La piccola oasi in Pakistan dove anche le bambine vanno a scuola

Il tasso di scolarizzazione nella regione a nord del Pakistan si attesta intorno al 77 per cento, contro il 58 per cento del resto del paese

Di TPI
Pubblicato il 28 Dic. 2016 alle 11:04 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:48
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Immagine di copertina
Credit: AFP

La valle dell’Hunza è una piccola oasi che sorge nella regione del Gilgit-Baltisan, a nord del Pakistan. Circondata da cinque cime montuose, la valle è famosa non solo per lo spettacolare scenario naturale che offre ai suoi visitatori, con le sue montagne innevate durante i periodi invernali e i suoi laghi scintillanti.

Con una superficie che si estende per circa 70 chilometri quadrati, la valle dell’Hunza si caratterizza soprattutto per la bellezza della gente che vi risiede e che gode di un’aspettativa di vita più lunga rispetto alla media registrata nel resto del paese.

La valle dell’Hunza con le sue meraviglie paesaggistiche è stata fonte di ispirazione per molti scrittori, il più famoso dei quali è James Hilton autore del romanzo “Orizzonte perduto” pubblicato nel 1933. Hilton descrive lo Shangri-La, ossia un luogo immaginario e paradisiaco, prendendo proprio spunto dalle bellezze naturali della valle pakistana.

La straordinarietà di questo piccolo angolo di paradiso situato in un paese continuamente flagellato dalla povertà, dalla presenza di gruppi estremisti e caratterizzato da un sistema scolastico che spesso non consente libero accesso alle donne, risiede anche in un altro fattore.

Nella valle dell’Hunza, almeno i tre quarti delle persone che vi risiedono (senza distinzione di genere) hanno un grado di istruzione elevato rispetto al resto della popolazione del Pakistan, dove più della metà degli abitanti non sa né leggere né scrivere e dove milioni di ragazze non possono frequentare la scuola.

Quasi tutti i bambini che vivono nella valle dell’Hunza frequentano la scuola e nella maggior parte dei casi raggiungono un livello d’istruzione elevato, questo grazie alle loro famiglie che sono disposte a mandarli nelle scuole superiori dislocate nelle principali città del Pakistan, o perfino all’estero.

Secondo i numeri forniti dal quotidiano pakistano Dawn, il tasso di alfabetizzazione nella valle dell’Hunza si attesta intorno al 77 per cento. A Karimabad, capoluogo di Hunza, gli abitanti di età inferiore ai 30 anni sanno leggere e scrivere. Una situazione nettamente differente rispetto al resto del Pakistan, dove il tasso di alfabetizzazione nazionale si attesta intorno al 58 per cento, con una profonda disparità fra uomini e donne.

Un recente studio pubblicato dalla Banca Mondiale nel 2015, ha reso noto che il tasso di alfabetizzazione femminile in alcune parti della valle di Hunza aveva raggiunto il 90 per cento, contro il 5 per cento nel distretto di Diamer a circa cinque ore di distanza.

(Qui sotto alcuni scorci della Valle dell’Hunza. Credit: Reuters)

Nel resto del Pakistan, il livello di alfabetizzazione è basso e le condizioni del sistema scolastico nazionale sono disastrose per varie ragioni, in particolare per l’immobilismo del governo pakistano restio a stanziare finanziamenti da destinare all’istruzione.

A questo quadro si contrappone il sistema scolastico messo in piedi nella valle dell’Hunza che ha incrementato questa tendenza positiva alla scolarizzazione.

In gran parte gli sforzi sono da attribuire all’Agha Khan III, il sultano Muhammad Shah e poi a suo nipote, il principe Karim Al Husseini, filantropo miliardario che vive in Francia ed è conosciuto con il titolo onorifico di Agha Khan IV, leader spirituale degli ismailiti (l’ismailismo è una corrente dell’islam sciita) e importante benefattore della valle dell’Hunza.

Tante famiglie che vivono a Hunza sono dell’avviso che i loro figli (senza alcuna distinzione di genere) debbano andare a scuola. Quasi tutti i nuclei familiari possiedono un piccolo appezzamento di terreno.

Questo relativo benessere incentivato anche dalle protezioni esterne ha permesso alla popolazione della valle di Hunza di diventare un baluardo contro l’estremismo islamico, nonostante la sua relativa vicinanza alle roccaforti di numerosi gruppi tribali in Pakistan e nel Kashmir, una regione contesa con la vicina India.

“Qui possiamo studiare, abbiamo le strutture adeguate e non c’è il terrorismo”, ha raccontato al Washington Post, Haider Alì, che osserva i suoi compagni giocare a calcio con il sole che tramonta dietro il monte Rakaposhi.

Ma nella valle dell’Hunza non tutto è così perfetto: la regione registra periodicamente un deficit di energia elettrica, costringendo i residenti a tenere le luci spente per giorni interi. L’industria del turismo, una volta vibrante e vitale, è crollata dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.

Inoltre, la deforestazione ha portato a una carenza di legna da ardere e ciò ha costretto numerose famiglie a stringersi in una stanza per riscaldarsi, quando le temperature invernali scendono sotto gli zero gradi.

Alcuni leader locali hanno espresso la preoccupazione che la comunità sia diventata troppo dipendente da organizzazioni di beneficenza e corrano il rischio di diventare vulnerabili nel momento in cui gli aiuti e i finanziamenti vengano meno.

– Chi sono gli abitanti della valle dell’Hunza

Più del 90 per cento dei residenti di Karimabad, capoluogo della valle dell’Hunza, sono sciiti ismailiti musulmani e appartengono a una delle sette più moderate di fede islamica. Sono seguaci della famiglia Khan, alla quale va il merito di aver introdotto un sistema scolastico efficiente.

“Quando frequentavo la scuola, pochi parlavano l’inglese”, ha raccontato Jared Ali, 41 anni, responsabile di una catena alberghiera locale. “Ora tutti lo parlano fluentemente”.

Una scuola di primo piano a Karimabad sponsorizzata dal governo giapponese è l’Hasegawa Memorial Public School, che forgia “cittadini globali con un orientamento etico e cosmopolita capace di sopravvivere in ogni angolo del mondo”. Gli studenti e gli insegnanti sono incoraggiati a discutere di questioni delicate, anche quelle che sfidano alcuni insegnamenti islamici, ha detto Nazim Aman, preside della scuola.

(Qui sotto le studentesse dell’Hasegawa Memorial Public School, nella valle dell’Hunza. Credit: Twitter)

– Un sistema scolastico che funziona

Nella prima metà del Ventesimo secolo, l’Agha Khan III aveva convinto i governanti della regione di Hunza a educare il popolo. Nel 1946 sorsero sedici scuole, a cui fece seguito la decisione del governo pakistano di incentivare l’apertura di altre scuole pubbliche nelle aree a nord del Pakistan, compresa la valle dell’Hunza.

L’opera proseguì sotto il nipote, l’Agha Khan IV che nel 1983 introdusse l’Academy, una scuola di alta qualità (che comprendeva anche dei dormitori) esclusivamente per le ragazze che vivevano nella valle dell’Hunza. Tuttavia, il processo s’intensificò a partire dai primi anni Novanta, quando il governo locale decise di creare delle scuole comunitarie nella valle.

Il più importante fu l’istituto al-Amin Model di Gulmit, che permetteva alle famiglie degli studenti di partecipare personalmente alle lezioni. Un ulteriore slancio alla formazione scolastica nella regione venne impartita con la fondazione dell’Università di Karakoram a Gilgit, che incoraggiava un’istruzione a livello universale attraverso lo stanziamento di borse di studio.

Recentemente l’Agha Khan IV ha finanziato iniziative economiche nel settore agricolo e in altri ambiti attraverso il Khan Development Network. “Sembra che ci sia una sorta di urgenza in termini di istruzione e formazione”, ha dichiarati Shahid Siddiqui, direttore del centro per le scienze umane e sociali presso la facoltà di economia di Lahore.

Siddiqui ha spiegato che spesso le possibilità limitate di istruzione superiore nella valle spingono le famiglie a mandare i loro figli, ragazzi e ragazze, nelle grandi città come Karachi, Lahore, Peshawar e Islamabad, al fine di ottenere un’istruzione di qualità.

“L’accesso all’istruzione garantita anche per le ragazze appiana senza dubbio la distinzione di genere. A Hunza, le donne passeggiano nei bazar anche dopo il tramonto, senza alcun parente maschio al fianco. E nessuno osa battere ciglio. Le donne sono diventate parte integrante dell’economia della regione”, ha concluso Siddiqui.

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