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Gli Houthi rivendicano un attacco contro una petroliera saudita nel nord del Mar Rosso

Immagine di copertina
Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Sarea, in conferenza stampa. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

La nave Wafa è stata colpita da una salva di missili balistici al largo del porto di Yanbu, sulla costa centro-occidentale del regno arabo. È l’ottava petroliera presa di mira dai ribelli yemeniti filo-iraniani nelle ultime due settimane

I ribelli yemeniti filo-iraniani Houthi hanno rivendicato oggi un attacco missilistico contro una petroliera saudita in navigazione nel nord del Mar Rosso. Il raid, condotto contro la nave Wafa, è stato confermato in un videomessaggio dal  portavoce militare degli Houthi, Yahya Sarea, secondo cui il bastimento sarebbe stato preso di mira al largo del porto saudita di Yanbu, sulla costa centro-occidentale del regno arabo.
L’attacco, ha spiegato il comandante dei ribelli yemeniti, è stato compiuto “in attuazione del blocco marittimo” imposto il 22 luglio scorso contro le navi saudite in transito nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab el-Mandeb. Una mossa, seguita ai raid sauditi contro obiettivi degli Houthi in Yemen, che rischia di strozzare le forniture di petrolio a livello mondiale e in particolare verso l’Europa. “Con quest’ultimo attacco, il numero totale di petroliere saudite prese di mira dalle nostre forze dall’inizio del blocco marittimo, il 22 luglio, ha raggiunto quota otto”, ha precisato il portavoce militare degli Houthi. Da allora, almeno 29 petroliere saudite, a cui è stato impedito di proseguire la navigazione nel Mar Rosso e nel Mar Arabico, sono state costrette a invertire rotta.

La guerra degli Stretti
Il Mar Rosso rischia di imporsi come nuovo fronte di tensione nel quadro della guerra scatenata il 28 febbraio scorso dagli Usa e da Israele contro l’Iran. Oltre all’escalation in corso nello Stretto di Hormuz, gli Houthi, alleati di Teheran, minacciano infatti di interrompere i traffici marittimi anche sull’altro versante della penisola araba.
Lo Stretto di Bab el-Mandeb, situato all’estremità meridionale del Mar Rosso, funge da via d’accesso al Canale di Suez, unendo di fatto l’Europa all’Asia attraverso una delle arterie commerciali più trafficate del pianeta. Stretto appena 29 chilometri nel suo punto più angusto, da questo passaggio scorre quasi il 15% del commercio marittimo mondiale. Ora però, il blocco minaccia direttamente la capacità di Riad, il primo esportatore di greggio al mondo, di aggirare l’impasse a Hormuz attraverso il suo oleodotto East-West, che collega i giacimenti situati nel nord-est del regno alla costa occidentale sul Mar Rosso.
Ieri, secondo gli ultimi dati analizzati dalla società di monitoraggio Kpler, 20 imbarcazioni hanno attraversato lo Stretto di Bab el-Mandeb, di cui 10 in entrata e 10 in uscita. Prima del conflitto, secondo il portale specializzato Marine Traffic, ne passavano fino a 45 al giorno.  Ma la situazione si fa sempre più grave. Basti pensare che ieri una nave mercantile indiana è colata a picco al largo del porto yemenita di Hodeida, controllato dagli Houthi, dopo essere stata colpita da un’imbarcazione imbottita di esplosivo. Un episodio che conferma come il blocco navale e la guerra per procura tra gli alleati dell’Iran e degli Stati Uniti continuino a infiammare l’intera regione e non solo, minacciando le rotte nevralgiche per il commercio mondiale. Una crisi che riguarda sempre di più anche l’Italia e non solo perché tra le principali destinazioni dei traffici in transito nello Stretto di Bab el-Mandeb. Dalla seconda metà di marzo, infatti, il Governo ha schierato, su richiesta dei nostri partner nell’area, circa 700 militari in Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi e Bahrein.

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