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Weinstein aveva ingaggiato agenzie di intelligence per impedire alle sue vittime di denunciarlo

Nel 2016 il produttore di Hollywood ingaggiò un gruppo di ex agenti israeliani per intercettare le attrici che lui aveva molestato e che volevano procedere legalmente nei suoi confronti

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 8 Nov. 2017 alle 09:00 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 00:32
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Immagine di copertina

Emergono nuovi retroscena su Harvey Weinstein, il produttore cinematografico accusato di molestie sessuali da diverse attrici di Hollywood.

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Secondo il periodico statunitense The New Yorker, il produttore avrebbe assunto diverse compagnie private di intelligence per individuare i suoi accusatori e affossarne le denunce.

Nel 2016, l’uomo avrebbe ingaggiato detective privati non solo per rintracciare le vittime ma anche per trovare e bloccare i giornalisti che stavano indagando sul caso.

Per svolgere questo lavoro, il famoso produttore avrebbe assoldato la compagnia Kroll, una delle agenzie di intelligence più prestigiose del mondo, e la Black Cube, gestita per la maggior parte da ex agenti del Mossad, i servizi segreti israeliani.

Le notizie riportate dal New Yorker emergono da un dossier di decine di pagine contenenti documenti inequivocabili e sette testimonianze di persone coinvolte nell’indagine.

Harvey Weinstein è accusato di aver molestato le proprie dipendenti e preteso prestazioni sessuali dalle attrici che partecipavano ai suoi film. Weinstein avrebbe tenuto questa condotta “per decenni”.

Il dossier svelato dal New Yorker rivela che il contratto firmato a luglio 2016 da Weinstein con queste compagnie, prevedeva esplicitamente la condizione di bloccare le indagini su di lui, portate avanti dal New York Times e dallo stesso New Yorker, così come la pubblicazione del libro dell’attrice Rose McGowan, che per prima ha svelato i dettagli degli abusi sessuali.

Alla Kroll, Weinstein aveva affidato l’incarico di tracciare il profilo psicologico delle accusatrici, cercando scheletri nell’armadio nelle loro storie personali.

Secondo quanto riporta il New Yorker, un’investigatrice privata, ex agente del Mossad, aveva incontrato l’attrice McGowan, fingendosi un’attivista per i diritti delle donne.

La stessa donna in seguito, era riuscita a entrare in contatto sotto false spoglie con i giornalisti che stavano lavorando sul caso Weinstein, fingendo di avere prove schiaccianti contro il produttore.

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