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I nomi dimenticati dei colori nell’Ottocento

Di TPI
Pubblicato il 4 Feb. 2018 alle 18:02 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 19:23
Immagine di copertina

La campionatura dei colori ci sembra oggi un’invenzione moderna, dal momento che la loro standardizzazione commerciale è nata nel secondo dopo guerra grazie ad aziende quali la Pantone, che hanno permesso di distribuire su scala mondiale oggetti di una precisa varietà di colore. Fu proprio per questo che negli anni Cinquanta gli Stati Uniti vollero, per la prima volta, creare una tavolozza di colori dai nomi standardizzati.

Tuttavia, la necessità di dare un nome a specifiche varietà dei colori esisteva sicuramente da tempo, soprattutto in certi contesti, e a dimostrarlo c’è un testo del 1814, chiamato Werner’s Nomenclature of Colours. Il libro fu realizzato dal pittore scozzese Patrick Syme che, basandosi sulle indicazioni del geologo prussiano Werner, volle provare a dare un nome a tutti i colori esistenti in natura, dandogli un nome in base a ciò che era più simile a tale sfumatura.

Fu così che come oggi Pantone ha inventato l’azzurro Niagara o il nocciola, nacquero colori dai nomi che oggi potrebbero farci sorridere, come il “rosso sangue arterioso”, il “bianco latte scremato” o il “marrone broccoli”.

Questa nomenclatura venne usata anche dal celebre studioso Charles Darwin, che nei suoi appunti talvolta definì i colori basandosi su Werner.