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Fabrizio Corona è stato aggredito da un gruppo di pusher a Milano

L'ex re dei paparazzi era intento a fare un servizio su spaccio e tossicodipendenza per il programma di Massimo Giletti "Non è l'Arena"

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 16 Dic. 2018 alle 20:29 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 11:48
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Nella tarda serata di lunedì 10 dicembre, Fabrizio Corona è stato aggredito nel bosco della droga di Rogoredo, nella periferia di Milano, dove si trovava per fare un servizio giornalistico sullo spaccio. Secondo quanto ha raccontato lo stesso ex fotografo dei vip, il 44enne sarebbe stato assalito da un gruppo di pusher che lo hanno circondato.

Corona era lì per un servizio televisivo su tossicodipendenza e spaccio che sarebbe dovuto andare in onda domenica sera nella trasmissione di Non è l’Arena di Massimo Giletti, su La7.

Secondo il suo racconto, una ventina di spacciatori stranieri lo avrebberp circondato prendendolo a calci e pugni. L’ex re dei paparazzi ha pubblicato una foto sul suo account Instagram, alle 22.47: Corona compare steso su una barella in un’ambulanza, con il volto visibilmente sofferente.

“Stasera mi sono recato al Bosco di Rogoredo, patria nazionale dello spaccio italiano, dove anche la polizia si rifiuta di entrare. Mentre le uniche inchieste realizzate sono state fatte di giorno da giornalisti accompagnati da polizia di scorta a circondare la zona”, ha scritto Corona accanto alla foto.

“Io mi sono recato lì solo con un operatore e un fonico per raccontare il parallelismo della mia tossicodipendenza e quella che colpisce l’Italia e la povera gente che vede uno stato inerme e una polizia disinteressata. Tutto questo solo per raccontare in maniera oggettiva, come ho sempre fatto, la realtà. Ora, in questo momento ringrazio Dio per aver protetto mio figlio Carlos Maria”, ha concluso.

Poco prima aveva pubblicato una serie di stories in cui presentava la scelta di quel servizio: “Il vero mondo della tossicodipendenza è quello che non è mai stato raccontato dove ragazzini di 13, 14 anni rovinano la propria vita. Io sto provando a non ricadere negli errori che ho fatto, è un impegno”.

La pattuglia dei carabinieri che stava controllando la zona si è accorta che qualcosa non andava, quando ha notato un gruppo di persone attorno a delle Land Rover parcheggiate. Gli uomini dell’Arma hanno pensato che i tossici della zona stessero derubando gli automobilisti, come già successo in passato. In realtà, quegli stessi tossici hanno chiamato i militari chiedendo aiuto.

Arrivati sul posto, i carabinieri hanno l’ex re dei paparazzi sdraiato a terra, senza maglia né giubbotto, con una leggera ferita al volto. Secondo la versione rilasciata dallo stesso Corona, avrebbe rischiato di morire ammazzato.

Il racconto di Corona

Come ha raccontato al Corriere della Sera, si trovava “con la troupe di una società che fornisce materiale per la trasmissione Non è l’Arena di Giletti. Io volevo documentare lo spaccio di droga in un posto dove spesso le forze dell’ordine non entrano… Avevo una telecamera nascosta e insieme a un ragazzo mi sono addentrato nel bosco. In cima a una collina, ho trovato due persone, che si sono fatte subito avanti con fare minaccioso..”.

“Mi hanno riconosciuto, sia io che il ragazzo abbiamo rimediato dei pugni in faccia… I due hanno dato l’allarme e sono comparse dal nulla altre decine di persone, forse cinquanta, forse trenta… C’erano albanesi e nordafricani… Mi sono ritrovato un coltello puntato addosso… Mi hanno strappato il giubbotto e il maglione, hanno continuato a inseguirmi, sono caduto in un dirupo…”, ha detto Corona.

I carabinieri hanno anche ascoltato i sei uomini della troupe per ricostruire la dinamica dei fatti. “Sì, lo so, ho fatto l’ennesima “coronata”. Ma questa volta non sono io il colpevole”, ha detto lui.

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