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Venezuela: Maduro vuole “anticipare” il Natale a ottobre mentre continua la repressione dell’opposizione

Immagine di copertina
Credit: AGF

L'annuncio in diretta televisiva mentre poche ore prima era stato spiccato un mandato d'arresto per il leader dell'opposizione Edmundo González Urrutia

“È settembre e sembra già Natale . Quindi quest’anno, come modo per rendervi omaggio e ringraziarvi, decreterò che il Natale venga anticipato al 1° di ottobre”. L’annuncio è arrivato lunedì sera in diretta televisiva da parte del contestato presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, a poche ore dalla richiesta di arresto da parte della Procura generale della Repubblica del leader dell’opposizione Edmundo González Urrutia, che contesta i risultati delle elezioni di luglio.

Sebbene l’annuncio di Maduro sia stato pubblicato anche sul sito-web della presidenza della Repubblica, non è chiaro se il decreto di cui il capo dello Stato ha parlato durante la trasmissione “Con Maduro Más” andata in onda sul canale pubblico VTV sia stato effettivamente firmato, né in cosa consista. Il capo dello Stato ha comunque promesso a tutti i venezuelani un Natale di “pace, felicità e sicurezza”.

Il provvedimento, secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente, sarebbe legato ai presunti buoni risultati economici raggiunti dal Paese e dalla fedeltà dimostrata dalla popolazione al governo durante i recenti disordini. “Settembre sta arrivando e grazie al fatto che chiudiamo il mese di agosto con buone prospettive economiche, possiamo dire, come l’ho già detto, che profuma di Natale”, ha ribadito Maduro in trasmissione. “Venerdì scorso, 30 agosto, durante il più forte attacco contro il Sistema Elettrico Nazionale, il popolo venezuelano ha dato una bella dimostrazione ai fascisti, la gente è andata a lavorare e noi del Governo Bolivariano l’abbiamo sostenuta e abbiamo garantito la pace della nazione”.

Per il capo dello Stato infatti, il blackout avvenuto il 30 agosto in quasi tutto il Paese costituisce un “sabotaggio” da parte delle opposizioni. La stessa accusa che Maduro mosse nel 2019 durante alcune proteste simili contro i brogli alle presidenziali, quando la rete elettrica saltò a causa di una serie di incendi e della mancata manutenzione delle infrastrutture dovuta alla profonda crisi economica attraversata dalla nazione sudamericana. Oggi come allora però il governo di Caracas non rinuncia alla repressione del dissenso.

Quasi 2.400 persone sono già state arrestate dallo scorso 28 luglio e migliaia stanno fuggendo dal Paese. Secondo Human Rights Watch, almeno 11 persone sono rimaste uccise nel contesto delle proteste per i presunti brogli durante le consultazioni di due mesi fa. Altre associazioni locali parlano invece di almeno 24 vittime.

Intanto il 2 settembre la Procura generale della Repubblica ha emesso un mandato d’arresto per il leader dell’opposizione Edmundo González Urrutia, accusato di “crimini associati al terrorismo”. Secondo i magistrati venezuelani, il rivale di Maduro alle presidenziali non ha risposto a tre citazioni in giudizio riguardanti un’indagine su un sito-web vicino all’opposizione che ha pubblicato i risultati non ufficiali del voto. Le opposizioni e diversi governi stranieri, sia in Sud America che in Europa, oltre agli Usa, avevano chiesto al governo di pubblicare i verbali del voto, che secondo le autorità elettorali locali sono invece andati persi.

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