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Caradonna (commercialisti milanesi): “Troppa genericità nelle definizioni del Decreto Imprese”

La Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano: "La definizione di 'imprese in difficoltà' andrebbe chiarita"

Di Redazione TPI
Pubblicato il 8 Apr. 2020 alle 14:33 Aggiornato il 8 Apr. 2020 alle 17:20
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“Siamo in attesa del testo definitivo del nuovo Decreto che riguarda le Imprese – dichiara Marcella Caradonna, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano – ma genera qualche perplessità il richiamo nella bozza diramata alla definizione di ‘imprese in difficoltà’, quale causa di esclusione dai benefici”.

“La definizione richiamata nel Decreto, infatti, fa riferimento al Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014. Senza entrare nel dettaglio, la richiamata nozione lascia un ampio margine interpretativo e rischia di escludere dagli interventi migliaia di imprese”.

“Non va, infatti, dimenticato che lo scorso anno eravamo già in una situazione di economia stagnante e molte piccole imprese (reale tessuto dell’economia italiana) sopravvivevano, ma in un equilibrio instabile. Nel 2019 come Ordine di Milano abbiamo condotto una ricerca su di un campione di circa 580.000 micro aziende, delle quali oltre il 40% era in questa situazione di ‘grigio’ – continua Caradonna – È, quindi, auspicabile una modifica dei contenuti del Decreto, che non dia adito a interpretazioni restrittive ed estenda con chiarezza le garanzie anche a queste realtà imprenditoriali che, spesso, nei momenti difficili, sono abbandonate”.

“In altre parole, dovrebbero essere escluse dagli interventi unicamente le società con crediti in sofferenza, a patto che la classificazione non risalga a data ante 31 dicembre 2019. È anche indispensabile che il mondo del credito, a cui è affidato dalla politica un ruolo strategico, non focalizzi prioritariamente il proprio intervento nel rafforzare le posizioni dei clienti che, in ogni caso, continuerebbero a essere affidabili (con un miglioramento del rating della banca), ma è, invece, auspicabile che buona parte degli strumenti siano attribuiti in un’ottica di stabilizzazione sociale (obiettivo del decreto) convogliando larga parte delle risorse proprio verso chi, senza l’intervento dello Stato, non verrebbe supportato finanziariamente”.

“In caso contrario – conclude Caradonna – temo che in tempi molto rapidi ci troveremo con una massa abnorme di NPL ceduti a società speculative (che mi risulta anche in questo periodo siano rivolte solo alla massimizzazione del profitto) con una grave perdita per tutto il Sistema Italia”.

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