Bulgaria: blitz neonazista contro un gruppo di adolescenti ebrei italiani in hotel a Sofia
Un gruppo di estremisti di destra ha tentato di fare irruzione nell'albergo che ospitava i giovani al termine di un campeggio estivo, bloccando gli ingressi anche dopo l'intervento della polizia. Le istituzioni e la comunità condannano all'unanimità la violenza antisemita, chiedendo giustizia
Un viaggio tra coetanei che si trasforma all’improvviso in un incubo a occhi aperti. È quello che hanno vissuto alcuni adolescenti, accompagnati dai loro educatori e appartenenti anche alla Comunità ebraica di Roma, finiti nel mirino di una violenta aggressione verbale mentre si trovavano in Bulgaria. Al termine di un campeggio estivo organizzato dal movimento giovanile Bnei Akiva nei pressi di Sofia, il gruppo ha dovuto fare i conti con un vero e proprio assedio fuori dalle porte del proprio albergo. Una scena che sembra uscita direttamente dai cassetti più oscuri del Novecento, documentata da video che lasciano ben poco spazio alle interpretazioni e che ha sollevato un’ondata di profonda indignazione.
L’assedio all’albergo
Tutto si è consumato in una manciata di minuti carichi di terrore. Un gruppo di individui con le teste rasate, addosso magliette nere su cui campeggiavano dei teschi, si è accalcato davanti all’ingresso della struttura ricettiva. Non si sono limitati a sfilare per strada, ma hanno cercato fisicamente di forzare le porte dell’hotel, accompagnando i loro sforzi con espliciti saluti nazisti e urlando a squarciagola il famigerato motto “Sieg Heil!”. Ci sono stati momenti di fortissima tensione per i giovani rimasti all’interno. E la situazione non si è risolta con facilità: secondo quanto appreso, persino dopo un primo intervento delle forze dell’ordine locali, gli aggressori hanno fatto marcia indietro per poi ripresentarsi sul posto, bloccando di nuovo i varchi d’accesso e continuando a minacciare e riversare insulti sui ragazzi.
La condanna unanime
Di fronte a un simile sfoggio di intolleranza, la reazione non si è fatta attendere. Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica capitolina, ha espresso tutta la sua amarezza nel constatare come, al giorno d’oggi, i nostri figli non siano liberi di viaggiare per l’Europa senza ritrovarsi esposti alle violenze e alle ignobili provocazioni degli antisemiti. Fadlun ha puntato il dito contro i responsabili, chiedendo formalmente alle autorità bulgare di fare piena luce sull’accaduto, affinché gli autori del gesto vengano identificati e perseguiti in tempi brevi. Sulla stessa lunghezza d’onda si è mossa l’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), che ha voluto stringersi attorno agli adolescenti coinvolti. L’organizzazione ha evidenziato come ci troviamo di fronte a episodi che si ripetono in un crescendo sempre più preoccupante, assicurando che verranno intraprese tutte le azioni necessarie per garantire che la vita ebraica in Europa possa scorrere in totale sicurezza e tranquillità.
L’onda d’urto dell’assalto ha scosso anche le istituzioni, suscitando uno sdegno trasversale e parole inequivocabili. Affidando il suo pensiero ai social network, nello specifico a un post su X, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha inviato la propria solidarietà ai giovani minacciati, dicendosi vicino a Fadlun e alla Comunità. Il titolare della Farnesina ha descritto l’antisemitismo come un germe pericoloso da combattere senza sosta, una forma di odio e discriminazione che la società ha il dovere di estirpare alla radice.
Parole altrettanto nette sono arrivate da Bruxelles. La vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, ha diffuso una nota in cui parla di un clima che riporta alla mente i tragici echi della Notte dei cristalli, scuotendo le fondamenta stesse del continente. Per Picierno, derubricare i fatti a semplice “provocazione” sarebbe un errore imperdonabile: si è trattato di un atto di intimidazione che richiama apertamente i simboli e le parole del nazismo, configurandosi come una minaccia concreta alle nostre democrazie. L’Europa, ha sottolineato, ha il dovere di essere intransigente, poiché la libertà degli ebrei di vivere e crescere senza paura rappresenta la cartina di tornasole della libertà di tutti noi, un tema su cui non sono ammessi silenzi.
Infine, a far sentire la propria voce è stato anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Esprimendo la sua più profonda solidarietà, si è detto addolorato e indignato al pensiero di ragazzi costretti a provare paura in vacanza solo per via della propria identità. Un’offesa intollerabile, ha spiegato Rocca, non solo alla memoria storica, ma alla dignità umana e ai valori su cui è stata costruita l’intera Europa.