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I figli delle coppie LGBTQ raccontano la propria vita in un progetto fotografico

Alcune persone si chiedono come i figli delle coppie omosessuali siano influenzati dall’orientamento dei propri genitori. Una fotografa statunitense lo ha chiesto direttamente a loro:

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 29 Set. 2017 alle 18:13 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 19:41
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Immagine di copertina
Jamie è stata cresciuta a Chicago da sua madre, che ha avuto relazioni con diverse donne. Credit: Gabriela Herman

Gabriela Herman è una fotografa 36enne di New York e nel 2010 ha dato vita a un progetto fotografico chiamato “The Kids”.

Il suo scopo è quello di permettere ai figli delle coppie LGBTQ di raccontare la propria vita. Alcuni ragazzi e ragazze infatti hanno due padri o due madri, oppure un genitore omosessuale.

La fotografa Herman ha deciso di raccontare una condizione che ha vissuto in prima persona. A 15 anni infatti l’artista statunitense ha scoperto che sua madre è omosessuale.

In quel momento i genitori della Herman si sono lasciati e sua madre è andata a vivere con un’altra donna.

La ragazza restò scossa da questo avvenimento, tanto da prendersela con la madre. A distanza di anni, ormai riconciliatasi con il genitore, la fotografa ha scelto di dare la possibilità a chi volesse farlo di raccontare il punto di vista dei figli delle coppie LGBTQ.

Nonostante il riconoscimento legale delle coppie omosessuali stia avanzando in tutto il mondo, esistono ancora diverse resistenze culturali di fronte a famiglie LGBTQ.

Per questo la Herman ha deciso di non raccontare solo le storie di ragazzi cresciuti in città cosmopolite come New York, ma anche di raccogliere le testimonianze di chi è cresciuto in piccole comunità, dal Connecticut agli stati conservatori del Midwest.

Oggi il lavoro della Herman è stato raccolto in un libro intitolato The Kids, The Children of LGBTQ Parents in the USA, pubblicato dalla casa editrice statunitense The New Press.

“Mia mamma è omosessuale, ma mi ci è voluto molto tempo per poterlo dire ad alta voce”, dice Gabriela Herman e lo si può leggere anche sulla quarta di copertina del suo libro.

Ecco alcune foto presenti nell’opera:

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