretto con le loro mani il ‘macigno’ della lotta contro il ‘Mostro-Coronavirus’, pagando sulla propria pelle lo scotto di una battaglia a tratti anche improba, contro un nemico invisibile, sconosciuto e subdolo. Noi, senza nulla togliere alle altre categorie di operatori sanitari, siamo quelli che hanno accettato lo scontro frontale senza paura, noi siamo quelli che hanno visto la morte in faccia, schierati in prima linea. Spesso mandati allo sbaraglio, senza armi, senza difese, senza avere le spalle coperte, come dovrebbe avvenire in una guerra per ogni buon soldato che si trova al fronte. Perché di guerra si è trattato, anche se qualcuno oggi si permette pure il lusso di negarlo”.

Credit photo: Fabio Galesi Facebook

“I numeri dell’Inail non fanno che ribadire – continua De Palma – la gravità emersa già dalla nostra inchiesta sindacale, quella che abbiamo portato avanti nelle strutture sanitarie. Non ci meravigliamo affatto”, dice il leader del Sindacato Infermieri Italiani, “ma i nostri approfondimenti ora ci pongono domande sulla esaustività di questi dati”.

“Quanto sono rappresentative della realtà complessiva queste cifre? Qui stiamo parlando di numeri basati sulle denunce e sui casi conclamati: ma noi ci chiediamo, quanti sono gli altri? Parliamo degli infermieri che sono rimasti contagiati ‘nel silenzio assoluto’ e soprattutto di tutti quei colleghi deceduti senza che venisse loro effettuato un tampone. Qui non si può pensare solo alla sanità pubblica, ma bisogna estendere lo sguardo a quanto è accaduto nelle strutture private, nei centri anziani e in tutto quel micromondo dove operano tanti altri uomini e donne, professionisti come noi”.

“Solo una impresa su sei avrebbe rispettato le misure per evitare il contagio dei propri dipendenti! E allora, cari Signori della Politica, aspettateci alle porte delle vostre ‘dimore dorate’. Gli infermieri italiani, quelli che sono sopravvissuti, malconci, feriti dentro, stanchi, ed arrabbiati come non mai, pretendono adesso una spiegazione. E rivendicano rispetto: per quello che hanno profuso in termini di impegno e pagato in termini di danni fisici e morali. Ognuno di voi ci metta la faccia e scenda nelle strade di Roma quando lo faremo noi, ne abbia il coraggio! Ci guardi negli occhi. Guardi negli occhi quei soldati che avete mandato ad affrontare “a mani nude” il Covid 19″, conclude De Palma.

Credit photo: Fabio Galesi Facebook

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