Fausto Brizzi parla dopo mesi di silenzio dalle accuse di molestie: “Non sono un santo ma neanche un orco”

Fausto Brizzi parla per la prima volta delle accuse, archiviate, per molestie e dell’ex moglie dice: "Era la donna della mia vita"

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 6 Feb. 2019 alle 11:16 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 08:29
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Immagine di copertina

Le accuse di molestie sono state un terremoto nella vita del regista Fausto Brizzi. Anche dopo l’archiviazione, le conseguenze continuano ancora a pesare sia sulla sua carriera, sia sulla sua vita personale.

“Non sono santo, ma neanche orco”: queste le parole con cui Brizzi si difende. Lo scandalo era arrivato in piena campagna #Metoo, che in tutto il mondo ha fatto uscire allo scoperto violenze nei confronti delle donne nel mondo dello spettacolo.

Il caso era partito da un servizio-denuncia de Le Iene e era stato poi archiviato dalla Procura di Roma. Le confessioni, dopo mesi di silenzio, appaiono su un’intervista esclusiva per Vanity Fair: “Non voglio certo sembrare un martire, magari sono stato superficiale e imprudente, ma non sono mai stato a letto con una donna che non fosse ampiamente consenziente”spiega Brizzi.

Lo sceneggiatore ha continuato: “Le donne mi piacciono, non l’ho mai nascosto. Ho sedotto e abbandonato e sono stato sedotto e abbandonato a mia volta. A volte ci ho provato, mi hanno detto sì e mi hanno detto di no. Ma con le ragazze con cui sono stato ci siamo lasciati sempre con il sorriso. Se poi, a distanza di tempo, alcune hanno rielaborato in modo negativo la nostra relazione me ne dispiaccio. Me ne dispiaccio sinceramente”.

Ci sono stati errori che hanno condotto Brizzi alla separazione dalla moglie Claudia Zanella: “Come ho detto, ho capito che sono stato leggero e superficiale e che qualche situazione avrei dovuto evitarla” ammette il regista.

E quando gli viene chiesto delle molestie, si difende: “Sicuramente non ho mai forzato nessuna ragazza e non mi sono neanche mai denudato senza permesso. Se non altro, per rispetto del ridicolo involontario”.

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