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Il rituale indonesiano in cui i morti vengono riesumati dalle tombe per fare festa con la famiglia

I Torajan non considerano la morte come il punto finale della vita fisica, ma come una tappa della vita spirituale. Per loro è quindi un segno di rispetto riesumare i cadaveri ogni tre anni

Di Camilla Palladino
Pubblicato il 23 Feb. 2018 alle 18:44 Aggiornato il 23 Feb. 2018 alle 18:51
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Ogni tre anni, le tribù dell’isola di Sulawesi riesumano i loro morti, li lavano, li vestono con vestiti nuovi e poi posano con loro per scattarsi ritratti di famiglia, durante una festività indonesiana conosciuta come Ma’nene.

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La popolazione dei Torajan, che vivono sull’isola, per l’occasione dona vita nuova ai parenti scomparsi, facendo partecipare i loro cadaveri alla festa, in segno di rispetto.

Il rituale, traducibile come “cerimonia di pulizia dei cadaveri”, viene effettuato dalla tribù da oltre un secolo: i Torajan considerano la morte un passaggio fondamentale della vita, tanto che il funerale viene considerato come l’evento più importante nella vita di una persona.

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Gli indigeni indonesiani, infatti, mettono da parte quasi tutto ciò che guadagnano durante la vita, pur di potersi permettere un funerale dignitoso per loro o per i loro familiari.

Infatti spesso i funerali si svolgono anche settimane, mesi o addirittura anni dopo la morte delle persone, per permettere ai familiari di organizzare una cerimonia onorevole.

I Torajan non considerano la morte come il punto finale della vita fisica, ma solo come una tappa all’interno di una vita spirituale che è in corso e non si interrompe con la morte.

Anzi, la fine della vita fisica viene vista come un punto cruciale del percorso spirituale di una persona, e per questo motivo i funerali possono durare giorni o intere settimane.

I Torajan credono che lo spirito di una persona morta ritorni al suo villaggio d’origine, e questa convinzione ha dissuaso coloro che volevano allontanarsi dall’isola, per la paura di morire durante il viaggio e di lasciar vagare la propria anima senza casa e senza meta.

Nelle rare occasioni in cui un abitante del villaggio muore lontano da casa, il resto della famiglia si reca sul posto per recuperare il cadavere e riportarlo indietro.

Dopo la morte, i corpi vengono avvolti in diversi strati di tessuto per prevenire la decomposizione e per essere conservati per i rituali di Ma’nene.

Durante la cerimonia di pulizia dei cadaveri, inoltre, vengono riparate, pulite, e se necessario sostituite, le bare in cui riposano i cadaveri, sempre per motivi di conservazione dei corpi.

La tribù dei Torajan ha vissuto in modo completamente autonomo fino agli anni Settanta, periodo in cui sono giunti nella zona i missionari olandesi.

Ancora oggi, i giovani del villaggio vengono incoraggiati a sposarsi all’interno della famiglia, ma solamente a partire dai cugini di quarto grado.

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