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Feltri: “Frocio, terrone e negro non sono termini dispregiativi. Il politicamente scorretto è una cosa di sinistra”

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 17 Feb. 2020 alle 18:50 Aggiornato il 18 Feb. 2020 alle 08:38
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Immagine di copertina

Fedez intervista Vittorio Feltri: “Frocio e negro non sono dispregiativi”

Il direttore di Libero, Vittorio Feltri è stato intervistato da Fedez nel suo nuovo programma Muschio Selvaggio, condotto insieme all’amico e youtuber Luis Sal. Durante la sesta puntata del podcast il cantante e il direttore hanno parlato di giornalismo e politica, infibulazione ma anche di cani e di gatti.

Commentando insieme alcuni dei titoli più eclatanti delle prime pagine della storia di Libero, come il recente Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay” il direttore ha commentato: “Fro*io, terrone e ne*ro non sono termini dispregiativi. Non capisco perché la gente si indigni: i ne*ri li abbiamo sempre chiamati ne*ri. Il politicamente corretto è uno stato d’animo che la sinistra ha contribuito a diffondere”. Feltri continua” Un tempo erano tutti politicamente scorretti, poi non so cosa è successo nella testa della gente. Oggi il politicamente corretto è il conformista”.

Non è la prima volta che Feltri sostiene che la parola fro*io non sia un insulto. Il direttore infatti nel novembre 2019 aveva già avuto un acceso dibattito con Vadimir Luxuria durante una puntata del programma condotto da Barbara D’Urso, Domenica Live. “I termini fro*io, ri**hione, cula**one sono battute che possono anche strappare delle risate ma sono un insulto” ha sostenuto anche quella volta a Canale 5.

Continuando con i commenti dei titoli del suo giornale Feltri davanti al titolo “Comandano i terroni”, afferma: “la gente si scandalizza per la parola terroni, se avessimo scritto gente del sud nessuno avrebbe detto niente”.

In accordo con Feltri anche Luis Sal che afferma “La malizia è negli occhi di chi legge”. Infine, aggiunge il direttore parlando delle numerose querele ricevute sia come singolo giornalista che come giornale, che “i titoli di Libero non sono fatti per piacere ma per interessare. Poi se fanno scandalo ben venga, almeno facciamo qualcosa di utile”.

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