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Sette meraviglie architettoniche che forse non conoscete

Ci sono sette opere architettoniche tra Europa, Asia e Africa che non rientrano tra le mete più gettonate dai turisti ma che vale la pena conoscere

Di TPI
Pubblicato il 1 Giu. 2015 alle 17:41
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Tutti conosciamo i trionfi dell’opera architettonica dell’uomo come il Colosseo, la grande Muraglia Cinese, la Piramide di Cheope. Pochi invece sono a conoscenza di altre sette meraviglie, luoghi in cui l’uomo ha costruito strutture ed edifici spettacolari. Ve li proponiamo in questo fotoreportage.

Il Palazzo del Parlamento a Bucarest, Romania

Il Palazzo del
Parlamento (in rumeno Palatul Parlamentului) di Bucarest, in Romania, è il
secondo edificio amministrativo più grande al mondo per estensione dopo il Pentagono
di Washington, D.C. e il terzo per volume. Si tratta del più costoso e pesante edificio civile al mondo, con un costo di realizzazione di circa 3.3 miliardi
di euro. Il palazzo neoclassico,
un edificio di 12 piani con circa 3.000 stanze che conta una superficie totale
di 340mila metri quadri, è stato voluto dal dittatore comunista Nicolae Ceau
şescu.

Nella costruzione,
iniziata nel 1983, si utilizzarono esclusivamente materiali rumeni, e vennero
impiegati circa 700 architetti e 20mila laboratori, che diedero vita a una
struttura paragonabile, in termini di volume, alle piramidi di Giza. 
Per la realizzazione
del progetto, un’ampia parte del centro storico di Bucarest venne rasa al suolo,
in modo da fare spazio all’imponenza del Palazzo.

Oggi il Palazzo ospita
la Camera dei deputati della Romania e il Senato della Romania. Ma svolge
numerose altre funzioni: è spesso utilizzato, ad esempio, come centro conferenze.
L’ala ovest dell’edificio ospita il Museo Nazionale di Arte Moderna. Il
palazzo accoglie inoltre la sede
dell’Iniziativa Cooperativa dell’Europea Sud-Orientale (Seci), che favorisce la
cooperazione regionale dei governi contro i crimini lungo le frontiere.

La Grande Moschea di Djenné, Mali

Costruita nel 1907, la
Grande Moschea si trova nella città di Djenné, nella regione di Mopti, in Mali.
È il più grande edificio in adobe (impasto di argilla, sabbia e paglia
essiccata al sole, simile alla terracotta) al mondo.

L’edificio,
caratterizzato da uno stile architettonico sudanese-saheliano con influssi
islamici, è costituito quasi interamente da mattoni di terracotta essiccati al
sole, sabbia e malta a base di fango.

L’utilizzo dei materiali, scelta dettata
dalla scarsità di pietre da costruzione, rende l’edificio estremamente fragile
e vulnerabile, in particolar modo nel periodo delle grandi piogge. Per questo
motivo i lavori di restauro e fortificazione mediante l’aggiunta di fango sono
pressoché continui, e vedono la partecipazione dell’intera comunità locale.
 La Grande Moschea,
insieme alla città stessa di Djenné, è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio
mondiale dell’umanità nel 1988.

Il Forte di Derawar, Deserto di Cholistan,
Pakistan

Il Forte di Derawar è
un castello monumentale che sorge ai margini del Deserto di Cholistan, in Pakistan.
Si trova a una giornata di viaggio dalla città di Bahawalpur, nel Punjab indiano. L’imponenza del forte
è data dai suoi 40 bastioni di forma quadrata alti circa trenta metri, che si
ergono nel deserto coprendo una superficie totale di 1.5 chilometri e sono visibili da
centinaia di metri di distanza nel deserto di Cholistan. 
L’interno del forte è
accessibile solo con il permesso dell’amir, il leader locale.

Il pozzo di Chand Baori, India 

Chand Baori è un pozzo
a gradini situato nel villaggio di Abhaneri, nello stato federale indiano del Rajasthan.
È uno dei pozzi più profondi e grandi dell’India.
 Fu costruito intorno
al Settimo secolo dal re Chand di Abhaneri e serviva a risolvere il problema
dell’approvvigionamento idrico nei periodi di siccità, e a fornire un mezzo
comodo per raggiungere l’acqua.

Si tratta di un’opera
unica, con 3.500 gradini che collegano 13 piani o livelli, e scendono fino a trenta metri per raggiungere una piscina di acque smeralde ai piedi del pozzo. Di fronte ai gradini
si trova il tempio di Harshat Mata, costruito nell’Ottavo secolo.
 

Il ponte Stari Most, Mostar, Bosnia ed
Erzegovina

Lo Stari Most, che
tradotto significa vecchio ponte, è un ponte ottomano risalente al Sedicesimo secolo
che si trova nella città di Mostar, in Bosnia ed Erzegovina. Il ponte attraversa il
fiume Narenta, unendo le due parti della città che lo stesso fiume divide. 
Venne distrutto nel
corso del conflitto in Bosnia, negli anni Novanta, e fu poi ricostruito nel 2004.

Per i giovani della
città di Mostar il salto nel fiume dal ponte è un’importante tradizione, che permette di dimostrare il loro coraggio e le loro abilità, resa pericolosa
dall’elevata altezza e dalla bassissima temperatura delle acque. 
Il ponte rappresenta
uno dei luoghi storici più importanti del Paese e uno dei più fini esempi
dell’architettura islamica nei Balcani. 

La Grande Muraglia Indiana, India 

La Grande Muraglia Indiana,
anche nota come Kumbhalgarh, molto meno nota della cugina cinese, è la
seconda muraglia più lunga del mondo, e si trova nello stato indiano del
Rajasthan. Le sue mura si
estendono per 36 chilometri e raggiungono uno spessore di 4.5 metri. La muraglia
ha sette cancelli fortificati. 
Venne commissionata
nel 1443 da un sovrano locale, Rana Kumbha, per proteggere il suo forte situato
su una collina. Venne poi ampliata nel Diciannovesimo secolo. L’opera architettonica
protegge più di 360 templi situati al suo interno.

La Moschea dello Shaykh Loṭf Allāh,
Esfahan, Iran
 

La Moschea
dello Shaykh Loṭf Allāh si trova nella città di Esfahan, nell’Iran
centrale. Venne costruita tra il 1602 e il 1619, durante il regno dello
scià ‘Abbas I il Grande e sorge sulla piazza sulla Piazza Naqsh-e
jahān.
 Deve il suo nome allo sceicco Loṭfollāh Maysī al-ʿĀmilī, un uomo dotto dell’epoca che su invito dello scià
si stabilì in città.
 Si tratta di un capolavoro tra i più sublimi
dell’architettura Safavida. 
La particolarità della moschea è che non presenta né un
minareto né un cortile, probabilmente perché l’edificio non era inteso per
l’uso pubblico, ma serviva come luogo di culto per le donne dell’harem dello
scià.

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