Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 15:49
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

ESCLUSIVO – “Voglio solo dimenticare”: a TPI parla Patrick Zaki

Immagine di copertina
Credit: EPA/STRINGER

"Scriverei un libro di gratitudine per ogni persona che mi ha aiutato. Mi occuperò di diritti umani. In carcere ho imparato che è troppo presto per fare piani a lungo termine. Girerò l’Italia per ringraziarvi"

“Una delle lezioni più importanti che ho imparato in carcere è che è troppo presto per fare piani a lungo termine per il futuro”. Patrick Zaki, il trentenne, ricercatore egiziano dell’Università di Bologna, è stato scarcerato lo scorso 8 dicembre. Era detenuto al commissariato di Mansura dal 7 febbraio 2020, quando fu arrestato appena arrivato in Egitto per una vacanza. La sua vita è precipitata in un attimo, catapultato in una delle peggiori carceri al mondo – la prigione cariota di Tora – ha trascorso mesi chiuso in una cella, con l’unico conforto dei ricordi e del desiderio di tornare a studiare, in Italia, dove lo aspettano tanti amici e amiche. Zaki è fuori dal carcere, ma non è libero. La prossima udienza è stata fissata il primo febbraio 2022.

Qual è stato il momento più difficile che ricordi di questi lunghi mesi di carcere?
Tutti e due gli anni sono stati duri, non c’è un periodo specifico, aprire gli occhi ogni giorno in una cella chiusa è difficile e serve molto tempo per dimenticare.

C’è stato un momento in cui pensavi di non farcela?
Sì, ci sono stati alti e bassi.

Cosa ti è mancato di più?
La mia fidanzata, la mia famiglia, la città di Bologna, il calcio e il mio lavoro.

Hai pensato a cosa vuoi fare da grande?
Al momento voglio concentrarmi sul mondo accademico, ho bisogno di recuperare il tempo che ho perso e di laurearmi e poi vedremo dove ci porterà la vita. Una delle lezioni più importanti che ho imparato in carcere è che è troppo presto per fare piani a lungo termine per il futuro.

Vuoi occuparti di diritti umani?
Certo.

C’è chi ha digiunato per te, chi ha girato l’Italia in bici per chiedere la tua liberazione, cosa vuoi dire a questi italiani?
Se potessi scrivere un libro pieno di gratitudine per ogni persona che ha partecipato in qualsiasi modo al mio caso, non sarebbe abbastanza.

Sai che molte città in Italia ti hanno fatto cittadino onorario?
L’ho saputo solo quando sono stato rilasciato, sarà un’ottima occasione per fare un tour in tutta Italia per ringraziare ogni città

L’inferno dove era prigioniero

Il complesso carcerario di Tora è considerato uno dei peggiori d’Egitto, ed è situato nell’omonima città (nota anche come Tura) a sud del Cairo. L’istituto comprende quattro prigioni, un ospedale militare e un carcere di massima sicurezza noto come Scorpion. Da diverse organizzazioni umanitarie, giornalisti e attivisti, Tora, e precisamente l’ala Scorpion, è considerata una tomba. È lì che vengono imprigionati attivisti, giornalisti, intellettuali, oppositori del regime egiziano.

È qui che Patrick Zaki ha trascorso gran parte della sua prigionia da quando è stato arrestato al Cairo, l’8 febbraio 2020. Nella prigione di Tora lavorano gli uomini mukhabarat della Qata`al-Amn al-Watani, ossia i militari e i poliziotti dell’agenzia di intelligence egiziana, e che rispondono direttamente ad Abdel el-Ghaffar, considerato uno degli uomini chiave coinvolti nella misteriosa morte di Giulio Regeni.

Un dossier di 80 pagine redatto nel 2016 dalla ong Human Rights Watch racconta i trattamenti inumani riservati ai detenuti di Tora che vivono in spazi angusti senza letto né materasso, con privazioni di cibo e medicine. Ai prigionieri vengono inflitti vari tipi di torture e maltrattamenti basati su pestaggi e abusi anche sessuali, senza che alcun legale o familiare possa incontrare i detenuti, definiti “sepolti vivi”.

Continua a leggere sul settimanale The Post Internazionale-TPI: clicca qui

Ti potrebbe interessare
Esteri / Ancora sangue in Cisgiordania: 5 morti e 6 feriti in uno scontro tra coloni israeliani (aiutati dall’Idf) e residenti palestinesi
Esteri / Trump impone nuovi dazi alle importazioni negli Usa. Cina: “Contrari alle guerre commerciali”. L’Ue: “Rispettate gli impegni”
Esteri / Medio Oriente in fiamme: 13esima notte di raid Usa all’Iran. Trump minaccia l’attacco “più grande che mai” contro Teheran
Ti potrebbe interessare
Esteri / Ancora sangue in Cisgiordania: 5 morti e 6 feriti in uno scontro tra coloni israeliani (aiutati dall’Idf) e residenti palestinesi
Esteri / Trump impone nuovi dazi alle importazioni negli Usa. Cina: “Contrari alle guerre commerciali”. L’Ue: “Rispettate gli impegni”
Esteri / Medio Oriente in fiamme: 13esima notte di raid Usa all’Iran. Trump minaccia l’attacco “più grande che mai” contro Teheran
Esteri / Accordi di Abramo con Israele e cooperazione nucleare tra Usa e Arabia Saudita: le condizioni di Donald Trump per Riad
Esteri / Medio Oriente: è scontro totale tra Usa e Iran. Ma dallo Stretto di Hormuz la guerra si allarga anche allo Yemen e al Mar Rosso
Esteri / L’Italia ospiterà a Roma il 4 agosto i nuovi colloqui tra Libano e Israele mediati dagli Usa
Esteri / Trump autorizza un accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita: così Riad potrebbe arricchire l’uranio e sfuggire alle ispezioni dell’AIEA
Esteri / La Francia vieta l’accesso ai social media ai minori di 15 anni: è il primo Paese in Europa
Esteri / Ucraina: il presidente Zelensky ha licenziato il comandante delle forze armate Oleksandr Syrsky
Esteri / L’indiscrezione del New York Post: “Trump vorrebbe il presidente della Fifa Gianni Infantino come nuovo segretario generale dell’Onu”