Tutte le volte che i parlamentari si sono occupati di Fedez e Chiara Ferragni

Di Marco Nepi
Pubblicato il 20 Giu. 2019 alle 16:01 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:29
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Immagine di copertina

Fedez | Chiara Ferragni | Parlamento | Politici | Parlamentari

FEDEZ CHIARA FERRAGNI PARLAMENTO – Se sei uno dei cantanti di maggior successo o uno dei più noti influencer al mondo, o ti esponi mediaticamente da un account da milioni di follower, prima o poi anche la politica finirà per occuparsi anche di te. Tra complicate riforme della giustizia o del fisco ed estenuanti leggi di bilancio i parlamentari continueranno ad essere attenti anche a quello che pubblicherai su Facebook o Instagram e alle reazioni che scatenerai, e a commentare i tuoi post talvolta non saranno solo i fan e gli haters, ma anche ministri, viceministri e sottosegretari di governo.

Non è uno scenario surreale, ma quanto accade a tanti artisti famosi e quanto già accaduto ai più discussi personaggi del web italiano. Un rapper famosissimo e un’invidiata influencer, appunto. Pure Fedez e Chiara Ferragni sono finiti nelle carte del Parlamento. E sulle loro vicende sono state presentate interrogazioni parlamentari.

Fedez Chiara Ferragni Parlamento | Lo spot del latte artificiale

Il 30 luglio dello scorso anno, per dirne una, il deputato del M5S Federico D’Incà ha firmato un’interrogazione indirizzata al Ministro della Salute sull’allattamento al seno in cui viene ricordato un post Instagram della Ferragni che, con in braccio il suo figlio neonato, reclamizzava una nota marca di latte artificiale, una foto poi rimossa dopo le critiche ricevute sul web. Il parlamentare D’Incà alla ministra Giulia Grillo chiedeva di “mettere in campo per rendere effettivamente riscontrabili e pertanto sanzionabili i comportamenti contra legem dei medici che disattengono al divieto di suggerire latte artificiale, invece di prescrivere allattamento al seno”. E lo faceva ricordando “alcune iniziative di personaggi pubblici”, come il contenuto pubblicato online dall’allora compagna di Fedez.

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Fedez Chiara Ferragni Parlamentari | Il matrimonio con lo sponsor Alitalia

Ma nelle carte del Parlamento, sempre alla Camera dei Deputati, è spuntata anche un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Pd Michele Anzaldi sul matrimonio dei ‘Ferragnez’. L’atto, sottoscritto il 4 settembre 2018, è stato indirizzato a due ministeri. Al ministero dell’Economia e delle Finanze e a quello delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nel mirino del deputato era finita la sponsorizzazione delle nozze da parte di Alitalia.

La compagnia aveva personalizzato biglietti e schermi a tema proprio per l’evento di Ferragni e Fedez al punto che il logo ‘Ferragnez’ era stato impresso sullo schermo dell’aeroporto e sui biglietti aerei degli invitati, che avrebbero dovuto raggiungere la Sicilia, dove la coppia si sarebbe sposata. “Alitalia – scriveva Anzaldi – è una compagnia aerea alla quale il Paese è profondamente legato e che negli ultimi dieci anni i contribuenti italiani hanno sostenuto per evitarne il fallimento”. E il deputato chiedeva ai ministri se il governo condividesse l’iniziativa e quali iniziative intendesse “assumere per stigmatizzare un comportamento del tutto inappropriato per un evento ‘privato’ in relazione alle condizioni dell’azienda”.

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Fedez Chiara Ferragni Politici | La copertina fuorilegge

Ma Fedez è comunque popolare da tempo. E il rapper è finito nelle carte parlamentari anche nel 2015. L’11 novembre il deputati M5S Riccardo Nuti e Davide Tripiedi scrivevano al Ministro dello Sviluppo Economico sulla ‘censura’ della copertina di un album, dal titolo ‘Pop-hoolista’, dichiarata fuorilegge.

“Come riportato in un video pubblicato dallo stesso cantante – facevano sapere i parlamentari -, il marchio sarebbe contrario all’ordine pubblico in quanto raffigurante un funzionario di pubblica sicurezza a cavallo di un unicorno di colore bianco e arcobaleno mentre sarebbe contrario al buon costume in quanto è ritratto il medesimo cantante vomitando un arcobaleno”.

Un anno e mezzo dopo arrivò una risposta del sottosegretario Antonio Gentile, che riportava una decisione del Ministero dell’Interno: il marchio “… risulta oggettivamente offensivo del prestigio e delle Forze dell’ordine nel loro insieme (e non solo della Polizia di Stato), rappresentate indistintamente nella figura del ‘poliziotto’ e associate ad un atto violento, crudelmente ingiusto e gratuito nei confronti di una persona inerme. Esso quindi potrebbe essere inteso come un invito alla protesta se non alla ribellione dei confronti dell’Autorità pubblica…”.

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